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Il messaggio del Papa per la 49^ Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio 2016

L’8 dicembre 2015 – solennità dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria – Papa Francesco ha firmato il Messaggio per la 49^ Giornata Mondiale della Pace, che si celebra il 1° gennaio 2016. Il Messaggio è formato da nove densi paragrafi ed è corredato da ben ventinove note: questi dati, per così dire, estrinseci, sono, però, la spia di un accostamento analitico e puntuale al problema della pace, che viene interpretato con una grande visione teologico-sistematica, che verte sul contesto del cammino planetario della Chiesa universale. 

I due poli interpretativi dell’odiernità globale della vita del genere umano riguardano la piaga macrosociale dell’indifferenza e l’aspirazione delle popolazioni d’interi continenti alla pace sociale: questi due poli vengono investigati, da Papa Bergoglio, con un sano realismo critico e con una profetica fiducia nella speranza cristiana: speranza scolpita con le prime parole del Messaggio dove si dice che Dio non è indifferente! A Dio importa dell’umanità. Dio non l’abbandona (n.1)

Il primo polo della conquista della pace è uscrire dall’indifferenza generalizzata per impegnarsi doverosamente per l’instaurazione della “giustizia sociale”, soprattutto da parte dei fedeli laici e delle aggregazioni laicali (associazioni, movimenti, gruppi, centri, enti, ecc.): fedeli laici che non possono assolutamente abdicare alla responsabile partecipazione alla ‘politica’, ossia alla molteplice e vasta azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune (cf Christifideles laici n.42). La cosiddetta terza guerra mondiale a pezzi (cf n.2) esprime molto bene il concetto della mancanza di fraternità umana tra le persone di una stessa regione nazionale o mondiale: ciò evidenzia, senza ambiguità che ci sono, oggi nel mondo, miliardi di esseri umani a cui vengono negati i diritti umani, sia da parte di alcune famiglie dispotiche che comandano molte aree africane e asiatiche sia da parte di chi, legittimamente o illegittimamente, detiene il potere politico e pubblico. La deflagrazione delle forme di antiumanesimo che abitano il mondo contemporaneo esige un’inversione di tendenza la cui traduzione spirituale e morale è la conversione del cuore e di mentalità: conversione che soltanto la grazia dello Spirito del Risorto può offrire, attraverso l’annuncio della Parola di Dio e la missione salvifica della Chiesa di Cristo, intesa come popolo di Dio e come mistero di comunione-missionaria. La forza che proviene dai documenti del Concilio Vaticano II (1962-1965) – e segnatamente dalla dichiarazione Nostra aetate (sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane) e dalla Costituzione pastorale Gaudium et spes (sulla Chiesa nel mondo contemporaneo) – possono aiutare molto il dialogo interreligioso e il dialogo con le culture moderne: tale dialogo può, inoltre, essere alimentato e favorito dal Giubileo straordinario sulla misericordia, che dovrebbe far aprire il cuore di ogni persona umana ad incontrare gli altri cuori e soprattutto il cuore del Signore, che è mite e umile. La globalizzazione dell’indifferenza (cf n.3) va vinta, quindi, col rispetto della differenza e della diversità di ogni persona umana, che è unica, così come uniche sono le culture autoctone e nazionali: l’indifferenza sociale è la categoria morale che sintetizza l’indifferenza verso Dio, verso gli altri e verso il creato. Si tratta, dice il Santo Padre, di un’indifferenza miscelata dal materialismo pratico, dal relativismo culturale e dal nichilismo filosofico e aprioristico, chiuso alla Trascendenza (cf n.4) e, di conseguenza, chiuso alla speranza affidabile e alla solidarietà creativa. Ciò sta a significare che, per i cristiani – e innanzitutto per i cristiani laici – la Chiesa cattolica  si rende presente e operante nella storia per condurla interiormente e formalmente sui prati verdi, popolati dai fiori profumati. “La prima verità della Chiesa – afferma “il Papa venuto dalla fine del mondo” – è l’amore di Cristo” (n.5): verità che si concretizza nell’amore perché l’amore pasquale o eucaristico riconcilia l’uomo con sé stesso, con gli altri, col creato e con Dio (cf Laudato si’).

Il secondo polo della conquista della pace è, di conseguenza, la promozione di una cultura di solidarietà e di misericordia (cf n.6), di compassione e d’amore (cf n.7). La promozione di una cultura di solidarietà e di misericordia è, in breve, la promozione della cultura della prossimità: essere-con, essere-per, stare-vicino ai poveri, abitare-tra i miserabili, dicono la trasformazione graduale che gli uomini devono fare dall’essere cittadini all’essere fratelli e figli di un unico Padre. Senza fraternità cristiana, senza economia di comunione, senza finanza del dono, senza perdono nazionale e internazionale la pace è un’utopia e basta. Bisogna arrivare, invece, a formare un’educazione integrale e plenaria per inverare un nuovo umanesimo, volto a praticare la giustizia sociale, il bene comune e la carità cristiana. Se a ciascun uomo non viene assicurato ciò che gli è dovuto per il semplice fatto di essere uomo; se il bene comune non viene inteso come estensione del bene morale personale; se la carità non viene intesa come dono sincero di sé per amore di Dio, allora la pace iniziale, intermedia e finale sarà una chimera. La promozione di una cultura di compassione e d’amore è, inoltre e in breve come l’altra, la promozione della cultura della libertà e della liberazione: se nessuno rimuove le cause economiche e sociali che impediscono alle persone e ai fratelli di sviluppare la propria personalità allo scopo di partecipare alla vita familiare e pubblica, la logica conseguenza è che la pace non si potrà costruire o conquistare. La pace è  sì dono di Dio ma è affidato al genere umano e alla Chiesa: la pace, però, ha bisogno delle sue strutture fondative che sono la purificazione dell’interiorità,  dell’edificio del silenzio, dell’ossigeno della vita contemplativa e delle vertigini dell’unione mistica con la Trinità e con Maria, madre della pace. Il Papa argentino è molto fiducioso, comunque, dei giovani e della loro grinta nell’andare controcorrente. Egli così dice e conclude: “[…] vorrei mezionare i giovani che si uniscono per realizzare progetti di solidarietà, e tutti coloro che aprono le loro mani per aiutare il prossimo bisognoso nelle proprie città, nel proprio Paese o in altre regioni del mondo. Voglio ringraziare e incoraggiare tutti coloro che s’impegnano in azioni di questo genere, anche se non vengono pubblicizzate: la loro fame di sete di giustizia sarà saziata, la loro misericordia farà loro trovare misericordia e, in quanto operatori di pace, saranno chiamati figli di Dio (cf Mt 5,6-9)”.

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