Bilancio, Plantone: "Continuiamo a sostenere le fasce più deboli"

plantone vito consigliere 01COMUNICATO - Ogni volta che si discute di bilancio comunale bisognerebbe avere la capacità di contestualizzare il dibattito che ne deriva. Per farlo credo vadano illustrati con chiarezza i numeri, per poi fare le relative considerazioni politiche e smentire le banalità che tante volte ascoltiamo.
Partiamo da un primo dato, ovvero un totale di residui attivi al termine del 2018 di 2,5 milioni di euro. I residui attivi sono i mancati introiti che il Comune ha accumulato negli ultimi 4/5 anni, ovvero sono imposte e tasse che tanti nostri concittadini non hanno pagato. Nello specifico la tassa più evasa risulta la TARI con circa 1,8 milioni di euro, ovvero circa 400 mila euro annui. A seguire l’IMU per circa 381 mila euro e la vecchia TARSU con 279 mila euro. Tali mancati introiti dipendono da tante cose, ma certamente sono il segno, in molti casi, di una corposa difficoltà finanziaria delle famiglie e delle attività imprenditoriali di questo paese e (dobbiamo dircela tutta) in alcuni casi anche di una certa furbizia nel non pagare una tassa che è molto semplice evadere.

Questi mancati introiti non hanno però determinato una sospensione dei servizi (ad esempio del servizio di raccolta dei rifiuti) né una loro diminuzione in questi anni, ma solo una progressiva riduzione delle disponibilità di cassa per la gestione corrente del nostro Comune. Banalmente i servizi abbiamo continuato ad erogarli per tutti e per intero, pagandoli con i soldi che erano destinati ad altro.
Se ogni anno, quindi, devi impiegare 400/500 mila euro di cassa per sopperire il mancato introito della TARI, appare ovvio che avrai disponibilità finanziarie limitate per fare ogni altra cosa. Se si considera che sino ad oggi il nostro Comune ha incassato dall’addizionale IRPEF circa 750 mila euro, appare anche in questo caso evidente comprendere come più della metà di tale prelievo era poi in realtà destinato a coprire i mancati incassi della TARI.

A questo si aggiunga che dal 2012 al 2018 il fondo statale di riequilibrio, ovvero i trasferimenti dallo Stato centrale al nostro Comune, si sono progressivamente ridotti da circa 1,7 milioni di euro ai circa 718 mila euro di quest’anno. 1 milione di euro in meno che, anche in questo caso, non si è tradotto in tagli dei servizi o delle somme destinate al sostegno di molte famiglie, ma ovviamente in una contrazione di tante altre spese “meno necessarie”.

L’elenco dei mancati o minori introiti potrebbe essere ancora lungo se solo parlassimo, ad esempio, di IMU o della enorme contrazione dell’attività edilizia, con i conseguenti e pesanti effetti sulle casse comunali. Rispetto a questa situazione avremmo potuto ficcare la testa sotto la sabbia e raccontare di mirabolanti azioni di contrazione della spesa, di fatto però tagliando piuttosto le gambe a tutte le azioni ed obiettivi che ci siamo posti per il futuro di Noci, oppure smettendo di assicurare quel reale sostegno che oggi invece continuiamo a garantire a molte famiglie di nostri concittadini.Ogni anno il Comune corrisponde dai 200 ai 250 mila euro di rette per case di riposo e case protette per nostri concittadini in difficoltà, eroga circa 200 mila euro di contributi mensa per non aggravare il costo per le famiglie, contribuisce al soggiorno climatico per anziani che non possono permettersi una vacanza e al trasporto scolastico degli alunni, garantisce sostegni concreti alla genitorialità, alle madri sole, per i servizi domiciliari a favore degli anziani e dei disabili. In questi ultimi anni, complice la crisi che stiamo affrontando, tutti questi servizi hanno registrato un notevole incremento di richieste, a cui bisogna dare risposte concrete perché questo è il principale compito di un ente comunale. Basterebbe fare un salto nel palazzo comunale, il giovedì mattina, per rendersi conto della fila di persone che settimanalmente ha necessità di parlare con il Sindaco, per comprendere appunto la portata di questo fenomeno. È ovvio che l’opposizione reciti la sua parte, ma mi è parso strano che chi ha governato questo paese per tanti anni non abbia oggi la bontà e la onestà di raccontare la verità su questa manovra di bilancio, ovvero come questa manovra garantisca il mantenimento del nostro stato sociale (vera priorità per un Comune in questo momento storico), o ancora come ponga realmente le basi per un rilancio delle nostre politiche amministrative. Banalmente, ancora una volta, se non abbiamo soldi da investire possiamo scordarci tutti gli altisonanti programmi elettorali, e questo a prescindere da chi governa. La consapevolezza di dover assumerci la responsabilità di invertire la rotta, ci ha quindi condotto alla manovra di bilancio che abbiamo discusso in questi giorni. E’ vero, abbiamo incrementato dello 0,3% l’addizionale IRPEF, ma abbiamo lasciato invariata l’esenzione a 12 mila euro. La più alta della provincia di Bari.

