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Il Papa incontra i ragazzi dell’Azione Cattolica Italiana per gli auguri natalizi

“Cari ragazzi, è sempre bello per me incontrarvi quando si avvicina il Natale, per scambiarci gli auguri. Grazie per la torta! Con affetto vi do il benvenuto  e, attraverso di voi, desidero inviare il mio saluto e il mio augurio natalizio e per il nuovo anno a tutti coloro che fanno parte dell’Azione Cattolica Ragazzi, o, come voi preferite chiamarla A.C.R”: con queste parole d’esordio (cf L’Osservatore Romano, 18.12.2015, 7), Papa Francesco ha incontrato, giovedì 17 dicembre 2015 (giorno del suo 79° compleanno), in Vaticano, i ragazzi dell’Azione Cattolica Italiana (ACI) per i tradizionali auguri natalizi che gli “acierrini” fanno al Santo Padre.

Il clima familiare di chi, nel nuovo popolo di Dio, è corresponsabile dell’essere e dell’agire della Chiesa non distoglie il Pontefice dal sottolineare l’originalità laicale dell’ACR che da oggetto è diventato, a partire dal primo statuto postconciliare (1969), soggetto di evangelizzazione: soggetto che, insieme ai dirigenti e alla comunione intima e immediata coi Pastori, si fa carico di essere missionario del Vangelo, in famiglia, a scuola e negli ambienti di vita. E’ in quest’orizzonte di discepolato attivo, propositivo e creativo che il Vescovo di Roma rileva che “Sono molti i bambini e i ragazzi che, grazie alla vostra Associazione, hanno la possibilità di conoscere più da vicino Gesù, e sono aiutati a vivere il Vangelo in famiglia, a scuola, in parrocchia, nello sport…Partecipando all’A.C.R. si sentono più coinvolti nella Chiesa, sentono che Gesù non è lontano, ma è vicino, in mezzo a noi, e questo dà tanta gioia! E così partecipate meglio al catechismo e alla Messa, imparate a leggere e seguire il Vangelo, e piano piano diventate anche voi missionari, cioè capaci di portare Gesù agli altri”. “Stare prima con Gesù per portarlo poi agli altri” è il programma della vocazione missionaria dell’ACR in Italia: si tratta, a differenza di altre esperienze laicali delle aggregazioni laicali che s’interessano dei ragazzi e dei preadolescenti (Agesci, Oratori, ecc.), di portare agli altri il Dio di Gesù Cristo, insieme al progetto pastorale delle parrocchie e delle diocesi poiché l’ACI non ha un suo progetto ma fa suo e s’inserisce nel progetto della Chiesa particolare di ogni diocesi italiana e, più in generale, negli orientamenti programmatici della Chiesa che è in Italia.

Viaggiando verso Teè lo slogan del cammino formativo e apostolico dell’ACR del nuovo anno: slogan che è in linea col programma della Chiesa “in uscita” verso i poveri e i  miserabili: slogan, ancora, che s’immedesima con le finalità e gli obiettivi dell’ Evangelii gaudium e dell’Anno Giubilare della misericordia. “Molto bello! – sottolinea il Papa – E’ vero: siamo tutti in viaggio verso il Signore, ma tanti non ci pensano! Invece voi volete vivere pienamente questo ‘viaggio’. Ma cosa significa ‘viaggiare verso il Signore?’ Significa percorrere la strada del bene, non quella del male, la strada del perdono, non quella della vendetta, la strada della pace, non quella della guerra, la strada della solidarietà, non la strada dell’egoismo”. Nella “bisaccia del pellegrino” gli “acierrini” sono chiamati, allora, a portare l’essenziale per donare gratuitamente una vita virtuosa e gioiosa, frutto dell’intimità spirituale con l’amore eucaristico e con la mistica orante: lo spartito missionario offerto dal Papa all’ACR ha una profonda intonazione francescana, tradotta, negli ultimi decenni, dal genio provvidenziale  di Teresa di Calcutta, che sarà canonizzata a giorni. Non rumori e basta, ma amicizia evangelica in abbondanza: è questo il segreto della semplicità efficace della grazia e dell’”umanizzazione del viaggio”.

Vincere l’egoismo e l’indifferenza per riconoscere la dignità umana di tutti i bambini e i preadolescenti che abitano il mondo: è questo, inoltre, il “mandato forte” che Papa Francesco propone all’ACR e alla grande famiglia dell’ACI, nata in Italia nel 1868 e che ha saputo formare intere generazioni di fedeli laici maturi nella vita della Chiesa e del Paese. “A questo proposito – precisa ‘il Vescovo venuto dalla fine del mondo’ – è molto buona l’iniziativa di carità che farete, con l’aiuto di Dio, in favore dei migranti nella diocesi di Agrigento. Il Signore benedica questo progetto, che darà una mano a quella comunità, impegnata in modo esemplare nell’accoglienza di tanti fratelli e sorelle che arrivano carichi di speranze ma anche di tante ferite e tante necessità, in cerca di pace e di pane”. Le opere di misericordia spirituale e corporale – tipiche dell’Anno Santo della Misericordia – non possono non essere prese in carico anche dai ragazzi dell’ACI: “Viaggiando verso Te” si traduce, quindi, in viaggiando con Te per donarTi a mio fratello e mia sorella che hanno bisogno di tutto e soprattutto di pace e di pane. Il messaggio è chiaro e fa capo al celebre brano matteano sul giudizio finale (Mt, 25,31-46) dove l’amore gratuito nei confronti del prossimo è la sostanza salvifica dello stesso amore verso Dio. L’ACR ha piena coscienza di quest’unico amore a due dimensioni: amore, comunque, che va praticano con esercizi di carità sul campo, avvalendosi della fantasia della Provvidenza e del discernimento fatto insieme alla Parola di Dio e del Magistero della Chiesa.

“Ieri – conclude il Santo Padre – nell’udienza mi è stato presentato dai genitori un bambino di colore, un bambino che avrà cinque mesi, e mi hanno detto: ‘E’ nato sul barcone al largo della Sicilia’…Tanti, tanti…Tanti bambini riescono ad arrivare, altri noi. E tutto quello che voi farete per questa gente è buono, grazie di farlo. Voi potete dare un contributo notevole a questa iniziativa, con il vostro entusiasmo e la vostra preghiera, che vi consiglio di accompagnare con qualche rinuncia, per condividere il necessario con altri ragazzi che ne sono privi”. Passare dalla cultura del superfluo alla cultura della condivisione dei beni e del denaro è l’ultimo passaggio significativo dell’allocuazione del Papa. Per la verità, oggi, anche in Italia, la grave crisi economico-finanziaria e la gravissima crisi dell’inoccupazione e della disoccupazione pone pesanti problemi per “arrivare alla fine del mese” perché i mezzi per l’acquisto di beni e servizi sono sempre più scarsi: ebbene, sperare contro ogni speranza è tipico della fede cristiana. E’ dalla fede che proviene la grazia per saper condividere non solo i beni ma anche la vita coi bambini più poveri che arrivano dall’Africa sulle coste della Sicilia: in questo senso, l’Azione Cattolica che è in Italia potrebbe favorire dei “gemellaggi diocesani” per  passare dal Vangelo annunciato e predicato al Vangelo testimoniato e vissuto.-

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