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NOCI24.it

Quotidiano on-line della città di Noci (Bari)

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0 lettera al giornale noci24LETTERE AL GIORNALE - Le elezioni amministrative scorse hanno prodotto, come ebbi occasione di scrivere, due vincitori e due sconfitti (il centro-sinistra espresse il sindaco mentre il centro-destra la maggioranza consiliare) generando, così, un “blocco” del sistema politico: il vuoto istituzionale fu colmato con un accordo programmatico che vide però il centro-destra mancare nella sua unità di schieramento. Sono stato sempre convinto che chi si sottrasse a quell’accordo abbia commesso un errore sia di valutazione del presente (il Paese non avrebbe sopportato una nuova gestione commissariale) sia soprattutto tattico (favorì un impegno governativo non contingente ).

Invero quella parte politica che salvaguardò l’autonomia delle proprie riflessioni non poteva non pretendere un accordo di legislatura per favorire sul lungo termine le necessarie meditazioni su una rinnovata strategia politica. Ma l’iniziativa politica di allora ci ha fornito la prova che a fronte di un ragionamento politico che pone le istituzioni al primo punto, le preclusioni sono superabili e i recinti valicabili, rendendo così il dibattito politico stimolante. Spettava alle forze politiche dare il giusto valore e significato  alle regole del gioco democratico di modo che esperienze nuove, pur se dettate dalla necessità, venissero custodite ed interpretate per scongiurare arrendevolezze ad elementi frenanti ( una mera politica di schieramento ). E’ da dire che un accordo programmatico è sempre un accordo politico,  certo in questo caso dettato dalla necessità, ma non si può disconoscere che questo Governo municipale realizza il massimo di possibile coesione delle forze politiche: questo è un dato politico. Non si può negare il peso estremamente rilevante che hanno le scelte, le alleanze anche forzate dal moto delle cose: ogni forza politica in esse, in quel preciso momento storico, si definisce.

E’ perciò motivo di stupore che la polemica politica si incentri su questioni che sono insite nelle cose piuttosto che suscitare il coraggio di rincorrere una politica costruttiva che prefiguri obiettivi rilevanti sia sul versante del rapporto con il Paese che sul riannodare i fili di una collaborazione la cui fisionomia politica non è estranea ad una tradizione politica che ha ricevuto nel passato, più volte, il mandato a governare. Quest’ultimo aspetto si tratteggia, nelle dichiarazioni di alcuni leaders, come linea indistinta, quasi nel rifiuto di analizzare esperienze storiche,che a torto o a ragione hanno cercato di incarnare finalità e aspirazioni di un Paese in affanno. Le ultime elezioni regionali hanno registrato ( dichiarazione del sen. Nicola Fusillo) la necessità che il centro-sinistra si attrezzi per rendere l’attuale alleanza governativa strategica, certo non impreziosendo – non era la sede - quella intuizione di una ragione politica fondante; credo che in realtà quella ragione, in presenza di una rinnovata frantumazione dello schieramento di destra, sia da collocarsi soltanto sul piano tattico evidenziando, al contempo, la insufficienza a misurarsi sui limiti di una tale politica; ma pur volendo evidenziare questo aspetto, credo che la mossa sarebbe stata di andare alle urne dopo un anno di governo che di sicuro avrebbe visto impreparate le altre forze politiche spianando la strada ad un secondo governo Nisi. Ciò non è stato e, quindi, scartiamola come ragione condizionante dell’attuale presente, il quale evidenzia una verità sconfortante: l’appiattimento delle forze politiche sulla dimensione amministrativa ha di molto affievolito i propositi di una stagione all’insegna del rinnovamento e della partecipazione.

