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ospedaledinociNOCI (Bari) - Ancora rivoluzioni per l’assistenza medica. Con una delibera regionale approvata lo scorso martedì 10 aprile, la Regione Puglia ha stabilito la chiusura di ben 39 strutture di primo intervento. La chiusura delle strutture dovrà essere effettiva a partire dal prossimo 1° maggio: in alcuni casi ci saranno postazioni del 118, in altri solo un’ambulanza o auto medica.

Con la presenza di questi punti al cittadino veniva concesso la possibilità di accedervi autonomamente, ma senza la possibilità di essere posto in osservazione o ricoverato. Ai sanitari il compito di stabilizzare il paziente che veniva poi trasferito nell’ospedale più vicino: con questa nuova rivoluzione ora il cittadino dovrà chiamare il 118 oppure andare in qualche pronto soccorso vicino. Saranno i numeri d’accesso a stabilire come saranno riconvertiti i Ppi.

Quelli che fino ad oggi hanno effettuato oltre seimila accessi (parliamo di Fasano, Terlizzi, Triggiano, Torremaggiore, Vico del Gargano, Vieste, Canosa, Trani, Ceglie Messapica, Mesagne, S. Pietro Vernotico, Grottaglie, Massafra e Statte) avranno una postazione medicalizzata del 118, ma tutti gli altri (tra questi Cisternino, Alberobello, Conversano, Gioia del Colle, Locorotondo, Mola di Bari e Noci) potranno disporre solo di una postazione mobile (un’ambulanza medicalizzata o un’auto medica o la cosiddetta “India”, auto solo con infermieri). In alcuni casi sono previste deroghe con una doppia unità mobile come, ad esempio, nelle città turistiche tipo Alberobello e Polignano ma solo dal 1° aprile al 30 settembre.

Interrogazione del M5S - Il Movimento 5 Stelle ha depositato un’interrogazione urgente a firma del consigliere Marco Galante, indirizzata al Presidente/ Assessore alla Sanità Emiliano per richiedere chiarimenti sulla Delibera di giunta approvata lo scorso 10 aprile che prevede la chiusura di numerosi Punti di Primo Intervento (PPI). “Come ormai da copione – dichiarano i consiglieri pentastellati – il Presidente Emiliano agisce solo sulla base dei dati numerici ed economici dettati dal Decreto Ministeriale n. 70, senza prendere neanche lontanamente in considerazione quelle che sono le reali esigenze del territorio. Leggendo la delibera - continuano - si evince chiaramente che si intende provvedere alla chiusura dei PPI pur non avendo ancora provveduto alla riorganizzazione del sistema di emergenza-urgenza, né al potenziamento dei servizi territoriali. Una situazione molto rischiosa per la salute dei cittadini, i quali saranno tutti costretti a recarsi appositamente nei Pronto Soccorso ancora esistenti”. 

Direzione Italia-Noi con l’Italia - I consiglieri regionali del Gruppo ‘Direzione Italia-Noi con l’Italia’ (Ignazio Zullo, Francesco Ventola, Luigi Manca e Renato Perrini) commentano la possibile decisione della giunta regionale. “Quando pensi che peggio non possa andare nella Sanità pugliese ecco che arriva l’ennesima mazzata: l’annuncio – che apprendiamo sempre dalla stampa – della chiusura di 39 Punti di Primo Intervento il 30 aprile prossimo. Si tratta di infliggere notevoli disagi ai cittadini dei Comuni interessati (17 nel Barese, tre nella Bat, cinque nel Brindisino, cinque sul Gargano, tre nel Salento e cinque nel Tarantino) che rimarranno totalmente privi, 365 su 365 giorni l’anno, di qualsiasi presidio sanitario e che dovranno chiamare il 118 o andare all’ospedale più vicino nel caso di malore. E se in alcuni territori si dovranno fare pochi chilometri per raggiungere il Pronto Soccorso dell’ospedale ci sono alcune località che sono talmente distanti da rischiare di mettere a repentaglio la stessa vita. Una decisione che andrà ad intasare maggiormente i Pronto Soccorso che già lavorano in condizioni di surplus e mancanza di personale. Senza contare che molte località sono turistiche, un esempio su tutti Vieste il cui Punto di Primo Intervento serviva un bacino di centinaia e centinaia di migliaia di turisti durante l’estate tenuto conto che il primo ospedale utile (per altro ecclesiastico) è San Giovanni Rotondo. Insomma, una Sanità pugliese con un Piano di Riordino Ospedaliero che ha tagliato reparti e posti letto e ai pugliesi è costato anche di più, una sanità periferica sempre più depauperata, liste di attesa che finiscono per scoraggiare anche a curarsi e un presidente che pretende di continuare a fare l’assessore alla Sanità, non capendo che è il primo responsabile di questo sfascio!”

