Antonio Mansueto, dal 2001 primo chef in Abruzzo

03 07 antonio mansuetoNOCI(Bari) – Il forte legame con le proprie origini e la famiglia può spesso tradursi nella volontà di fare piccole rinunce professionali, cercando di coniugare la carriera all’amore per le proprie radici. Antonio Mansueto oggi vive e lavora in Abruzzo, dove ricopre il ruolo di primo chef. Dopo diverse esperienze importanti all’estero, infatti, Antonio ha deciso di dare una nuova possibilità al nostro Paese, accettando una buona proposta di lavoro e dando ampio spazio alla volontà di sentirsi più vicino a casa. Ancora oggi, infatti, pur non escludendo la possibilità di un ritorno a Noci, unisce la passione per il suo lavoro con la volontà di trasmettere in ogni suo piatto l'attenzione alle nostre tradizioni.

Dopo il diploma presso l’Istituto alberghiero di Castellana, ti sei subito dedicato al settore della ristorazione nel nostro paese. Cosa ti ha avvicinato a questo mondo?

Fin da quando ero bambino, aiutavo spesso mia madre a preparare i pasti. È stata proprio mia madre a trasmettermi la passione per la cucina e a consigliarmi di frequentare l’Istituto alberghiero, credendo in me e capendo che avevo delle qualità in questo settore. A distanza di anni, ancora oggi mi racconta aneddoti di quando l’aiutavo in cucina.

Numerose sono le tue esperienze in questo campo, tra cui anche all’estero. In particolare dove sei stato e quali ruoli hai svolto?

Dopo aver lavorato in diversi locali di Noci, dove ho avuto la grande possibilità di conoscere persone importanti per la mia crescita professionale come gli chef Sebastiano D’Onghia e Pasquale Fatalino, ho lavorato ad Alberobello fino a quando mi sono trasferito in Abruzzo. Ho avuto anche diverse esperienze all’estero: in Svizzera, a Saint Moritz e a Lussemburgo. Ho iniziato all’estero come responsabile della partita dei primi piatti, poi ho lavorato come chef e ho collaborato con il proprietario all’apertura e organizzazione del ristorante.

Cosa ti ha spinto a decidere di tornare in Italia, nonostante la ristorazione sia molto redditizia come attività all’estero?

Dopo la mia esperienza all’estero, ho deciso di rientrare in Italia, sia perché ho avuto un’ottima offerta lavorativa e anche per riavvicinarmi alla famiglia e agli amici. Nonostante a Lussemburgo abbia lasciato nuovi e vecchi amici con i quali tutt’ora sono in contatto e anche se all’estero gli stipendi sono sicuramente più alti, sono una persona legata ai principi e ai valori della famiglia e della vita, principi trasmessi dai miei genitori e dai miei nonni.

Dal 2001 vivi e lavori in Abruzzo nel ruolo di primo chef. Qualora ti fosse offerta una possibilità lavorativa altrettanto importante nel nostro paese, valuteresti di tornare a Noci?

Anche se tutt’oggi lavoro lontano da casa, non escludo la possibilità di rientrare a Noci o nelle vicinanze, considerando anche il mio orgoglio e lo stretto legame che ho con le mie radici. Infatti, in tutti i piatti che propongo ci sono sempre riferimenti alla tradizione pugliese.

Secondo quella che è la tua esperienza, ritieni che quella di partire sia diventata per i giovani una scelta “obbligata” dalle poche possibilità che il nostro paese offre?

Secondo la mia esperienza lavorativa, anche l’Italia offre molte possibilità di lavoro ai ragazzi; infatti, non bisogna mai dimenticare che il nostro è un lavoro particolare, nel quale serve passione e professionalità, bisogna soddisfare i palati dei molteplici clienti, considerando anche che il mercato è in crescita e non dimenticando i criteri della cucina tradizionale. Non penso assolutamente che l’Italia non offra possibilità di crescita, anzi credo che la società stia cambiando: quando io ero un ragazzino, durante le vacanze scolastiche mio padre mi ha sempre aiutato a trovare un lavoretto stagionale sin da quando avevo 11 anni; oggi questo non accade, ci sono più controlli e i ragazzi sono meno propensi al sacrificio e alle responsabilità.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Per il futuro intendo continuare ad affermarmi nella mia professione e a realizzarmi nella famiglia. A loro voglio trasmettere la mia esperienza e i valori che mi sono stati insegnati.

 

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