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Domenica, 7 Giugno 2020 - 11:48

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Amoris laetitia è il nome dell’Esortazione apostolica postsinodale sull’amore nella famiglia di Papa Francesco: Esortazione datata 19 marzo 2016 e presentata ai cattolici di tutto il mondo l’8 aprile 2016 (cf L’Osseratore Romano, 9.4.2016, 4-7). Il nuovo documento pontificio – emanato sulla scia dei risultati dei Sinodi sulla famiglia del 2014 e del 2015 – è composto da 325 paragrafi, distinti da un’introduzione (§§ nn.1-7), da nove capitoli (§§ 8-325) e da una preghiera conclusiva (§ n.325). L’introduzione tratta della gioia dell’amore mentre i nove capitoli trattano, rispettivamente, dell’amore familiare alla luce della Parola di Dio; della realtà e delle sfide attuali delle famiglie; della vocazione della famiglia cristiana; dell’amore nel matrimonio cristiano; dell’amore cristiano che diventa fecondo; delle prospettive pastorali nell’oggi della fede e della storia; della necessità di rafforzare l’educazione cristiana dei figli; dell’accompagnare, del discernere e dell’integrare le fragilità matrimoniali nel nostro tempo e, infine, della spiritualità coniugale e familiare nell’odiernità.

In questa sede, non parleremo tanto  di alcuni “punti caldi” (=inculturazione della dottrina della Chiesa sull’amore familiare, nei diversi contesti culturali e storici; necessità morale di formarsi alla libertà di coscienza; curare i cosiddetti “matrimoni irregolari” e le sue conseguenze; considerare la sessualità come un dono di Dio; urgenza educativa nel prevenire i maltrattamenti domestici delle donne; rispettare le persone omosessuali e le lesbiche, senza, però, celebrare il matrimonio canonico; essere coerenti col principio dell’etica cristiana, secondo cui è sempre bene, tra due mali, scegliere il minore, usando perdono e misericordia) già noti agli addetti ai lavori e ai teologi cattolici.Ci soffermeremo, invece, su alcuni punti fermi del magistero del Concilio Vaticano II (cf Gaudium et spes nn.47-52), del Catechismo della Chiesa Cattolica (cf nn.1601-1666) e del Compendio della dottrina sociale della Chiesa (cf nn.209-254): punti trasfusi nell’Esortazione ed attualizzati dall’Amoris laetitia (AL).

Il primo punto fermo riguarda la realtà dell’amore che è principio e fine del matrimonio: quest’amore, quindi, non può essere effimero, sdolcinato e debole ma, dice Papa Francesco, dev’essere un amore forte (cf n.5). Ciò sta a dire, che, per celebrare un  matrimono autentico (anche civile), è necessario fondarlo sull’amore reciproco e arricchente dei coniugi i quali non devono unirsi senza che l’amore e Dio non esistano ma devono vivere, per sempre, uniti a motivo dell’amore che sa donare e perdonare, che sa dare e ricevere gratuitamente, che educa alla verità e alla santità nella famiglia e della famiglia, piccola Chiesa e Chiesa domestica. Il deficit di un amore forte è, perciò, la causa specifica che compromette l’unità, la fecondità e la socialità della famiglia che partecipa sia all’essere sia all’agire della Chiesa, sia all’essere sia all’agire delle istituzioni pubbliche e dello Stato. La soggettività ecclesiale e civile della famiglia va dinamicizzata con l’amore ecclesiale e con l’amore politico: l’amore, cioè, non è un affare privato (come vorrebbe una certa ideologia borghese) ma è un affare pubblico, che offre servizi per il bene comune della comunità cristiana e della comunità umana, che precede e fonda lo Stato democratico e pluralista, personalista e solidarista.

