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Quotidiano on-line della città di Noci (Bari)

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12 14 angelo nicolamarinoNOCI (Bari) - Se agli occhi degli altri lasciare il proprio paese e rinunciare alla possibilità di portare avanti l'attività di famiglia può apparire una scelta per molti aspetti affrettata, per Angelo Nicolamarino così non è stato. Angelo ha, infatti, avuto il coraggio di costruire il proprio futuro facendo leva solo sulle sue capacità, sulla forza e il sostegno che la famiglia non gli ha mai fatto mancare. Per un genitore non è mai semplice vedere il proprio figlio lasciare una "strada certa" per rincorrere un sogno, ma è allo stesso modo gratificante riconoscere in lui il coraggio e la voglia di crescere e imparare mettendosi ogni giorno alla prova con nuove sfide.

Cosa ti ha spinto a partire, nonostante la possibilità a Noci di lavorare nell'attività di famiglia?

L'intenzione di partire è subentrata nella mia mente molto tempo fa, si parla di anni, ma non avevo mai trovato il coraggio di fare qualcosa per me stesso e prendere questa decisione. Lavoravo con i miei, ma ripetevo sempre a mia madre che non avrei continuato il cammino con loro, nonstante vedevo che l'attività andava e va tutt'ora bene. Sentivo il bisogno di uscire, di viaggiare, conoscere e crescere dentro di me, avere delle responsabilità, darmi soddisfazioni e darle sopratutto ai miei genitori.

È evidente che un gran numero di ragazzi nel nostro paese si sia orientato a trasferirsi a Lussemburgo. Secondo la tua opinione, come si può movitare una tale propensione?

Si parecchi nocesi hanno preso questa decisione, dovuta dal fatto che purtroppo in Italia c'è una situazione disagiata per noi giovani dal punto di vista lavorativo e sociale. A mio parere, penso che la maggior parte abbia scelto questa città perchè oltre ad offrire varie opportunità di lavoro, facilita la vita quotidiana sotto molti punti di vista, come quello economico e familiare, a differenza del nostro Paese dove ci si sente soffocati dallo stato.

Tra i tuoi progetti quello di stabilirti definitivamente in questa città. Non ritieni possa essere considerata una scelta affrettata data la tua giovanissima età?

No. Anche se sono qui da solo cinque mesi, piano piano sono riuscito ad ottenere l'equilibrio e la posizione che cercavo da tempo e quando ottieni questo puoi vivere in ogni parte del mondo senza preoccuparsi di altro.

Quali sono stati i momenti più difficili che hai dovuto affrontare?

I momenti più difficili sono stati due e risalgono entrambi all'anno scorso, all'inizio di questa nuova strada. Il primo è stato quando ho dato l'annuncio della mia partenza alla mia famiglia e alle persone care. Nessuno ci credeva, e neanche che avevo preso questa decisione e che cercavo di cambiare vita; anche se lasciavo casa per un solo mese con la consapevolezza che sarei tornato, la parola Cina turbava un po' tutti, sopratutto mia madre. Il secondo è stato dopo poche settimane, quando ho ricevuto una offerta che mi ha portato a lavorare in Australia. Il solo pensiero di arrivare fin lì mi preoccupava molto perchè sapevo che non avrei rivisto gli affetti personali per molto tempo, anche se sapevo che sarebbe stato il trampolino di lancio verso il mio futuro. Ancora oggi penso a quei giorni e sono orgoglioso di me stesso per aver fatto quella scelta.

Secondo alcuni luoghi comuni la carriera universitaria viene considerata come un tentativo di allungare l'ingresso nel "mondo degli adulti" e il lavoro come un ripiego per la poca voglia di studiare. Tu ti ritrovi in uno di questi due stereopiti o, invece, le tue scelte sono state dettate da altre ragioni differenti?

Certo, mi rivedo pienamente nella seconda. Lo ammetto non sono stato un grande campione sui libri ed è per questo che non ho intrapreso la vita universitaria. Stimo moltissimo i miei amici che ogni giorno affrontano questa vita e con il tempo auguro loro di ottenere molti risultati positivi. E poi, chi lo dice che nel nostro lavoro non si studia? Ogni giorno siamo alle prese con l'inventare o apprendere piatti o ricette per essere al passo con gli altri.

Come pensi di poter portare all'estero la tradizione della tua famiglia?

Questo è uno dei progetti che ultimamente gira nella mia mente: sarebbe una vera sfida personale, riuscire a realizzarmi seguendo i passi della mia famiglia.
Penso che la parola chiave in questione sia "novità". Mi sono visto intorno qui e la maggior parte delle panetterie hanno tutti lo stesso stile ed è chiaro che alle persone bisogna dare degli stimoli anche quando compiono un'azione quotidiana come recarsi a fare la spesa. Se un giorno riuscirò a raggiungere questo mio obiettivo ne sarò molto fiero, nel frattempo continuerò a "rubare" a mia madre i segreti del mestiere.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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