LETTERE AL GIORNALE - Gentilissimo Direttore, leggo la lettera del presidente del Centro Culturale G. Albanese di Noci nonché il Suo commento alla stessa e ritengo necessari alcuni chiarimenti. Al Comune di Noci è pervenuta, lo scorso settembre, una richiesta di patrocinio formulata dal Direttore del Coro per “l’evento musicale del 29 dicembre da tenersi nella Chiesa Parrocchiale di Maria SS della Natività.” Tale richiesta non presentava alcun simbolo o riferimento al vecchio regime assolutista borbonico.
Oltre al patrocinio, veniva anche richiesta la citazione del suddetto evento musicale nel programma delle manifestazioni per il periodo natalizio. Tutta l’organizzazione dell’evento, stampa delle locandine compresa, è stata curata dal Direttore del Coro. Sulle locandine apposte è apparso, all’insaputa di tutti, il sigillo di Stato del decaduto regime assolutista borbonico. L’Avvocato Mottola, che mi ha fatto rilevare tale circostanza, è stato testimone della telefonata con la quale ho fatto le rimostranze del caso al Direttore rendogli noto che, dove possibile, avremmo provveduto a cancellare tale sigillo dalle locandine e invitandolo a non riprodurlo su nessun altro materiale.
Ho presenziato al concerto, unitamente all’Arciprete Don Peppino Cito che ringrazio, per essere certo che durante lo stesso vi fosse solo l'esecuzione di musica sacra e così, di fatto, è stato. Sul programma della serata non era presente alcun sigillo. Quanto poi al fatto che sul medesimo programma sia io che don Peppino Cito fossimo individuati come “collaboratori” è del tutto evidente che nessuno dei due ha autorizzato l’uso del proprio nome e che quindi se ne sia fatto un uso improprio. Ritengo, tuttavia, più importanti alcune considerazioni generali e pertanto sorvolero' su quelle che riguardano la mia persona.
Quindi, come risulta evidente, il Comune e la Parrochia di Santa Maria della Nativita' non hanno inteso in nessuna misura ed in nessuno momento essere condividere spazi e dare visibilità al regime borbonico. Tuttavia, pur considerando utile il richiamo a maggiore rigore nella concessione del patrocinio del Comune, penso sia necessario sottolineare che trovo fuori luogo il paragone, proposto nella lettera dell'avv. Mottola, fra simboli storicamente più vicini e decisamente più traumatici, quali la croce celtica del regime nazista (simbolo tristemente noto a tutti e che evoca traumi profondi e recenti) e il simbolo utilizzato da queste malinconiche, e talvolta ridicole, associazioni che evocano regimi antichi e superati quali quello borbonico.
Personalmente, per essere chiari, mentre non condivido gli ideali di chi inneggia ad una ipotetica restaurazione del regno delle sue Sicilie, mi fanno orrore tutti coloro che ripensano e rivalutano gli ideali di un regime orribile, totalitario e disumano quale quello nazista. Le due realta' non si possono paragonare. Non a caso, l'uso della croce celtica e' vietato per legge. Infine, pur ritendo legittima la questione posta dall’Avv. Mottola, ritengo che la sua lettera abbia ottenuto un effetto boomerang: se l’intento di chi sostiene e si richiama agli ideali "borbonici" che vi sottendono, era quello di far parlare della questione ha ottenuto in fondo pubblicita' gratuita ed una cassa di risonanza proprio da chi sostiene di contrapporvisi. Questa lettera ha messo il megafono davanti a una voce flebile e debole seguendo la regola del "purche' se ne parli".
Ribadire l'estraneita' del Comune, che rappresento come primo cittadino, alla volontà di dare voce agli ideali borbonici non tornerò sull'argomento proprio per evitare di dare ulteriore forza a messaggi che ci sono estranei.
Domenico Nisi



















