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11 08 clintontrumpNOCI (Bari) - Oggi, 8 novembre 2016, si terranno le elezioni presidenziali statunitensi, che vedranno opporsi il candidato repubblicano Donald Trump e la candidata democratica Hillary Clinton. Abbiamo chiesto ai politici nocesi su quale dei due fronti sono schierati. Ecco le opinioni di chi ha voluto rispondere alla nostra richiesta.

“Sicuramente sono entrambi candidati che non hanno avuto un consenso plebiscitario, come invece è quasi sempre accaduto. Pensiamo perciò in un alto astensionismo, che dovrebbe far molto riflettere entrambe le correnti.”
Orazio Colonna, Movimento 5 Stelle

“Abbiamo massimo rispetto dei popoli e della loro autodeterminazione. Le elezioni americane sono materia e diritto degli americani. Facciamo un in bocca al lupo ad entrambi i candidati e confidiamo che a elezioni finite, il vincente, di adoperi per il bene dei cittadini.”
Paolo Conforti, Nuovo Centrodestra - Area Popolare

“Gli USA hanno due pessimi candidati. E’ brutto da dire, ma nonostante entrambi i candidati abbiano problemi, anche seri, diventeranno presidenti del paese più importante del mondo. Da un lato Trump è impulsivo, e sono incerte le garanzie che potrebbe offrire al mondo. Dall’altro Clinton è un brutto esempio, non è un candidato affidabile. Sicuramente, in questo momento, la politica non sta dando quel buon esempio di equilibrio e rettitudine che è auspicabile: i candidati non dovrebbero avere scheletri nell’armadio. Queste elezioni saranno un colpo per la democrazia americana e allo stesso tempo per quella mondiale. Gli USA dovrebbero fare un passo indietro e rifare le primarie. Comunque vada sarà una sconfitta.”
Angela D’Onghia, Sottosegretaria all’istruzione

“Le ormai imminenti elezioni Usa per la scelta del Presidente, devo dire, non mi entusiasmano particolarmente. I profili politici dei due candidati e le conseguenze che la vittoria dell’uno o dell’altro potrebbero determinare sopratutto in politica estera mi consegnano un sentimento d’inquietudine.
Fossi cittadino statunitense sarei in serie difficoltà nella scelta del quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti. Partiamo da un presupposto, anzi da un dato di fatto: a prescindere dal profilo politico dei candidati, a vincere saranno sempre e comunque le oligarchie finanziarie che da sempre determinano i risultati delle elezioni Usa e le scelte di politica interna o estera del governo statunitense. Per tornare alle odierne elezioni presidenziali, non so quanto Clinton e Trump siano rappresentativi del popolo statunitense, ma sono di certo l’emblema di un impero economico che non è più tale. E che cede il passo alla Cina.Le grandi multinazionali, le grandi banche Americane, le élite urbane hanno scelto e sono schierate con Hillary Clinton che rappresenta l’America benestante. Clinton che è stata personaggio importante ed influente nelle scelte che il governo americano ha fatto in politica estera negli ultimi 15 anni. E la sua ipotetica vittoria, inoltre, credo possa aprire scenari preoccupanti (e che ci riguarderebbero da molto vicino) nei rapporti con la Russia e la Cina.Hillary Clinton rappresenta la continuità con l’esistente, rispetto al suo sfidante che appare una candidatura di rottura con l’esistente. Donald Trump vuole apparire un candidato anti sistema ma evidentemente è figlio del sistema che contesta o fa finte di contestare. Un nostrano Matteo Salvini elevato all’ennesima potenza. Un esempio eclatante di bullismo politico, Trump rappresenta a mio modo di vedere la più becera retorica populista che cerca consensi alimentando paura e guerra tra poveri. Al di la delle dichiarazione sulla costruzione di muri ai confini, insulti sessisti e a portatori di handicap, a commenti omofobi e razzisti, e alle bizzarre idee per far ripartire l’economia americana, Trump afferma di voler ridurre l’impegno americano oltre confine e investire quelle risorse per risollevare le sorti della classe media americana. Forse per questa ragione, per molti e per parte della working class rappresenta una sicurezza. Chiunque tra Trump e Clinton il prossimo 8 novembre dovesse vincere le elezioni presidenziali, c’è poco a mio parere, da essere sereni.Globalizzazione o protezionismo? Guerra o isolazionismo? Tra questo dovranno scegliere gli americani e io francamente non vorrei essere nei loro panni, anche se le conseguenze di questa scelta inevitabilmente interesseranno anche noi.”
Mariano Lippolis, Rifondazione Comunista

“Devo premettere che non trovo nei due un candidato perfetto, ideale per il ruolo strategico che ricoprono gli Stati Uniti nello scenario mondiale.
Dovendo indicare una preferenza dico Hillary Clinton per l'approccio moderato verso i problemi, per un maggior equilibrio dimostrato nella campagna elettorale e nella sua storia politica. Gli Stati Uniti hanno dimostrato di essere una grande democrazia basata su principi sani e forti che in parte non vedo in Trump. Nonostante qualche "difetto" l'elezione di Hillary Clinton sarebbe comunque una svolta storica che consoliderebbe il concetto di democrazia. La 1^ donna Presidente alla Casa Bianca.”
Stanislao Morea, (presidente del consiglio del Comune di Noci) Movimento IDEA

“Commentare le elezioni politiche di un altro paese è sempre una impresa complicata. Il sentimento popolare, le argomentazioni, i pregi e difetti dei singoli candidati vengono da noi visti con lo sguardo del curioso “disinteressato”.
Ma le presidenziali negli Stati Uniti sono sempre un’altra cosa. Troppo importanti per gli equilibri generali, troppo importanti per noi europei privi di una leadership internazionale veramente forte.
Con tali premesse non posso che sperare nella vittoria di Hillary Clinton. Hillary, che ha avuto il coraggio e la forza di attendere otto anni per ricandidarsi alla presidenza, può assicurare oggi continuità e oculatezza nella gestione della vita politica internazionale. Cosa che a noi interessa più di ogni altra.
Spaventa però, va detto, quanto verificatosi in queste presidenziali USA. Un reazionario, oligarca e misogino come Trump potrebbe seriamente conquistare la presidenza degli Stati Uniti, ributtandoci indietro di almeno 8 anni rispetto alla visione progressista, moderna e lungimirante di Obama. Tutto questo è stato reso possibile, sicuramente da alcuni errori di campagna elettorale della Clinton, ma che hanno trovato nella “moderna” idea del confronto web il proprio motore propulsivo. Molti commentatori parlano, infatti, di una campagna elettorale fisicamente piatta, puntata invece tutta sulla proiezione mediatica dei candidati. Insomma una campagna che non scalda i cuori, ma che ingrassa i social network.
Ecco, se devo cogliere un spunto di riflessione da questa campagna presidenziale statunitense, non posso che rammaricarmi di una deriva in tal senso, che apre anche molti interrogativi sul futuro dei nostri attuali modelli democratici e sulla partecipazione politica in particolare.
Anche per questo la vittoria di Hillary sarebbe importante, oltre che per superare il tabù della elezione di una donna alla presidenza degli Stati Uniti d’America: si aprirebbe, così, uno spiraglio di possibilità affinché questo avvenga anche in Italia.”
Vito Plantone, Partito Democratico

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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