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25 aprile 2021

04 24 marzabottoNOCI - Il 25 aprile è festa. Lo sanno tutti. Soprattutto gli studenti, perché quasi sempre è un giorno di vacanza. Quest’anno no, è domenica. Si chiama Festa della Liberazione. Ci sono delle cerimonie, delle parole e dei gesti che si ripetono tutti gli anni.  Ma noi pensiamo che molte persone, non solo ragazzi, non diano a questo evento la giusta importanza. Forse perché sembra un evento lontano. Anche per noi era un po’ così, fino a quando non abbiamo conosciuto alcuni fatti accaduti prima del 25 aprile 1945. 

La Seconda Guerra Mondiale, direte, lo sanno tutti!  Certo, la Guerra. Ma le nostre ricerche e le riflessioni dei giorni scorsi ci hanno fatto pensare in modo molto diverso a quella Guerra, alla Festa della Liberazione   ed ai fatti che si dice sempre di volere ricordare, ma che pochi hanno voglia di conoscere davvero. Ci ha molto impressionato scoprire quanto è stato brutto l’anno 1944 in Italia.  Fra i diversi episodi citati nel nostro manuale di Storia, abbiamo cercato informazioni e testimonianze su uno dei più gravi: la strage di Monte Sole, più nota come la strage di Marzabotto. Tutto quello che c’è da sapere si trova facilmente in Internet e non tocca a noi ripeterlo qui. Abbiamo pensato, invece, che può essere utile dire a tutti quali sentimenti ci hanno lasciato le cose che abbiamo scoperto.

Marzabotto, vicino Bologna, è il paese più importante, ma i fatti riguardarono diversi paesi della zona chiamata Monte Sole e si consumarono fra Il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944.

Prima di tutto ci hanno colpiti i numeri: oltre 800 morti, 216 bambini, 160 anziani. Anche bambini e anziani!

Qualcuno è sopravvissuto ed ha raccontato. Ecco il racconto di tre quarti d’ora di inferno: entrarono nella chiesa e iniziarono a sparare mirando in basso per uccidere i bambini; qualcuno si salvò, fingendosi morto sotto i corpi.

Abbiamo letto in altre testimonianze di persone che cercavano rifugio in tutti i luoghi possibili, ma che gli uomini in divisa trovavano e uccidevano. Abbiamo letto di irruzioni nelle case e di bambini strappati dalle braccia delle loro mamme.

Un nostro compagno ha scritto così: “Non sono ancora adulto e genitore, ma questo tipo di cose si può intuire dalle ciò che fanno per noi i nostri genitori”.

 “Mi sono messa nei panni dei bambini di circa 8/9 anni – scrive un’altra compagna- abbastanza grandi da capire che la morte era a loro vicina, ma non abbastanza grandi da capire il motivo di quanto stava accadendo, sicuramente saranno stati confusi, agitati, sicuramente avranno cercato riparo e sicurezza nei genitori che non hanno potuto proteggerli”.

Ma ciò che davvero ci è parso incredibile è sentire dal racconto dei sopravvissuti che gli uomini che irrompevano nelle case, che sparavano, che uccidevano anche vecchi e bambini indossavano le divise dei nazisti tedeschi e parlavano tedesco, ma fra di loro – raccontano i testimoni – c’ erano uomini che parlavano la lingua Italiana, con l’inflessione locale persino. Questo significa che erano Italiani.

Sapevamo già che cosa è una guerra civile, ma questa storia ci fa capire quanto possa essere orribile.

Per questo ne parliamo. Perché pensiamo che questo orrore non è scomparso per sempre. Perché abbiamo capito che ancora oggi c’è qualcosa che somiglia a quello che è accaduto, pensiamo che con armi diverse si fa ancora la Guerra Civile. Ne parliamo perché pensiamo che le Commemorazioni si facciano con una certa leggerezza.

Ne parliamo anche perché pensiamo che tanti non faranno ricerche, non leggeranno queste storie, perché  pensano di saperne abbastanza. Questi nostri pensieri sono un invito a farlo, invece.  Noi pensiamo che provare a saperne di più e ricordare è il migliore omaggio che possiamo fare ai bambini, agli anziani, alle donne e agli uomini di Monte Sole. 

“La nostra pietà per loro significhi che tutti gli uomini e le donne sappiano vigilare perché mai più il nazifascismo risorga” ( Lapide del cimitero di Casaglia )

I ragazzi della 3^ D S.S.Gallo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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