Lo abbiamo fatto con la consapevolezza di trattare un argomento delicato. Ed allora abbiamo fatto moltissime simulazioni, consapevoli che bisognava trovare una soluzione che tutelasse i meno abbienti e assicurasse le risorse necessarie per non tagliare il cordone di protezione sociale costruito in questi anni intorno a molte nostre famiglie. Siamo partiti quindi da un dato: circa il 90% dei redditi dichiarati a Noci è sotto la soglia dei 28 mila euro. Abbiamo quindi provato a capire se una progressività dell’aliquota avrebbe consentito di raggiungere gli obiettivi che ci eravamo posti, ma avendo il 90% dei redditi tra zero e 28 mila euro e non potendo aumentare l’addizionale IRPEF oltre lo 0,8% (limite massimo imposto dallo Stato) per i redditi più alti, l’unico modo sarebbe stato ridurre la nostra fascia di esenzione da 12 mila euro a 8 mila euro.Per essere precisi, la fascia di esenzione a 12 mila euro consente a circa 6.700 persone nel nostro Comune (circa il 52,7%, di cui 2.800 lavoratori dipendenti e 2.000 pensionati) di non pagare addizionale IRPEF. Ridurre l’esenzione a 8 mila euro avrebbe significato ridurre a circa 5.300 gli esenti, con un incremento di 1.400 persone tassate con reddito tra 8 e 12 mila euro. Questa manovra avrebbe colpito 600 lavoratori dipendenti (presumibilmente giovani all’inizio della loro carriera lavorativa) e circa 580 pensionati. Politicamente ci è sembrata una scelta sbagliata e pertanto abbiamo optato per mantenere inalterata la soglia di esenzione ed incrementare dallo 0,5% allo 0,8% l’addizionale IRPEF per tutti. Questo si tradurrà, per le fasce di reddito più basse non esenti, in un incremento della tassazione di 3-4 euro al mese, ovvero 40-50 euro annui. Siamo consapevoli che si tratta pur sempre di un aggravio per le tasche dei cittadini, ma abbiamo ritenuto di chiedere questo piccolo contributo in più da restituire sotto forma di servizi essenziali per chi ha estremo bisogno del nostro aiuto.Sono somme che serviranno, però, anche per promuovere importanti investimenti. Abbiamo, ad esempio, bisogno di investire in risorse umane. Dal 2013 al 2017 il personale dipendente del nostro Comune si è ridotto da 72 a 61 unità, con una contrazione della spesa per il personale da circa 3 milioni di euro a circa 2,3 milioni di euro. Purtroppo, abbiamo perso, per pensionamento, molti dei responsabili di settore (la situazione si è aggravata nel 2018), perdendo quindi in qualità.

Abbiamo necessità di invertire la rotta anche su questo, perché altrimenti questa situazione continuerà a riflettersi su una minore capacità amministrativa del nostro paese. Abbiamo bisogno di investire in consulenza specialistica che ci consenta di cogliere le opportunità che la nuova progettazione europea pone in termini di promozione turistica, culturale e sociale dei territori. Occasioni che noi non possiamo permetterci di perdere e che devono vedere il coinvolgimento delle imprese e delle associazioni del territorio.Per non parlare poi degli investimenti, per circa 6,5 milioni, in edilizia scolastica che abbiamo in parte già effettuato e che ci apprestiamo a compiere, con importanti riflessi per l’economica del paese; o degli investimenti sul nostro centro storico che deve sempre più divenire punto di attrazione turistica e culturale; degli investimenti nel settore della protezione civile, efficientando il nostro sistema di pronto intervento; oppure la cura e l’attenzione alla manutenzione del verde pubblico e al miglioramento della viabilità cittadina. Lavoreremo anche per efficientare la nostra spesa pubblica, attraverso, ad esempio, una razionalizzazione dei plessi scolastici, ormai con disponibilità di spazi eccessivi rispetto al numero degli alunni.Non abbiamo quindi teorizzato su strampalate ricette economiche o su formule miracolose per incrementare le entrate comunali, cosa che, invece, abbiamo udito dai banchi della opposizione in Consiglio Comunale e nei giorni successivi sui profili social dei loro sodali. Abbiamo piuttosto continuato a puntare sulla vicinanza e sulla solidarietà, dando risposte concrete a bisogni altrettanto concreti.Altro che ordinaria amministrazione, piuttosto una piccola rivoluzione fatta di concretezza, coraggio e solidarietà, doti che appartengono da sempre alla cultura di questo Paese.

Vito Plantone

Segretario Circolo PD di Noci

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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