Sinistra Italiana/Liberi e Uguali - Mino Borraccino, consigliere regionale di Sinistra Italiana/Liberi e Uguali. “La chiusura di 39 Punti di Primo Intervento su tutto il territorio regionale decisa ieri dalla Giunta rappresenta l’ennesimo durissimo colpo che, con un accanimento davvero incomprensibile e che meriterebbe certamente miglior sorte, Michele Emiliano infligge alla sanità pubblica pugliese.  La scure utilizzata ora dal governatore contro i PPI rappresenta, a mio parere, il punto di non ritorno per un sistema sanitario regionale già molto provato dai tagli operati in questi tre anni e mette seriamente a rischio il diritto alla salute costituzionalmente garantito a tutti i cittadini. Quel che amareggia è che questi ulteriori tagli vengono operati con la stessa arida e inconcludente logica ragionieristica adoperata per l’approvazione del Piano di Riordino Ospedaliero (per il quale Sinistra Italiana ha votato contro in Commissione, determinando la sua bocciatura), senza tenere in alcuna considerazione le reali esigenze di salute che emergono dal territorio. Tagli, tagli e ancora tagli alle strutture pubbliche: è solo questa la ricetta in politica sanitaria adottata dal governo regionale, priva di qualunque prospettiva strategica e finalizzata solo ad avvantaggiare il business della sanità privata che, infatti, non viene minimamente toccato dai vari interventi che si sono succeduti in questi anni. Purtroppo la chiusura di questi PPI determinerà su moltissimi territori (da Taranto dove la situazione è ormai fuori controllo, al Gargano che rischia di rimanere senza presidi sanitari come evidenziai già un anno fa nel corso di una affollata assemblea a Vieste) un ulteriore aggravio su pochi Pronto Soccorso ospedalieri che già sono costretti ad affrontare quotidianamente situazioni ben oltre ogni limite di tolleranza e che ora subiranno la ricaduta negativa di queste scellerate decisioni. Mi auguro che dinnanzi a questo scempio che si sta facendo della sanità pubblica su tutto il territorio regionale (e che noi denunciamo ormai da più di due anni) ci sia un moto di orgoglio da parte degli stessi settori della maggioranza che oggi sostengono il Presidente Emiliano affinché, con un atto di resipiscenza e di ravvedimento, possa essere radicalmente modificata questa infausta delibera approvata ieri. In caso contrario continueremo a batterci in tutte le sedi, in Consiglio regionale e in piazza, per contrastare un disegno finalizzato, evidentemente, a disarticolare l’assistenza sanitaria pubblica sul territorio per favorire solo quella privata. Noi, come Sinistra Italiana/Liberi e Uguali non ci stiamo e siamo convinti di avere dalla nostra parte la gran parte del popolo pugliese”.

Forza Italia - Nino Marmo, Forza Italia, componente della Commissione sanità. “Apprendiamo dalla stampa dell’approvazione della delibera di Giunta regionale con cui si stabilisce la chiusura dei Punti di Primo Intervento, strutturati a seguito delle chiusure degli ospedali degli ultimi anni. Il servizio dell’urgenza, quindi, pare che verrà garantito su tutto il territorio regionale solo dal 118 e dai pronto soccorsi. Ergo, chiedo l’audizione in Commissione Sanità del direttore del Dipartimento Ruscitti, visto che il presidente-assessore Emiliano come sempre non verrebbe, per un’informativa urgente e straordinaria al fine di conoscere, nel dettaglio, come si intende colmare la chiusura dei PPI, con quali ambulanze, come faranno i pronto soccorsi a sopportare il carico di lavoro e quali siano i criteri adottati. Un'audizione indispensabile che mi auguro venga convocata il prima possibile”.