Il secondo punto fermo concerne la realtà dell’amore appassionato che è fonte e frutto del matrimonio: non solo, allora, l’amore matrimoniale dev’essere forte ma dev’essere anche un amore appassionato (cf nn.142-162). Essendo creativo e inedito, l’amore appassionato è capace di dare vita alle emozioni della vita coniugale e alle vibrazioni spirituali ed etiche della vita familiare. La gioia di vivere per sempre, nella buona e nella cattiva sorte, è un itinerario processuale di purificazione e d’ascesi: la letizia della coscienza coniugale fa sgorgare nuove accoglienze della vita (=i figli) e nuove prospettive esistenziali: in un matrimonio prezioso – come quello narrato dal libro biblico del Cantico dei Cantici – i figli non sono un problema ma una risorsa misteriosa e meravigliosa. La famiglia educata ad amare e ad essere amata, in modo appassionato, autocostruisce la Chiesa misericordiosa e missionaria e autocostruisce lo Stato e la democrazia progressiva e deliberativa. L’amore appassionato importa ed esporta un amore caritatevole e costruttivo, che non crea muri ma edifica ponti d’amizia filiale nella Chiesa e d’amicizia civile nella società politica: ci sono alcuni che vogliono degradare l’amore a mero strumento del consenso e dell’immagine pubblica. Ebbene, l’amore incarnato e salvifico del Signore (=paradigma universale dell’amore), rivela Dio a Dio e l’uomo all’uomo: l’amore appassionato è, allora, fonte e frutto del matrimonio ovvero è anima della famiglia e, in certo senso,  ragione ultima della costruzione del Regno di Dio nella storia e della costruzione della città dell’uomo a misura d’uomo e non a misura del superuomo, che adora il “dio denaro”,  il “dio dell’egoismo” e il “dio dell’indifferenza”.

Il terzo punto fermo dell’Esortazione apostolica è che l’amore è antecedente e superiore agli altri valori umani e cristiani: quest’antecedenza e questa superiorità permette di distinguere il peccato dalla peccatrice, il male dalla misericordia e ogni fragilità umana dal perdono e dalla riconciliazione (cf AL 293-312). Considerare i singoli casi d’irregolarità matrimoniale è, di conseguenza, il primo atteggiamento che la comunità cristiana, sotto l’autorità dei Vescovi e dei presbiteri, deve porre in essere: ciò postula sia una “conversione pastorale” sia una “conversione missionaria” delle diocesi e delle parrocchie. Queste conversioni, però, vanno inserite nel quadro della “conversione all’amore di Cristo”, che è amore normativo per ogni fedele laico e per ogni “battezzato ordinato” (=diacono, presbitero, vescovo): è quest’amore personale e comunitario che va innestato sui rami del matrimonio, della famiglia e della “famiglia ecclesiale” (=Chiesa particolare e Chiesa parrocchiale). L’amore caritatevole di Cristo è, infatti, un amore che è paziente, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, si compiace della verità e tutto crede, spera e sopporta (cf 1 Cor 13,4-7).

Il quarto – e ultimo punto – fermo è che l’amore coniugale e familiare è un amore tiepido se non viene alimentato dalla spiritualità umana e cristiana: senza spiritualità antropologica e cristologica non si va da nessuna parte tant’è che, in certi casi, senza spiritualità il matrimonio diventa la morte e non la vita dell’amore plenario (cf AL 314-325). Il senso della spiritualità umana riposa nella coscienza morale mentre il senso della spiritualità cristiana riposa nell’accettazione dei doni o carismi che lo Spirito del Risorto elargisce, col sacramento del matrimonio, agli sposi ovvero a una donna e a un uomo, di pari dignità naturale e soprannaturale. Il matrimonio della Chiesa e la famiglia della Costituzione italiana (cf art.29) esigono che l’atmosfera etica della prima cellula della comunità ecclesiale e della comunità civile sia abitata stabilmente dal primato delle ragioni del cuore e della grazia divina: per queste motivazioni fondamentali, la coscienza morale e la grazia salvifica liberano la vera libertà della “comunità familiare” e, segnatamente, della madre e del padre. La famiglia cristiana, in senso proprio, è chiamata cioè a vivere l’amore messianico e salvifico trasformandosi in “Chiesa domestica” che si nutre della preghiera, dell’ascolto della Parola di Dio, dell’eucaristia e della prossimità caritatevole, soprattutto nei confronti dei piccoli, dei poveri, delle “pietre di scarto”, delle “periferie esistenziali”, degli “avanzi urbani” e delle “generazioni perdute”.- 

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