Settembre in Santa Chiara: riemergono dall'oblio il volto e la storia del partigiano nocese Francesco D’Onghia

09 28 SettembreinSantaChiaraFrancescoDonghia 26NOCI (Bari) - Si è tenuto lo scorso 26 settembre, all’interno del Chiostro delle Clarisse, il quarto e penultimo appuntamento con il ciclo di conversazioni storiche “Settembre in Santa Chiara”. Il tema della serata ha riguardato il ruolo dei pugliesi nella guerra di liberazione, con particolare attenzione all’impegno del partigiano nocese Francesco D’Onghia, fucilato dai nazi fascisti in quel di Sanremo. La figura di questo giovane ventiduenne che ha perseguito a costo della vita il suo ideale di libertà, è emersa dall’oblio grazie alle ricerche condotte parallelamente dal direttore della Biblioteca Comunale, Giuseppe Basile e della pronipote Marica D'Aprile. Dopo 75 anni quindi, il partigiano "Franz" è ritornato virtualmente nella sua Noci e tra la sua gente, mostrando il suo volto e raccontando la sua storia.

09 28 SettembreinSantaChiaraFrancescoDonghia 31E’ stato l’avvocato Josè Mottola, presidente del Centro Culturale “Giuseppe Albanese” a porgere l’iniziale indirizzo di saluto. Successivamente, il professor Raffaele Pellegrino, docente nei licei e ricercatore IPSAIC, ha illustrato in maniera brillante ed esaustiva la complessa e caotica situazione venutasi a creare all’indomani del fatidico 8 settembre. Alla vera e propria "morte dell'esercito" e al marasma totale, si contrappone  un desiderio di libertà che germoglia nei cuori di molti giovani, con la stessa spontaneità con cui fioriscono i boccioli. Immediatamente dopo la Sicilia, la nostra Puglia è tra le regioni del Sud con il maggior numero di partigiani fucilati, deportati o caduti in combattimento. Gli originari della provincia di Bari che perseguirono appassionatamente la lotta di liberazione, furono oltre 500. Molte di queste storie sono più o meno note, altre, ancora avvolte dall’oblio. Purtroppo, alcuni importanti tasselli di storia finiscono con il perdersi se non c’è nessuno che si impegna a raccoglierli e ad incastrarli tra loro. Anche la storia del partigiano nocese Francesco D’Onghia (nome di battaglia “Franz) correva il rischio di stazionare eternamente nel dimenticatoio. La sua pronipote Marica però, armata di amore, di passione e di pazienza, si è immersa testardamente in una serie di ricerche che sembravano destinate a non aver seguito.

09 28 SettembreinSantaChiaraFrancescoDonghia 6“Sono partita dal quadro che la nonna materna aveva incorniciato al sommo di una porta, ricavato dall’unica fotografia esistente dello zio”- ha confessato Marica, specificando quanto fin da piccolissima, amasse restare per ore in contemplazione del volto dello sconosciuto soldato.
“Era per me un fortissimo ed inspiegabile richiamo, così iniziai a sommergere la nonna di domande. Lei si limitava a rispondermi che si trattava di un suo fratello (quindi di un mio zio) morto in guerra giovanissimo. Con il tatto e la delicatezza che vanno sempre usati commisuratamente alla tenerezza dell’età, cercava di distogliermi coinvolgendomi in giochi o altre attività”- ha proseguito.
Crescendo in età, crescono anche le domande, sia in numero che in complessità. Quando le sue insegnanti pronunciarono quindi  la parola “partigiano”, per Marica è automatico tornare con la mente a quel termine che in famiglia, qualcuno s'era lasciaso sfuggire. Si era evitato di approfondirne il significato rimandandolo al momento in cui sarebbe stato pienamente comprensibile. Parlando a cuore aperto con la nonna, la nipote la persuade a frugare tra le sue cose, convinta che possa emergere qualche altro tassello della storia dello zio Francesco. Spunta così una toccante lettera, proveniente da Taggia, con cui all'epoca, i commilitoni informarono la famiglia della dipartita compagno partigiano.
Il testo, pur scritto in tono enfatico e con quel velo di retorica in auge ai tempi, contiene una parola che non può essere certamente usata a sproposito: Eroe! Una parola scritta con la lettera maiuscola e indica certamente un titolo pienamente meritato.
“E’ caduto, colpito dal piombo del nemico nazi-fascista, dopo lunghi giorni di prigionia, sopportati con uno stoicismo tale, che il nemico stesso dovette ammettere di aver giustiziato un Eroe”- recita infatti lo stralcio più significativo della lettera.