PD - “La riconversione dei Punti di primo intervento (PPI) con più di sei mila accessi all’anno è decisione sbagliata che contrasterò per ottenere modifiche. Almeno per Brindisi: la rete che conosco meglio.” Lo dichiara Fabiano Amati presidente della commissione regionale bilancio, commentando la delibera “Rete di emergenza–urgenza territoriale. Modifica ed integrazione della Dgr. n. 1933/2016”. “Approfondirò la questione per gli altri territori provinciali, ma circa Brindisi posso assicurare che l’esecuzione della decisione rappresenterebbe un prevalente e ingovernabile carico sul Perrino di Brindisi. La mia opinione si fonda su tecnicismi forse noiosi e non su suggestioni di varia natura. Nell’anno 2017 in quattro PPI (Mesagne, Ceglie, San Pietro, Fasano e Cisternino) ci sono stati 31.183 accessi (in tre su quattro ben oltre 7.000 annui), con una percentuale media di trattamento e dimissioni del 95%: cioè curati e dimessi. Solo 1.364 sono stati invece trasferiti in ospedali per acuti, con accesso (evidentemente) attraverso il relativo Pronto soccorso. Lascio immaginare a tutti cosa avrebbe significato, prendendo i dati 2017, caricare i Pronto soccorso dei presidi per acuti di altri 29.819 pazienti e cosa significherebbe sfornite di PPI i Punti territoriali di assistenza (PTA) appena dotati di innovativi ospedali di comunità. Per questi essenziali e riassuntivi motivi auspico una pronta modifica della delibera, con criteri altamente scientifici, cioè fondati - come dice la stessa parola - sulla distinzione tra i diversi casi della realtà. Perché quando tutta l’erba si raccoglie in un unico fascio non c’è scienza e nemmeno amministrazione”.

La posizione di Emiliano - "La conversione dei Punti di Primo Intervento in postazioni medicalizzate è stata la conditio sine qua non attraverso la quale ci hanno approvato, ai tavoli romani, il piano di riordino ospedaliero. Se a fine 2018 i Ministeri dovessero riscontrare una inadempienza in tal senso, non è escluso che possano utilizzare la circostanza per mandarci, per un altro triennio, in Programma Operativo. Non solo. Non avremmo le premialità che invece ci spetterebbero. Ricordo che a fine 2015, ci hanno mandato in Programma Operativo per molto, molto, ma molto meno. E comunque la riconversione dei PPI è scritta e dettata dal DM70 e, mi preme dirlo e sottolinearlo, non comporta nessun nocumento per i cittadini in termini di assistenza sanitaria perché comunque i cittadini troveranno la loro risposta sul territorio, in alcuni casi, anche con l'auto medicalizzata che invece prima non era presente. Non cambia nulla. Stiamo solo razionalizzando le risorse".
Il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha commentato così la presentazione agli assessori, nel corso della penultima Giunta, di una proposta di delibera di riordino deii Punti di primo intervento, così come prevede il decreto ministeriale n.70 del 2015 laddove parla di riconversione dei Punti di Primo Intervento in Presidi Medicalizzati 118, presentazione effettuata dalla struttura tecnica dell'assessorato alle Politiche per la salute.
La riconversione dei PPI infatti è uno degli obblighi cui deve far fronte la Regione Puglia, essendo previsto dal Programma Operativo concordato dai Ministeri.
"La struttura tecnica – ha specificato Emiliano - ha illustrato la sua proposta in base allo stato dell'arte e alle predisposizioni elencate dal DM 70. Ora questa proposta sarà verificata con gli assessori e con i territori, prima di tutto con i sindaci, in un percorso di confronto e condivisione già iniziato nel 2017. Nel processo di condivisione degli interventi che caratterizza questa amministrazione – ha ribadito il Presidente – era importante illustrare lo stato di attuazione del riordino. Successivamente, e prossimamente quindi la delibera di riconversione dei PPI sarà ridiscussa in una giunta ordinaria".
"Non stiamo smantellando nulla e non stiamo tradendo nessuno – ha continuato Emiliano – dobbiamo attuare una riconversione che ci chiede il Ministero, sempre nell'ottica della messa in sicurezza i cittadini e nell'ottica di condivisione degli interventi con i territori. Ma ripeto, per i cittadini non cambia nulla.Dobbiamo imparare ad utilizzare meglio i presidid sul territorio e ricorrere alla emergenza urgenza solo per affrontare casi più gravi. Per i problemi di minore impatto non dobbiamo rivolgerci né al Pronto soccorso, né ai PPI. Si deve andare dai medici della continuità assistenziale, ovvreo presso i presidi territoriali che stiamo attrezzando e rafforzando. Tra l'altro il 70 per cento degli accessi ai Punti di primo intervento finora ha riguardato proprio i codici bianchi che, vorrei ricordare, da normativa del 2007 (la DGR 2289 del 29/12/2007 ndr) è un codice che va gestito dai medici di continuità assistenziale mentre i gialli e i rossi vanno gestiti dall'emergenza urgenza, quindi dal Pronto soccorso".

 

 

 

 

 

 

 

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