Il laicato della misericordia e della carità

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Papa Francesco incontra le Caritas delle diocesi italiane

 

Una Chiesa povera e senza pareti: è questa l’idea centrale messa a fuoco da Papa Francesco, che il 21 aprile 2016 ha incontrato, in Vaticano, i partecipati al 38° Convegno nazionale delle 230 Caritas diocesane d’Italia. Il discorso del Santo Padre (cf L’Osservatore Romano, 22.4.2016,8) può distribuirsi in quattro punti significativi, che tematizzano la vocazione e la missione delle Caritas a 45 anni dalla nascita e nell’oggi della storia della Chiesa e del Paese.

Il primo punto che il Pontefice evidenzia riguarda l’identità cristiana ed ecclesiale della Caritas. “Nel 1972 - esordisce il Vescovo di Roma -,  in occasione del primo incontro nazionale con la Caritas, (Paolo VI:nda) le affidava questo preciso mandato: ‘Sensibilizzare le Chiese locali e i singoli fedeli al senso e al dovere della carità in forme consone ai bisogni e ai tempi’”. La precisazione dell’opera educativa e dell’azione caritatevole sta a dire, perciò, che la vocazione e la missione della Caritas – guidata, sempre, dai presbiteri e mossa dai fedeli laici – hanno una chiara identità cristiana ed ecclesiale poiché l’esercizio della virtù teologale della carità appartiene allo statuto battesimale ed eucaristico dei discepoli del Signore. Il senso della carità cristiana coincide con  l’amore incondizionato verso Dio e verso il prossimo: invece, il dovere di vivere la carità coincide con una delle strade obbligate e privilegiate per puntare alla santità. Non si tratta, perciò, di “fare la carità” per ragioni umanitaristiche e filantropiche: si tratta, soprattutto, di essere cristiani nella storia, in relazione immediata ai bisogni dei fratelli e delle sorelle e in rapporto intimo con “i segni dei tempi”, decifrabili grazie alla comunione tra i fedeli laici e lo Spirito del Risorto.

Il secondo punto sottolineato dal Papa mette in luce lo specifico della formazione educativa alla carità di tutta la comunità parrocchiale e diocesana. “Di fronte alle sfide e alle contraddizioni del nostro tempo, la Caritas – dice Papa Francesco – ha il difficile, ma fondamentale compito, di fare in modo che il servizio caritativo diventi impegno di ognuno di noi, cioè che l’intera comunità cristiana diventi soggetto  di carità. Ecco quindi l’obiettivo principale del vostro essere e del vostro agire: essere stimolo e anima perché la comunità tutta cresca nella carità e sappia trovare strade sempre nuove per farsi vicina ai più poveri, capaci di leggere le situazioni che opprimono milioni di fratelli, in Italia, in Europa, nel mondo”. Per raggiungere l’obiettivo della carità diffusa e condivisa all’interno delle Chiese particolari e delle loro articolazioni parrocchiali urge, quindi, coltivare il genio maschile e femminile del laicato al fine di far ruotare la soggettività ecclesiale e sociale delle comunità cristiane attorno al principio dinamico della carità: carità che dev’essere segno e strumento di una  Chiesa povera per i più poveri, di una Chiesa aperta e senza pareti, di una Chiesa pellegrina nella vita e tra la vita delle persone, delle famiglie e dei gruppi che animano la società civile attraverso la solidarietà concreta.

Il terzo punto su cui il Pontefice si sofferma concerne il valore cristiano del volontariato laicale nella Chiesa e nella società. “Un volontariato – dice il Papa – che a sua volta è chiamato a investire tempo, risorse e capacità per coinvolgere l’intera comunità negli impegni di solidarietà che porta avanti”. Il volontariato laicale nella Chiesa non nasce per occupare spazi ma nasce per offrire servizi e in particolare servizi di carità e di solidarietà: in questo senso, il volontariato ecclesiale va considerato come una vera e propria “vocazione cristiana”, distinta ma non distante dalle altre vocazioni, non autoreferenziale ma solidale con l’insieme delle altre espressioni storiche dei carismi, donati dallo Spirito Santo per il bene della Chiesa, della società e del mondo. La relazione tra la carità cristiana e la solidarietà umana è, per così dire, una relazione immanente poiché la carità suppone ed esalta la solidarietà: quest’ultima oltre ad essere posta in essere dal volontariato ecclesiale può essere altresì condivisa dal volontariato non ecclesiale in base al principio di laicità, secondo cui i valori cristiani e veramente umani sono valori universali. Proporre, organizzare e vivere la carità è, di conseguenza, istruire e praticare, con gli uomini e le donne di buona volontà, la solidarietà: portare i pesi gli uni degli altri stimola la coesione ecclesiale e la coesione sociale. Alla luce di queste considerazioni, il volontariato ecclesiale è un volontariato povero per i più poveri, creativo e trasparente, gioioso e misericordioso, amico delle “pietre di scarto” e delle “periferie esistenziali”, degli “avanzi urbani” e delle “generazioni perdute”.

Il quarto – e ultimo – punto che il Santo Padre prende in esame attiene alla necessità d’impegnarsi per la misericordia e per la giustizia. “Vi incoraggio – conclude il Papa – a non stancarvi di promuovere, con tenace e paziente perseveranza, comunità che abbiano la passione per il dialogo, per vivere i conflitti in modo evangelico, senza negarli ma facendone occasioni di crescita, di riconciliazione: questa è la pace che Cristo ci ha conquistato e che noi siamo inviati a portare”. Senza misericordia, senza perdono e senza dono non si è cristiani: è necessario, allora, impegnarsi per la misericordia e la giustizia: le “strutture di peccato” (guerre, terrorismi, armamenti, ecc.) si sconfiggono con una testimonianza adamantina della carità cristiana, che non esclude ma include l’impegno per la giustizia sociale e sostanziale. Il dono della pace e della pacificazione è tale se il laicato delle Caritas lavora per costruire “edifici di pace”, case di riconciliazione, abitazioni profetiche: la giustizia, infatti, prima di essere una virtù morale è un diritto umano, che va riconosciuto, a tutti, per il semplice fatto di essere uomini e donne e di essere fratelli e sorelle. I conflitti contemporanei, in Italia e altrove, vanno affrontati e superati con l’aiuto della grazia e dello Spirito del Risorto, senza il quale non possiamo far niente: l’ascolto e l’annuncio della Parola di Dio, la linfa vitale dell’eucaristia e la pratica della carità cristiana sono, pertanto e anche nel nostro tempo – triste, liquido e frammentato – l’origine e il compimento della missione salvifica, che producono la libertà e la liberazione di chi è imprigionato dal potere disumano e demoniaco.- 

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