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0-lettera-al-giornale-noci24LETTERE AL GIORNALE - Nel dialogo manzoniano tra padre provinciale e conte zio, si giustifica il siluramento del battagliero Fra Cristoforo con l’intento di “sopire, troncare…troncare, sopire”. Era questo l’intento del sindaco in merito al concerto natalizio in salsa neoborbonica e tradizionalista? Forse no, stante la critica “tattica” da lui rivoltami nel suo comunicato di Capodanno, secondo cui avrei dato visibilità mediatica alla casa Borbone-Napoli, morta e sepolta.

 

Ora, se vero è che 153 anni fa quel regime assolutista fu sepolto dall’Unità dell’Italia liberale, è pur vero che oggi esso è esaltato con tesi ritenute dalla storiografia accademica farneticanti o subculturali, ma divulgate massicciamente da scrittori “sudisti” di successo dediti al patriottismo localista: costoro così agevolano il secessionismo nordista e alimentano la diseducazione seminata nel Sud  da quella dinastia, condannata dal magistero storico di Benedetto Croce.

Ciò premesso, il sindaco  non si dolga se gli aspetti inediti del concerto natalizio del 29 dicembre hanno avuto risonanza mediatica: questa ha gettato luce sul metodo di gestione politica del settore cultura, la cui responsabilità è tutta del sindaco non essendovi assessore al ramo. A ben vedere, è stata proprio la “cassa di risonanza” a convincere il sindaco a prendere posizione ufficiale sulle questioni da me sollevate con la lettera del 15 dicembre, in cui, a pro di “maggior trasparenza”,  gli chiedevo chiarimenti su quel concerto inserito tra gli eventi culturali di dicembre-gennaio, visto che nei manifesti affissi figurava, oltre a Comune e Chiesa Madre, il vecchio “sigillo di Stato”. Durante un paio di colloqui informali e finanche casuali, il sindaco diceva di essersi fidato anche dell’arciprete relativamente a quel concerto natalizio, posto a sua insaputa sotto l’insegna del vecchio regime; peraltro, il sindaco, sempre informalmente, prospettava la revoca del patrocinio comunale se non fosse stato rimosso quell’emblema dai manifesti, aggiungendo di aver “catechizzato” in tal senso l’organizzatore; ebbene, malgrado i  manifesti non siano stati ripuliti  (anzi, il sindaco ha pure lamentato l’ ”uso improprio” del suo nome come collaboratore dell’evento),  il patrocinio oneroso non è stato revocato: questo è il punto!

Comunque, la “cassa di risonanza” mediatica ha indotto il sindaco ad ammettere che c’è un problema di “maggior rigore nella concessione del patrocinio”. In effetti, la delibera di giunta n. 90 del 6 dicembre, dopo aver rilevato “l’importante ruolo” del “tessuto associativo del Comune” in tema di “promozione culturale”,  elenca nell’allegato B “gli eventi organizzati dalle Associazioni”: nove in tutto, ma solo per tre vengono citate le entità associative, mentre per il concerto del 29 dicembre e per gli altri non v’è traccia dell’entità associativa né del criterio di selezione. Insomma, con delibere simili si rischia di concedere patrocini senza discernere il grano dal loglio. Ecco perché, restando così le cose, non si potranno escludere manifesti del Comune con croci vandeane o uncinate (che hanno un nesso storico lungo con l’emblema borbonico e con altri simboli la cui radice sono intolleranza e oscurantismo, spinti fino alla segregazione o alla soppressione del diverso: per esempio, la stella gialla come distintivo ebraico obbligatorio non è invenzione del regime hitleriano, ma lontana filiazione del panno giallo imposto agli ebrei  nel 1555 dalla bolla Cum nimis absurdum di papa Paolo IV, con cui fu decisa la segregazione degli israeliti nel ghetto).  

In conclusione, la delibera 90/2013 ha svelato un metodo di impiego delle risorse comunali e di individuazione degli interlocutori culturali segnato da superficialità e fretta,  causate da carenze di indirizzo politico e programmazione culturale. Credo che al sindaco, persona ammodo, non manchi la capacità di far tesoro dell’esperienza per dare un colpo d’ala alla gestione del settore culturale, fondamentale per il progresso stante l’importanza delle abilità cognitive tra  i moderni indicatori di contesto.

José Mottola 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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