Alba Quarato, lontana da casa ma orgogliosa della sua scelta

05 02 albaquaratoNOCI (Bari) – Non sempre il nostro percorso ci appare, sin da subito, chiaro e lineare. Spesso, prima di capire quale sia il nostro posto o a cosa associare la nostra realizzazione, occorre sperimentare, provare e talvolta persino sbagliare per poi tornare sui propri passi. La strada di Alba Quarato, che oggi vive e lavora a Milano, è fatta di questo. Del coraggio di mettersi in gioco non fermandosi davanti a quelle difficoltà per cui non possiamo neanche sentirci responsabili, ma possiamo osservarle e cercare il giusto modo per trasformarle in opportunità, proprio come ha fatto Alba sino ad oggi.

Il tuo percorso sino ad oggi è stato scandito da numerosi spostamenti: da Bari a Torino, poi di nuovo a casa e poi Corsica e ora Milano. Quali le ragioni che ti hanno sempre portata a tornare a casa dopo ogni esperienza fatta lontana da Noci?

Sono ormai passati 6 anni dal momento in cui ho deciso che il mio futuro sarebbe stato altrove, ma non nella mia regione natia o almeno non nel paese in cui sono nata. È vero, gli spostamenti sono stati numerosi, intensi e, alla fine di ognuno di questi, il mio percorso mi ha sempre riportata a Noci, ma non per volontà mia. Dopo la laurea conseguita a Torino, avendo io vissuto due anni in una residenza universitaria e non potendo più usufruire di questa possibilità, mi sono convinta che la soluzione migliore fosse quella di tornare a casa e cercare di dare una nuova svolta alla mia vita. A distanza di meno di un anno e non senza poche difficoltà eccola arrivare: l'occasione che aspettavo. L'esperienza dell'assistentato di lingua italiana nelle scuole francesi in Corsica è stata a dir poco unica e molto significativa: ho conosciuto un Paese fino ad allora estraneo e ho avuto la possibilità di condividere questa scoperta mettendomi a confronto con persone di origini diverse. Anche la fine di questa esperienza mi ha ricondotta a Noci, ma questa volta per l'ultima volta perché dopo 6 mesi, dopo essermi posta un ultimatum, ho preso in mano il mio futuro. Eccomi, allora, da un anno e mezzo a Milano.

Tra le tue esperienze lavorative, indubbiamente interessante è quella fatta in Expo a Milano. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Abituarmi alla vita milanese non è stato semplice, è sempre stato un percorso fatto di salite e discese. Questo fino a quando non ho avuto la possibilità di entrare a far parte di una realtà che ancora oggi è del tutto attuale nella memoria di chi ne ha fatto parte: Expo. A partire da questo momento è cambiato tutto, ho iniziato ad adattarmi ai ritmi frenetici e mai inarrestabili della vita di Milano. Expo mi ha aiutata a vivere più serenamente il cambiamento che mi ha vista protagonista, mi ha permesso di aprirmi sia mentalmente che caratterialmente. Conoscere persone di culture e tradizioni diverse dalla mia è stato sicuramente uno degli aspetti positivi che posso associare all'esperienza lavorativa in Expo: il ricordo delle persone che ho avuto modo di conoscere e scoprire vive ancora oggi impresso nei miei pensieri. Ma se da una parte l'esser stata parte integrante di questa realtà di gioia, festa e divertimento mi ha permesso di aver stretto diversi rapporti ancor oggi consolidati, dall'altra mi ha tenuta lontana da casa per più di sette mesi e in un periodo come l'estate che tutti sanno essere il periodo migliore per chi come me ha da sempre vissuto a pochi chilometri di distanza dal mare. Ed è questo forse l'unico aspetto negativo che posso associare a questa esperienza.

Nonostante le iniziali difficoltà nel raggiungere una stabilità professionale, cosa ti ha spinto a porre le tue radici in una città come Milano?

Nonostante io in passato non abbia mai pensato a Milano come la città dove mi sarei potuta trasferire, ma sia stata attratta da altre città come Torino o Bologna, ad oggi sono soddisfatta e convinta della scelta che ho fatto. Ho sempre creduto che Milano avrebbe potuto offrirmi più possibilità lavorative e nonostante non sia stato semplice, ad oggi devo confermare quella che all'inizio era solo una teoria, un banale pensiero basato sui classici luoghi comuni. Non nascondo, inoltre, di essere stata spinta, oltre che da ragioni puramente lavorative, anche da altre di carattere affettivo.

Se volgi lo sguardo al percorso intrapreso fino ad oggi, quali pensi siano state le difficoltà più grandi che hai dovuto affrontare?

I cambiamenti sono sempre sinonimo di difficoltà e sacrifici e io credo che, da questo punto di vista, possa averne piena consapevolezza. Convivere con l'idea o almeno con la realtà di essermi affacciata al mondo del lavoro in un periodo di crisi ed evidenti difficoltà economiche, ha condizionato in maniera piuttosto pesante le mie ricerche e la mia speranza. Ricevere un sì non è stato affatto semplice e trovarsi a sentire innumerevoli volte "le faremo sapere" non è stato per niente incoraggiante. Ma ciò nonostante non mi sono mai arresa e ho sempre creduto che la mia occasione stesse solo tardando ad arrivare, ma che prima o poi sarebbe arrivata.

Esaminando la tua situazione, pensi di essere tra coloro che hanno dovuto lasciare il paese natìo per necessità o tra quelli che, al contrario, ne hanno fatto una scelta consapevole e ben meditata?

La mia è stata una scelta consapevole e ben meditata. Ma credo di far parte anche di coloro i quali hanno dovuto lasciare il proprio paese per necessità di causa maggiore. Ad oggi, seppure il mio paese in alcuni momenti mi manca e mi vede ancora legata ad esso per la presenza dei miei genitori, della mia famiglia e dei miei amici, sono convinta della decisione presa e credo di aver agito solo per il mio bene e nell'interesse del mio futuro.

Receptionist di un hotel nel centro di Milano: è questo quello che ad oggi consideri il tuo futuro o speri di raggiungere altri importanti traguardi?

È difficile riconoscere se quello che si sta facendo sia o meno il proprio futuro, ma io posso ammettere di essere oggi pienamente soddisfatta e appagata da quella che è la mia occupazione. Ma non è mai troppo tardi per fare altri progetti, mai dire mai!!! Quindi chi vivrà vedrà.

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