09 28 SettembreinSantaChiaraFrancescoDonghia 14Ancor più decisa ad onorare la memoria dello zio ricostruendo la sua storia, la pronipote non si ferma e prosegue le sue ricerche, che assumono quasi i connotati di una partita di ping pong: un’istituzione la rimanda all’altra, in un peregrinare che si rivela infruttuoso. E’  con la sezione ANPI di Sanremo “Gian Cristiano Pesavento”, che si riesce a trovare il “bandolo della matassa”. La pronipote inizia una fittissima corrispondenza con la presidente Amelia Narciso.

La stessa Marica l’ha definita “Una corrispondenza carica dal punto di vista emotivo che mi sorprendeva mail dopo mail! Ringrazierò Amelia finchè avrò vita!”. La sezione ANPI “Gian Cristiano Pesavento”, risulta essere quindi la chiave giusta, quella che permette di estrarre dallo scrigno dell’oblio tutti i dettagli (alcuni molto drammatici) della storia di “Franz”, dal nome di battaglia al luogo di sepoltura.

“Continuavano a ripetermi di fermarmi, perché le mie ricerche non avrebbero mai potuto avere un seguito, data la frammentarietà e l’imprecisione delle informazioni in mio possesso. Avevano perfino sbagliato a scrivere il nome dello zio (“Donchio” al posto di D’Onghia”).
Io però, non ho voluto ascoltare nessuno: ho proseguito per la mia strada convinta del fatto che la storia non si cancelli, ci vuole solo la pazienza di scavare a fondo e di trovare i documenti a cui attingere,appoggiandosi a qualcuno che possa validamente guidarci. Evidentemente devo aver ereditato la testardaggine dallo zio “Franz”-ha commentato Marica.
Immersa nei tentativi di recuperare quanto più materiale possibile, la ragazza ignorava però che su un binario parallelo, viaggiasse il direttore della Biblioteca Comunale Giuseppe Basile. Egli stava infatti conducendo per proprio conto delle ricerche nell’ambito di una rubrica concernente la toponomastica nocese.

09 28 SettembreinSantaChiaraFrancescoDonghia 2A Francesco D’Oghia, viene intitolata nel 1984 una strada di Noci, nello specifico l’ultima traversa di via Tommaso Siciliani, prima dell’ingresso al parco giochi. Un nome ed un cognome che fino a non molto tempo fa, non dicevano nulla a nessuno, dato che sulla targa non è stata mai apposta la dicitura “partigiano”.
E’ stato proprio Giuseppe Basile, ad illustrare con l’ausilio di significative slide, i risultati delle ricerche che lui e la pronipote del partigiano Franz hanno condotto parallelamente e poi incrociato.
Francesco D’Onghia nasce a Noci, il 1 febbraio del 1923 in una numerosa famiglia di contadini. La tipica famiglia dell’epoca con pochi soldi ma con moltissimi valori. Nel novembre del 1942, contrae matrimonio con una ragazza di Valsinni (un piccolo comune della Basilicata)
La chiamata alle armi giungerà solo sei mesi più tardi, il 13 maggio del 1943. Dopo lo sbandamento generale dell’8 settembre, Francesco avrebbe potuto benissimo “darsi alla macchia” (come fecero effettivamente tanti militari) e tornarsene a casa. Ma i suoi ideali lo spingono invece a combattere ancora più attivamente per la Patria, schierandosi a favore della libertà e contro il nazi fascismo. Dal 18 giugno 1944 Francesco entra quindi a far parte delle formazioni partigiane a Imperia nella 1. Zona Ligure, II Divisione Garibaldi “F. Cascione”, IV Brigata “E. Guerrini”, III Battaglione, assumendo il nome di battaglia di FRANZ. Il 24 gennaio 1945 durante uno scontro con i nazi-fascisti Franz, è catturato presso Pompeiana (Imperia) e sottoposto invano a torture perché fornisca informazioni sui suoi compagni garibaldini. Le sue labbra restano però serrate: non ha il coraggio di destinare a morte certa quelli che per lui erano probabilmente diventati amici, più che semplici commilitoni. Molti di essi erano padri di figli molto piccoli, o avevano lasciato a casa una moglie in attesa: Franz preferisce la sua alla loro morte. 