L’attuale assetto istituzionale prefigurava, per ogni movimento politico, di navigare in mare aperto, contrastando timori, preoccupazioni che una fase nuova suscita. So bene che interpretare e definire questa tendenza di fondo abbisogna di partiti che elaborino contenuti politici, così come è illusorio che la dimensione amministrativa sopperisca a funzioni che le sono estranee. Chi poteva immaginare che la dialettica democratica, dopo le elezioni amministrative, si ritraesse a tal punto sin quasi a sparire? La vita democratica si è impoverita sino alla conseguenza di smarrire i punti di riferimento. E del resto lo sconforto si traduce in sofferenza nel constatare che nuove formazioni politiche che nella propria piattaforma politica esprimevano la liberazione dalla soffocante oppressione del potere si sono definite soltanto su quel versante. Vorrei ricordare che il significato di ogni partito o movimento politico non risiede preminentemente nelle alleanze che contrae o nella capacità di incarnare rappresentanza amministrativa ma nella consapevolezza che esso ha della sua natura.

Ogni forza politica per intaccare un sistema che si reputa anacronistico, inaccettabile deve riservarsi uno spazio nel quale esplicare la funzione di sintesi e guida politica. Nulla è più innaturale, più sconveniente, più dannoso per la dialettica politica che, nel richiedere le giuste sollecitazioni al corpo elettorale per coniugare sensibilità democratica con capacità di guida governativa, la cristallizzazione del potere lo si ammanti a sforzo solidale per dare il giusto senso all’attuale assetto istituzionale. Tale contesto concorre a suscitare individualismi politici che nel determinare figure gestionali intercambiabili, evidenzia la rigidezza della situazione, la mancanza nel contingente di alternative, l’assedio dell’indifferenza collettiva ad un Palazzo che manifesta stanchezza, nervosismo, incapacità nel proporre una sintesi politica e una mediazione sociale. Se non si intuisce tale verità non si inquadra nelle giuste coordinate la vicenda ultima del “rimpasto” che ha sopito una crisi amministrativa non più latente.

Pur sottolineando l’amara consolazione che la degradazione della nostra vita democratica non sia sfociata nel sacrificio  della coalizione di governo, non escludendo tuttavia contraccolpi nel breve termine, dato che gli irrigidimenti individuali in politica sono sempre reversibili, è da cogliere l’occasione di riflettere su un dato che non possiamo ritenere acquisito acriticamente: l’attuale formula politica è ancora rispondente alle attese della società locale? È punto di massimo equilibrio per garantire l’evoluzione del sistema politico? E’ illusorio pensare che, pur accordando la propria fiducia alla tesi  della necessità di un accordo politico che si presenta ancora alternativo a se stesso, prefigurare il superamento del tempo presente comporti non un’azione destabilizzante ma l’opportunità di dare risalto a ciò che si profila all’orizzonte? Il più delle volte chi governa si affida ad un istintivo bisogno di difesa: è sorretto ciò da una comprensibile riserva di umanità; ma si tratta di dare un significato politico ad un percorso che va considerato come tappa della nostra vita democratica, una fase transitoria, una specie di fase costituente che riconsiderasse le categorie Destra e Sinistra qui a Noci in funzione del perseguimento di una democrazia matura.

Colgo l’impressione che il modo di rappresentarsi di questa Amministrazione si inquadri in un giudizio pessimistico del tempo odierno, generando in tal modo impotenza nel dettare le coordinate del futuro. Certo, il problema della finanza pubblica non è di poco conto, (come non solidarizzare con la tesi del rappresentante della lista Sinistra), ma si tende a preservare gli elementi certi del quotidiano più che a condividere con i cittadini, in uno sforzo solidale, i vuoti di prospettiva che la situazione attuale offre. La nostra è una democrazia senza i partiti e forse viviamo una autarchia del governo municipale che rafforza una logica di potere che non era certo lo spirito che animava questa formula politica.  Non è da disconoscere lo spirito di sacrificio del sindaco Nisi e dei suoi collaboratori che operano in condizioni difficili, ma il venir meno della possibilità della società locale di partecipare alla elaborazione e al controllo della politica amministrativa pone l’attuale esperienza politica , complessa e contraddittoria, come elemento frenante di un sistema politico che abbisogna di porsi in una accettazione non passiva del futuro. In definitiva, oggi, non ci si può porre in uno spirito di obbedienza ad uno stato di necessità, ma di fare tutti con sano realismo e fecondità di pensiero, scelte appropriate per costruire un quadro politico che esalti il libero gioco delle forze politiche.  

Cenzo  Bruno

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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