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Sabato, 23 Gennaio 2021 - 21:20

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04 8 DattomaCoronavirusNOCI (Bari) - Soffermiamoci un po’ su quello che è il nostro “vocabolario quotidiano” in questo periodo: ci accorgeremo che, oltre a “Coronavirus”, vi ricorrono costantemente termini come “ansia” e “stress”. E’ possibile vincere anche questi insidiosi nemici, alleati del Covid-19, che potrebbero sfociare in pericolose psicosi? La parola al Dott. Antonello D’Attoma, neurologo e dirigente presso la Asl di Bari, nonché scrittore e giornalista.

Non ha certo bisogno di presentazioni il Dott. Antonello D’Attoma, che con una grandissima esperienza in campo neurologico, fornisce preziosi consigli su come affrontare al meglio, dal punto di vista psicologico, questa situazione che inizia a diventare per tutti esasperante.
“E’ chiaro che ci troviamo di fronte ad una condizione mondiale mai vissuta prima; una condizione che non sta risparmiando nessun angolo della Terra e nessuna fascia d’età. Nessuno può dirsi immune, ed è questo che fa ovviamente crescere il senso di disagio”- afferma D’Attoma, convinto che la reclusione forzata in casa, il distanziamento sociale e il cambio drastico delle abitudini debbano costituire la spinta necessaria per trovare dentro di sé le energie necessarie a reagire. Pur in tutta la sua criticità, questo momento storico può costituire una possibilità di cambiare in meglio. D’Attoma spiega quali sono le categorie di persone che possono risentire maggiormente della permanenza forzata in casa: “Si tratta senza dubbio delle persone più “iperattive” (quelle abituate a ritmi di lavoro frenetici) ad avvertire maggiormente il peso di questa reclusione. A loro si aggiungono tutti coloro che sono purtroppo affetti da disturbi comportamentali derivanti da malattie psichiatriche o da demenza che non riescono a stare fermi anche per pochi secondi e per i quali muoversi, uscire di casa e girovagare rappresenta quasi una necessità vitale. E’ con loro che si incontreranno maggiori difficoltà nello spiegare la gravità della situazione, e quanto sia importante restare a casa. Vanno considerati poi anche quei soggetti affetti da patologie nervose di base, che mal sopportano la quotidianità in abitazioni piccole e scomode, situate magari in strade poco illuminate. Non vanno dimenticate poi quelle persone che vivono particolari situazioni familiari non proprio serene, dove il litigio è all’ordine del giorno. Per loro, uscire significa scappare momentaneamente dai problemi legati alla convivenza!"

Ma veniamo alla questione più importante: la gestione dell’ansia, una pericolosissima alleata del Covid-19. La strada che ci riporterà a riappropriarci della nostra normalità appare ancora in salita, e l’ansia può facilmente allungare i suoi artigli stringendoci nella sua morsa. Insonnia, irritabilità e depressione sono le manifestazioni cliniche più ricorrenti.
Secondo il Dott. D’Attoma, le risposte all’ansia possono essere individuali o farmacologiche. Quelle individuali sembrano essere le più efficaci, nonostante comportino il notevole sforzo di tirar fuori le risorse mentali e psichiche che ognuno ha dentro di sé. Si può farlo sfruttando la gran quantità di tempo a disposizione per dare sfogo ad una creatività che l’accavallarsi di impegni e la freneticità della vita quotidiana, avevano fino ad ora soffocato. Si possono rispolverare vecchie passioni come la lettura, la scrittura, la visione di nuovi e vecchi film, il ricamo, l’arte culinaria o il giardinaggio. Anche la religione e la fede rappresentano un valido aiuto nella gestione dell’ansia. Ciò che conta è far diventare proficuo un tempo che potrebbe apparire morto. Riguardo alla terapia farmacologica, D’Attoma è molto chiaro: “Si può ricorrere alla medicina naturale, con tisane o integratori che se opportunamente scelti, si rivelano efficaci. Là dove la situazione si presentasse più complicata dal punto di vista clinico, sarebbe opportuno ricorrere ad una vera e propria terapia farmacologica, che deve però opportunamente essere prescritta da un medico. Importante è scegliere sempre e comunque di curarsi, una volta acquisita la consapevolezza della gravità della situazione. La scelta contraria, potrebbe rivelarsi molto pericolosa!”. Messo psicologicamente a dura prova anche il personale medico, infermieristico e sociosanitario, da settimane in prima linea nelle corsie. Anche su questo punto, il Dott. D’Attoma è categorico, affermando che medici, infermieri e operatori sociosanitari tutti, potranno esprimersi al meglio solo quando saranno forniti tutti i dispositivi di protezione indispensabili per svolgere questo lavoro e quando non si sentiranno abbandonati dalla società e dalle istituzioni. A scatenare maggiormente l’ansia, è la costante paura del contagio da Covid-19. Secondo D’Attoma, il problema si pone maggiormente per quel che concerne le persone già affette da fobie o ipocondria già prima del dilagare della pandemia, e le cui condizioni sono notevolmente peggiorate. Il neurologo consiglia anche in questo caso di puntare sulle proprie risorse interiori o su tecniche di rilassamento e training autogeno (anche sulla base di diversi ed esaustivi tutorial recuperabili in rete). Solo se strettamente necessario e sotto prescrizione medica si può ricorrere ai farmaci. Per il resto, basta solo comportarsi da “bravi cittadini”, attenendosi scrupolosamente alle regole. Per quanto concerne il ritorno alla normalità, le tempistiche entro cui ciò avverrà e gli aspetti a cui si dovrà prestare maggior attenzione, il neurologo ritiene opportuno specificare cosa davvero si intende per normalità. Una graduale abolizione delle misure restrittive potrebbe già verificarsi entro 1 o 2 mesi, ma per il ritorno ai ritmi che scandivano la vita prima della pandemia, occorrerà molto più tempo. “Non è possibile fornire una risposta univoca riguardo al “come” ne verremo fuori. I modi e i tempi saranno infatti soggettivi. Conviene sin d’ora accettare l’idea di dover modificare molte cose per quel che concerne il nostro stile di vita. Le persone più motivate, che meglio sanno gestire le proprie risorse interiori, saranno immediatamente capaci di cogliere il buono in questa drammatica situazione che nessuno si aspettava, ma che purtroppo ci ha travolti, e che richiede di reagire nel modo migliore possibile”- spiega D’Attoma. Ci permettiamo di aggiungere che sarebbe bello e soprattutto utile se chi fosse in possesso di maggiore positività, di maggiori energie psichiche e mentali, ne facesse dono, sia pur a distanza, alle persone più fragili.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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