Andando 09 28 SettembreinSantaChiaraFrancescoDonghia 24stoicamente incontro al suo destino, il giovane ventiduenne viene quindi fucilato a Sanremo, nei pressi di Villa Junia, (precisamente in Corso Inglesi), assieme al partigiano Renato Borgogno (Caminito) e al civile Polizzi Silvestro e i loro corpi finiscono in una fossa comune. Toccante la testimonianza del partigiano Luigi Laura, raccolta da Gian Cristiano Pesavento: “… “A proposito del Donchio Francesco (si riferisce ovviamente al D’Onghia), invece, risulta essere sicuro che questi era privo di una mano. Così gli aguzzini gli strapparono i vestiti finché il moncherino non fosse scoperto e su quel moncherino infierirono con una frusta (forse una di quelle contenute nel Museo)”

Da questo infierire su chi in quel momento era indifeso, perchè già gravemente ferito in un precedente scontro e provato dalla prigionia, si evince tutta la brutalità a cui parte del genere umano è stato capace di abbassarsi. Una brutalità che non è però riuscita nell’intento di cancellare quel volto dai tratti delicati tipici di chi è poco più di un fanciullo. Non è stata cancellata soprattutto la storia che si cela dietro quel volto, una storia di coraggio che ancora oggi può essere d’esempio.
Come r09 28 SettembreinSantaChiaraFrancescoDonghia 19ibadito sia dalla pronipote di Franz che dal professor Pellegrino, possiamo essere tutti partigiani! Lo diventiamo nel momento in cui prendiamo posizione contro tutto ciò che avvertiamo come ingiusto; nel momento in cui decidiamo di non scegliere la strada dell’indifferenza. Le spoglie del partigiano Franz riposano nell'ossario comune dei caduti di Sanremo.

Una delle due lapidi è stata integrata nel 2017 con una lastra di marmo recante il suo nome, riportato anche in una edicola con lapide commemorativa in marmo situata proprio presso villa Junia. Qui, nel luogo esatto della fucilazione,l'ANPI commemora ogni anno i caduti.

09 28 SettembreinSantaChiaraFrancescoDonghia 27E’ stata Marica a concludere la serata, declamando alcuni brevi versi dedicati alla memoria del prozio. Da essi traspare quanto sia forte il legame che li unisce, sebbene non abbiamo mai potuto conoscersi. La ragazza, che ha sempre avvertito come suo il “partigiano sangue” versato dallo zio, ha salutato i presenti con un appello rivolto soprattutto ai giovani studenti:"Vi prego, smettete di guardare alla storia come a un qualcosa di polveroso, pesante e noioso. La storia è attiva, viva, dinamica. Chi ha ancora in vita nonni o zii che sono stati testimoni di una parte importante di storia, si ritenga fortunato e approfitti dei loro racconti registrando o prendendo appunti. Se scavate a mani nude nel terreno della storia, potrete trovare veramente importanti tesori!”.

L’emozionante serata, è stata a nostro avviso la testimonianza di come la storia non possa certamente prescindere dalla ricerca e dai documenti, ma risulterà sempre una storia "mutilata" se non la si farà mettendoci anche un pò di cuore.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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