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LunedÌ, 3 Agosto 2020 - 11:38

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L’incontro tra Papa Francesco e  i devoti di san Pio da Pietrelcina

La preghiera muove il mondo e apre il cuore a Dio: è questo il punto focale del  discorso rivolto, sabato 6 febbraio 2016, ai devoti, quasi tutti fedeli laici,  di san Pio da Pietrelcina, in Piazza san Pietro, a Roma, da Papa Francesco (cf L’Osservatore Romano, 07.02.2016, 8). Il pellegrinaggio dei gruppi di preghiera di san Pio – inserito nella dinamica dell’Anno santo della misericordia – acquista diversi significati spirituali, morali e missionari, che il Santo Padre non ha mancato di mettere in luce.

“Possiamo proprio dire – esordisce Papa Bergoglio – che Padre Pio è stato un servitore della misericordia. Lo è stato a tempo pieno, praticando, talvolta fino allo sfinimento, l’’apostolato dell’ascolto’”: apostolato poco praticato nell’oggi della fede dove tutto sembra essere programmato e robotizzato da internet e dai suoi derivati. L’ascolto è, invece, una virtù trinitaria e mariana, che la Chiesa e i singoli cristiani dovrebbero praticare per far posto al grido di dolore che proviene dalla società frammentata, divisa, rissosa e rumorosa: soltanto una teologia superficiale e frettolosa attribuisce la “virtù dell’ascolto” esclusivamente al ministro ordinato della misericordia di Dio. L’ascolto, invece, è diventato, oggi, un atteggiamento e un comportamento tra traversa l’intero popolo di Dio, che è chiamato ad ascoltare, nel mondo travagliato e disperato dell’odiernità, la voce dell’uomo che non ha voce. In tal senso, la virtù laicale dell’ascolto del povero e del miserabile acquista un valore apostolico e missionario di grande rilevanza per “la nuova evangelizzazione” o la “ri-vangelizzazione” delle popolazioni d’antica tradizione cristiana, come l’Italia. Siccome, però, la Chiesa cattolica non è classista e razzista, ai fedeli laici spetta ascoltare la voce dell’uomo, di tutto l’uomo e di ogni uomo perché al Signore interessa tutto ciò che è umano: coniugi, figli, lavoratori, imprenditori, economisti, docenti, formatori, politici, esperti delle comunicazioni sociali, ecc.. La Chiesa deve ascoltare tutti perché oggi l’ascolto di tutte le persone è diventata una nuova opera di misericordia spirituale, di ampio respiro e utile per la comprensione degli eventi e per il discernimento degli interventi.

All’apostolato dell’ascolto, il Papa aggiunge l’ascesi della fede e dell’amore. Così, egli continua: “Penso ai gruppi di preghiera, che san Pio ha definito ‘focolai della fede e dell’amore’; non solo dei centri di ritrovo per stare bene con gli amici e consolarsi un po’, ma dei focolai di amore divino. Questo sono i gruppi di preghiera! La preghiera, infatti, è una vera e propria missione, che porta il fuoco dell’amore all’intera umanità. Padre Pio disse che ‘la preghiera è una forza che muove il mondo’”. Si tratta, cioè, dell’ascesi della fede, che parte dalla preghiera, ama Dio e il prossimo, e ritorna alla preghiera: la preghiera è missionaria soltanto quando ama Dio e il prossimo: certo, essa ha dei momenti intimi e di raccoglimento, di riassetto esistenziale e di riconciliazione con Dio, ma la sua verità ultima risiede della pratica missionaria ed evangelizzatrice della carità. Un amore senza preghiera è un amore ruvido, stentato, ripetitivo, conservatore: un amore con la preghiera è, invece, un amore abbellito, lieto, profumato, delizioso, contagioso, eccedente. Inoltre, quest’amore, oltre a comprendere la sua umanità creaturale, dev’essere un amore divino ovvero un amore testato su quello pasquale dove prende corpo la gratuità, la compassione e la condivisione di ciò che si ha e di ciò che si è. Per questo motivo, per essere missionario, l’amore divino va esercitato (=ascesi), purificato, affinato, perfezionato, santificato.

La preghiera continua il Santo Padre “E’ un dono di fede e di amore, un’intercessione di cui c’è bisogno come del pane. In una parola significa affidare: affidare la Chiesa, affidare le persone, affidare le situazioni al Padre…perché se ne prenda cura. Per questo la preghiera, come amava dire Padre Pio, è ‘la migliore arma che abbiamo, una chiave che apre il cuore di Dio”. Qui, l’affidamento incondizionato all’amore di Dio e del prossimo s’incrocia con la mistica dinamica di Padre Pio poiché la Santissima Trinità e la Madre di Dio hanno un cuore che unito al cuore dei “figli nel Figlio” aziona una bontà senza limiti, una fraternità gioiosa e una solidarietà orante, che si moltiplica grazie alla Provvidenza: quando si prega Dio col cuore sincero Dio risponde non solo allo stesso modo ma moltiplica, con la sua bontà, grazia su grazia ovvero salvezza su salvezza. Per entrare nel merito, triadologico della preghiera non c’è debbio che quella liturgica realizza ciò che dice poiché nel mistero della Parola e dell’Eucaristia si concentra, in modo mirabile, la grazia discendente e divina e la grazia ascendente e comunitaria: nella preghiera liturgica, cioè, il cuore di Dio si apre di più perché ascolta la lode della comunità cristiana. Il Signore, infatti, ci scruta e ci conosce e, soprattutto, sa ciò di cui abbiamo bisogno: il capolavoro orante della liturgia della Parola e dell’Eucaristia non solo apre il cuore di Dio ma apre anche il cuore dell’uomo affinché Dio abiti in esso e racconti le sue meraviglie dei cieli nuovi e delle terre nuove.

Infine, il Vescovo di Roma non manca di sottolineare la grande opera di misericordia corporale realizzata da san Pio con la costruzione della “Casa Sollievo della Sofferenza”. “Egli desiderò – conclude il Papa – che non fosse soltanto un eccellente ospedale, ma ‘un tempio di scienza e di preghiera’. Infatti, ‘Gli esseri umani necessitano sempre di qualcosa in più di una cura solo tecnicamente corretta. Hanno bisogno di umanità. Hanno bisogno dell’attenzione del cuore’ (Benedetto XVI, Deus caritas est 31). E’ tanto importante questo: curare la malattia ma soprattutto prendersi cura del malato”. La sinergia tra la scienza e la preghiera è una forma specifica della sinergia che nella vita dei fedeli laici ci deve essere tra azione e contemplazione, tra professionalità e spiritualità, tra la cura del malato e la cura dell’uomo. I gruppi di preghiera di san Pio da Pietrelcina entrano a far parte, quindi, della grande preghiera universale che, a vario titolo e in vari modi, il popolo di Dio e il popolo anonimo della speranza rivolgono al Creatore e al Salvatore: la certezza della verità di queste preghiere, che devono essere soprattutto di lode e di ringraziamento, è tutta nella persona e nella sostanza dell’Amore che è lo Spirito del Risorto. E’ Lui che prega con noi, per noi e a noi affinché anche noi ci lasciamo inondare dalla sua grazia e dal suo ossigeno salvifico.- 

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