Giuseppe Di Vagno a novant'anni dalla morte

12-13-di-vagno-serataNOCI (Bari) - Giovedì 13 dicembre Noci ha ricordato i novant'anni dalla morte di Giuseppe Di Vagno, parlamentare socialista ucciso nel settembre 1921 da un gruppo di 19 giovani fascisti a Mola di Bari. L'evento patrocinato dal Comune di Noci, socio della Fondazione Di Vagno, ha visto la partecipazione di sindaco di Noci, Piero Liuzzi, del presidente della Fondazione Di Vagno, Gianvito Mastroleo, del ricercatore della Fondazione, Sabino De Nigris, del docente e ricercatore IPSAIC, Giulio Esposito, e del direttore IPSAIC, Vitantonio Leuzzi.

La serata svoltasi nel Chiostro di San Domenico è stata l'occasione per la presentazione del volume "Il Processo Di Vagno. Un delitto impunito dal fascismo alla democrazia" (a cura della Fondazione Di Vagno, Roma, Camera dei Deputati, 2011). Tutta la presentazione si è incentrata sulla non punibilità degli esecutori materiali del delitto Di Vagno, per ben due volte amnistiati, una volta sotto il regime mussoliniano nel 1923 ed un'altra agli albori della Repubblica italiana nel 1947.

Il sindaco Liuzzi ad apertura di serata ha ricordato il profondo legame tra Noci e la Fondazione concretizzatosi nella adesione al programma ed allo spirito della Fondazione che si batte per conservare la memoria del martire socialista. Dopo la parola è passata al presidente della Fondazione, avv. Mastroleo, che ha elogiato l'adesione del Comune di Noci agli ideali della Fondazione Di Vagno a rimarcare il legame di Noci al socialismo barese sin dal primo Novecento. AL termine del suo discorso Mastroleo ha ricordato le celebrazioni da poco concluse per i 120 anni del PSI e l'assegnazione del premio Amnesty International Italia edizione 2012 al cortometraggio promosso dalla Fondazione dal titolo "Lutto di civiltà".

La presentazione al pubblico della figura di Di Vagno è stata affidata a Sabino De Nigris, ricercatore della Fondazione, che ha tratteggiatola figura di Di Vagno sin dai suoi primi anni di formazione come semiconvittore al Seminario diocesano di Conversano fino alla laurea in giurisprudenza a Roma con il professor Enrico Ferri. De Nigris ha ricordato la convinta militanza socialista e la difesa dei contadini  che promosse nella sua attività politica come consigliere provinciale, oltre che consigliere e assessore a Conversano. Il successo di Di Vagno fu la conseguenza della sua capacità di rottura del fronte conservativo e di alleanza con le aree più progressiste della sinistra. Propagandista e difensore di contadini implicati in lotte sociali, era pragmatico e non massimalista. Portatore sano di un profondo amore per la libertà di espressione, sfuggì ad un primo attentato fascista il 30 maggio del 1921. De Nigris ha ricordato le sue battaglie per le Ferrovie Sud-Est, per le strade provinciali. Di Vagno partecipò alla prima guerra mondiale nella contraerei di Bari, pur essendo contrario alla violenza interclassista, e fu fatto rivedibile per problemi di udito. Era un borghese con un'anima socialista. Fu ucciso da 19 persone (12 minorenni e 7 maggiorenni) a Mola di Bari il 25 settembre 1921. I suoi assassini non furono mai condannati grazie a due amnistie: una fascista ed una repubblicana.

Sulla dimensione politica del martire socialista si è interrogato, invece, Giulio Esposito. “Di Vagno era intransigente o riformista?” – si è chiesto. In realtà il socialismo italiano “ha sempre respirato con due polmoni: quello parlamentare e quello massimalista”. In questo quadro importante fu la funzione riformista di Di Vagno, attento alla mediazione politica con le istituzioni liberali dell’epoca. Ma non è possibile ignorare l’influenza che ebbe su di lui Enrico Ferri, esponente della corrente intransigente. Non è un caso che nel 1912 iniziò una collaborazione con “La fiumana”, organo della Camera del Lavoro, mostrandosi nei suoi scritti un convinto intransigente. Esposito ricorda il legame di Di Vagno con Noci e con il sindaco socialista Vincenzo Guerra. A Noci Di Vagno terrà due memorabili comizi e nelle elezioni del 1921 otterrà un buon consenso: 1200 preferenze.  Esposito ha chiuso l'intervento sostenendo che il 25 settembre del 1921 non solo fu spezzata la vita di un uomo, ma anche l’emancipazione concreta del proletariato pugliese. 

Vitantonio Leuzzi invece ha provato a dare una spiegazione alla perdita di memoria storica su Di Vagno, fatto che non ha portato la vicenda ad assumere una dimensione nazionale. “Fondamentalmente – osserva Leuzzi – è assente la documentazione”. Ed inoltre il processo che seguì all’omicidio assolse gli esecutori per “fini nazionali”, facendone quasi degli eroi. l 19 ragazzi, di cui 12 minorenni, che assalirono Di Vagno a Mola di Bari avevano piena consapevolezza della situazione in cui si ritrovava l’Italia, ed inoltre erano stati educati al nazionalismo violento. Pertanto il fascismo ritenne di non punirli, convinto che avessero agito per il bene del Paese. Ma Di Vagno fu “ucciso” una seconda volta con l’amnistia concessa dall’Italia della Repubblica: l’omicidio venne giudicato preterintenzionale, non attribuendo agli esecutori una certa volontà di uccidere. Ma oggi sappiamo che la volontà omicida fu palese perchè i colpi erano diretti verso organi vitali. Leuzzi ha anche ricordato un altro esponente del sindacalismo nocese di fine Ottocento inizi Novecento, Francesco Paolo Cazzolla, il poeta ciabattino, martire del socialismo nocese morto nel 1917 presso il Manicomio di Nocera Inferiore (SA).

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