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Movimento sardineCOMUNICATO - Roberto Morotti, Giulia Trappoloni, Andrea Garreffa.
Tre ragazzi di trentanni che invece di dormire, una notte pensano a come “salvare il mondo”.
Può sembrare il soggetto di un film di Spielbergh, invece è la genesi delle sardine, di quel movimento NON politico che sta dando filo da torcere a Matteo Salvini.

Ma perché “sardine”? Sono gli stessi autori a spiegarlo, perché volevano silenziosamente, come pesci, stare stretti stretti a dimostrare che la piazza non è leghista. Hanno iniziato con la loro piazza, quella di Bologna contestualmente alla manifestazione della Bergonzoni, candidata leghista alla prossime regionali in Emilia. Pian piano il movimento si è allargato e sempre più piazze d’Italia sono invase da migliaia di sardine.

"Nessuna bandiera, nessun partito, nessun insulto. Crea la tua sardina e partecipa alla prima rivoluzione ittica della storia", questo era il loro invito.
Ma era necessario oggi il movimento delle sardine?
“L’Italia è l’unico paese al mondo in cui si scende in piazza a protestare contro l’opposizione” si legge oggi su facebook. Forse è vero, di solito si manifesta contro il governo, non contro le opposizioni. Ma siamo sicuri che la Lega sia all’opposizione?
Stando alla stanza dei comandi si direbbe di sì, Salvini stesso ad ottobre ha fatto cadere il governo, anche se ad oggi non se n’è ancora reso conto o per lo meno capacitato.

Dopo il governo Giallo/Verde siamo passati dal governo Giallo/Rosso, già un governo dai toni più caldi rispetto al primo.
Ma Salvini non è scomparso, a parte la presenza costante sui tutti i social, compreso il nuovissimo TikTok, gode ancora di una fortissima stima da parte di molti italiani. Matteo Salvini ha lasciato dietro di se una scia populista molto forte.

Ecco qual è lo scopo delle Sardine: risvegliare una coscienza politica anti-populista.
Il messaggio delle sardine è chiaro: sfidare con la partecipazione civile, l’impegno in prima persona e la coscienza critica la retorica della comunicazione vuota. Senza insulti, né violenza.
Tornare a fare politica con la P maiuscola. Cioè quell’insieme di cose, di azioni, di pensieri che appartengono alla dimensione della vita comune, dello Stato del Cittadino insieme. Non ci dimentichiamo che ogni nostro gesto è “fare politica”. Gettare una carta nell’apposito contenitore è fare politica per l’ambiente, aiutare un vicino è fare politica sociale, insegnare ad essere liberi è fare politica.

Questo è l’obiettivo delle Sardine, tornare a fare politica dal basso. Criticare in maniera educata senza offese, ragionare.
Ed è proprio quest’aspetto che spaventa Salvini e la destra tutta, la capacità del popolo di tornare a ragionare.
Ne sono esempi la professoressa di Palermo sospesa per due settimane dall’ufficio scolastico provinciale per non aver «vigilato» sul lavoro di alcuni suoi studenti di 14 anni che, durante la Giornata della memoria, avevano presentato un video nel quale accostavano la promulgazione delle leggi razziali del 1938 al “decreto sicurezza” dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, e il professore di Fiorenzuolo D’Arda che minaccia di mettere l’insufficienza agli alunni che manifestano contro Salvini.

Per chi ha studiato un po’ di storia, basterà ricordare che durante il ventennio fascista ai giornali era proibito scrivere la verità circa la situazione politica e militare italiana, tutto doveva apparire rose e fiori. Tutto pur di non mettere in cattiva luce il governo.

A questo punto io direi SI, rispondendo alla prima domanda, le Sardine sono necessarie. Se servono a risvegliarci dal torpore in cui tutti eravamo caduti. SI, se con garbo ed educazione ci riportano sulla via del ragionamento.  Si, se ci ricordano che per fare politica occorre scendere nelle piazze a manifestare pacificamente, camminare tra la gente per ascoltarla. Siamo sempre più nascosti dietro le tastiere, incapaci di parlarci faccia a faccia. Facciamo politica con un post su facebook ma non ascoltiamo quello che pensano gli altri.

Si, sono necessarie se silenziosamente ci ricordano che nulla è perduto, che occorre resistere e che la rivoluzione si può ancora fare.
Si, in un paese libero e democratico sono indispensabili per ricordarci che abbiamo una coscienza critica ed ora di rimetterla in moto, per noi e per il nostro futuro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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