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10 19 domenico tinelliNOCI (Bari) – Trasferirsi, oltre a rivelarsi una importante opportunità dal punto di vista professionale, può tradursi anche in nuove consapevolezze portando a maturare idee nuove e convinzioni sempre più solide. Domenico Tinelli oggi vive e lavora in Spagna, ed è proprio questa sua importante esperienza ad averlo messo davanti alla convinzione che l’impossibilità di restare nel proprio Paese sia il frutto di principi rinchiusi nelle mente di ciascuno di noi e che si traducono nella “rassegnazione per cui ‘da noi’ tutto é piú difficile e complicato”.

Oggi vivi e lavori in Spagna. Quale è stato il percorso che ti ha portato qui?

Devo dire che “galeotta fu l´Europa”. Nel 2005, mentre ancora vivevo a Noci, ho conosciuto quella che attualmente é mia moglie. Lei era arrivata dalla Spagna, piú precisamente dalla Galizia, per fare un´esperienza di lavoro in Italia con una borsa-lavoro dell´Unione Europea. Dopo essermi specializzato tra Bari, Parma, Bruxelles e Bruges sui temi dello sviluppo territoriale e sulle politiche dell´Unione Europea, abbiamo deciso insieme di andare a vivere in Spagna. L´idea di vivere in un altro Paese mi ha subito entusiasmato, perché il periodo di formazione fuori dall´Italia mi aveva fatto sentire sempre piú cosa vuol dire essere un “cittadino europeo”.
In Spagna ho subito trovato lavoro in una societá di Santiago de Compostela come consulente di pubbliche amministrazioni e aziende private per progettare e gestire progetti finanziati dall´Unione Europea. Allo stesso tempo, ho iniziato a viaggiare in America Latina – Costa Rica, Nicaragua, El Salvador, Haiti, Colombia – per gestire e valutare progetti di agenzie internazionali per la cooperazione allo sviluppo. In questo modo sono trascorsi gli ultimi 9 anni della mia vita.

Oltre alle manifeste ragioni sentimentali, la scelta di trasferirti in Spagna può essere stata motivata anche dalla consapevolezza di una minore possibilità di realizzazione nel nostro territorio?

Senza dubbio è un fattore che ha inciso, anche se non é stato determinante. Da questo punto di vista, la prospettiva di vivere all´estero ha rappresentato soprattutto la possibilitá di liberare delle potenzialitá che a volte sentivo soffocate nell´ambiente familiare, sociale e professionale di Noci e, piú in generale, del Sud Italia. Mi ha permesso di prendere coscienza delle mie capacitá come uomo, come cittadino e come lavoratore.
Al di lá degli evidenti ritardi strutturali del nostro Meridione, credo che le minori possibilitá per noi meridionali derivino da quel senso di Sud che ci portiamo nella testa. Quell´atavico senso di rassegnazione per cui “da noi” tutto é piú difficile e complicato. Per cui é impossibile che al Sud si possa fare política, fare impresa, gestire una cittá, vivere le relazioni social in modo nuovo e diverso. Ecco, la mia esperienza all´estero mi ha aiutato a liberarmi di questa forma mentis.

Il tuo lavoro ti porta a viaggiare molto spesso. Quale l’esperienza più significativa, sia dal punto di vista umano che professionale, che maggiormente porti con te?

Sono due. Dal punto di vista professionale, ricordo con piacere il viaggio a Timor Leste, in Asia. È stato il mio primo viaggio di lavoro per valutare i risultati di un progetto di cooperazione internazionale. Mi ha permesso di vedere da vicino le problematiche di un territorio ed una società mantenuta per anni in una situazione di sottosviluppo e alle prese con scelte politiche cruciali per entrare nella modernità. Penso che alcune zone del Sud Italia dopo la Liberazione vivevano la stessa situazione.
Dal punto di vista umano, mi ha colpito l´umiltà della gente che ho conosciuto in Nicaragua. Mi ha ricordato i valori di quei contadini meridionali, come i miei nonni ed i miei genitori, che ho conosciuto durante l’infanzia e che cerco di non dimenticare mai.

Negli anni della tua infanzia, hai vissuto Noci impegnandoti attivamente al suo progresso. Quali secondo te i miglioramenti, se ci sono stati, che si sono verificati nel corso degli anni?

Ad essere sinceri, quando vivevo a Noci e facevo politica come militante del PDS-DS e attraverso le pagine di Noci.It, ero convinto che a forza di insistere molte cose sarebbero migliorate. Oggi non ho più questa percezione. È indubbio che, se guardiamo alla Noci contadina che è esistita fino agli anni ´60, le condizioni materiali dei nocesi sono migliorate di molto. Ma le problematiche nate durante lo sviluppo economico tardivo degli anni ´70 e ´80 non sono mai state risolte e, anzi, si sono incancrenite. Parlo dell´abusivismo edilizio, della gestione del traffico, della precarietà delle relazioni lavorative, del diritto alla salute, dei nuovi notabili travestiti da imprenditori che si fanno eleggere in Consiglio Comunale per controllare le risorse del Comune, e via dicendo.
La valorizzazione delle risorse del territorio attraverso il turismo ed il settore agro-alimentare potrebbe rappresentare una opportunità, ma viviamo il paradosso per cui gli stessi amministratori e cittadini che dicono di voler promuovere i prodotti della tradizione eno-gastronomica, le gnostre, il paesaggio delle Murge, ecc., sono poi gli artefici dello scempio del territorio accettando – tanto per fare un esempio – politiche di cementificazione indiscriminata ed una cattiva gestione dei rifiuti. Naturalmente, questa situazione non riguarda solo Noci, ma tutto il Sud Italia.

Proiettandoti verso il tuo futuro e verso quello anche di tuo figlio, quale pensi sia lo “scenario” più consono alle tue esigenze e gli obiettivi che vorresti raggiungere?

Dovremmo impegnarci affinché la cittadinanza europea non significhi solo poter viaggiare senza passaporto o passare un paio di settimane di vacanza in Spagna o in Grecia senza cambiare valuta. Essere cittadini europei dovrebbe permetterci di vivere in ogni Paese del continente godendo degli stessi diritti, di condizioni lavorative degne, di protezione sociale e delle stesse opportunità educative e culturali.
Lo “scenario” che immagino è quello in cui un bel giorno io possa decidere di vivere in Galizia o in Puglia avendo le stesse opportunità. O in cui mio figlio, sebbene sia nato in Spagna, possa magari scegliere con facilità di vivere a Noci o in un´altra città del Sud.

Se potessi, cambieresti qualcosa di tutto ciò che è stato il tuo percorso e ciò che lo ha caratterizzato?

Sicuramente cercherei di viaggiare molto di più e imparare il maggiore numero possibile di lingue durante l´adolescenza e gli anni universitari. È il periodo in cui si ha piú tempo per imparare ed in cui siamo più aperti alle novità. È importante approfittarne il più possibile.

 

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