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02 16 coldirettiMOTTOLA (Taranto) - Continuano i sequestri quotidiani di latte e prodotti lattiero-caseari in Puglia. Pene ridicole per reati gravi, come la multa di 1000 euro comminata al responsabile di un’azienda di Bisceglie a cui i NAS hanno sequestrato 5000 litri di latte fresco ad alta qualità prodotti da un'azienda molisana, la cui scadenza era stata allungata sino a due giorni da quella prescritta.

“E’ urgente l’accelerazione dell’iter del disegno di legge - ribadisce il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, anticipando numeri e storture del mercato lattiero-caseario contenute nel dossier in occasione della grande Assemblea degli allevatori a Mottola – sulle “nuove norme in materia di reati agroalimentari”, elaborato dalla commissione presieduta da Gian Carlo Caselli, magistrato e presidente del comitato scientifico dell’osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Al contempo va subordinata la concessione della licenza d’uso del Marchio ‘Prodotti di Puglia’ rilasciata dalla Regione Puglia ad una adeguata remunerazione del latte alla stalla pugliese, disponendo eventualmente la revoca di utilizzo del marchio nel caso di comportamenti non conformi dei caseifici ”. 

Intanto, dopo la ‘guerra del latte’ di novembre con cui è stata sventata la manovra al ribasso della multinazionale francese Lactalis, Coldiretti non ci sta a vedere mortificato il lavoro degli allevatori per colpa di alcuni caseifici locali che in maniera unilaterale  hanno deciso di ridurre il prezzo del latte alla stalla. “Sono inaccettabili le dinamiche secondo le quali – aggiunge Cantele - un litro di latte alla stalla costa nella migliore delle ipotesi 38 centesimi – stesso prezzo di 20 anni fa - e un litro di latte al consumo costa da euro 1,30 fino ad euro 1,60. La vera e unica indicizzazione di cui il comparto zootecnico ha bisogno è il vincolo indissolubile tra il prezzo del latte alla stalla e il costo di latte e formaggi che i consumatori acquistano nei negozi e nei supermercati”.

In altre parole gli allevatori devono vendere tre litri di latte per bersi un caffè al bar, quattro litri per un pacchetto di caramelle, quattro litri per una bottiglietta di acqua al bar e quasi 15 litri per un pacchetto di sigarette.

“Negli ultimi 3 mesi è stato fatto un primo passo concreto verso una reale valorizzazione dell’intera filiera del latte che non dobbiamo vanificare – è il monito del Vicepresidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini -  un risultato concreto della nostra protesta a favore degli allevamenti e dei prodotti Made in Italy. Si potranno aggiungere, poi, le risorse che le singole regioni vorranno stanziare per compartecipare al fondo di intervento straordinario della UE e sostenere così gli allevatori nelle rispettive realtà di riferimento. E’ una boccata di ossigeno alle imprese che si trovano in un grave momento di difficoltà, ma la battaglia della Coldiretti continua nelle sedi istituzionali per arrivare al più presto alla corretta identificazione dei prodotti che usano latte italiano con l’indicazione in etichetta, che impedisca di spacciare come Made in Italy il prodotto importato”.

In Puglia a fronte dei 1.939 allevamenti che producono 3,6 milioni di quintali di latte bovino, le importazioni di latte dall’estero raggiungono i 2,7 milioni di quintali e i 35mila quintali di prodotti semi-lavorati quali cagliate, caseine, caseinati e altro, utilizzati per fare prodotti lattiero-caseari che vengono, poi, ‘manipolati’ e trasformati in prodotti lattiero-caseari ‘Made in Puglia’. Per questo in soli 10 anni hanno chiuso circa 3.800 stalle, una agonia veloce e drammatica degli allevamenti, con un crollo pari ad oltre il 58% del patrimonio zootecnico pugliese. 

“Solo una busta di latte UHT su 4 venduta in Italia è prodotta con latte italiano. Oltre all’inganno a danno dei consumatori – ha spiegato il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – si tratta di concorrenza sleale nei confronti dei trasformatori che utilizzano esclusivamente latte fresco. Infatti, per produrre un chilogrammo di mozzarella si sostengono costi per il latte di almeno 3,5 euro/kg, per cui il prezzo al pubblico di un kg di mozzarella vaccina di qualità non dovrebbe essere inferiore ai 7,5/8 euro/kg. I consumi, pur in calo congiunturale, sono comunque buoni e la domanda del nostro mercato interno risponde ancora positivamente”.

La definizione di un parametro condiviso per l’indicizzazione del prezzo del latte è un passo avanti importante per ‘costruire’ un prezzo che sia sostenibile per gli allevatori e tenga conto di costi di produzione e prezzo al consumo. Il consiglio per i consumatori – continua Coldiretti Puglia - è di stare attenti ai prezzi di vendita dei prodotti.

Gli allevatori chiedono un adeguamento dei compensi in esecuzione della legge 91 del luglio 2015 che - sottolinea la Coldiretti -  impone che il prezzo del latte alla stalla riconosciuto agli allevatori debba commisurarsi ai costi medi di produzione che variano da 38 a 41 centesimi al litro.

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