Vito Colamarino, dal 2000 a L'Aquila

12-12-vitoNOCI (Bari) – Vito Colamarino è il protagonista di questa nuova intervista. Trasferitosi nel 2000 a L'Aquila per studiare presso l'Accademia Internazionale per le arti e le scienze dell'Immagine, e pur mantenendo solido il rapporto con il suo paese natio, ha deciso di restare in questa città anche dopo aver terminato i suoi studi. Una decisione questa che ha comportato non pochi stravolgimenti nella sua vita. Vito Colamarino nel 2009 ha, infatti, vissuto sulla sua pelle il tragico sisma che ha colpito L'Aquila il 6 aprile 2009. Nonostante le inevitabili conseguenze del caso, Vito nello scorso ottobre è tornato a vivere in quella città che gli ha permesso di concretizzare le sue ambizioni.

Nel 2000 decidi di trasferirti a L'Aquila per studiare. Cosa ti ha spinto a restare in questa città anche dopo gli studi?

Dopo gli studi ho deciso di rimanere a L'Aquila per una serie di motivi, sia lavorativi, sia personali. Per di più mi piaceva la città e mi sono subito trovato bene. Ero riuscito a trovare e a creare i miei spazi: L'Aquila è una cittadina a dimensione d'uomo dove trovi qualsiasi cosa e, inoltre, gode anche di una posizione "strategica", consentendoti di raggiungere in un'ora sia Roma che Pescara

Nel 2009 L'Aquila è stata colpita da un gravissimo terremoto, e in quel momento tu eri lì. Cosa ricordi di quel periodo?

Il 2009, anno del sisma a L'Aquila, è stato un anno indimenticabile. Il sisma è stato un'esperienza che non auguro a nessuno di vivere.
Già da Dicembre 2008 si registravano cinque o sei scosse di terremoto al giorno, e a volte erano così numerose che diventava una consuetudine per noi che abitavamo in questa città. La protezione civile e gli organi di sicurezza cercavano di rassicurarci dicendoci che tante piccole scosse avrebbero evitato il grande "botto" che, invece, c'è stato il 6 Aprile 2009.
Come tutte le esperienze tragiche, quella di un terremoto ti mette a nudo, ti spoglia sotto tutti i punti di vista: sociali, lavorativi, personali, fisici. Cancella ogni programma, ogni prospettiva futura e ti fa vivere in una situazione di perenne precariato quotidiano, anche a distanza di quattro anni. Ti priva anche di quel tetto per il quale hai fatto tanti sacrifici e che per lunghi anni è stato il tuo rifugio nel quale hai custodito tutti i tuoi spazi e le tue abitudini. Non hai più punti di riferimento e non sai cosa fare. Io francamente sotto l'aspetto "tetto" ho avuto la fortuna di stare per qualche mese a casa dei miei genitori.

Dopo il sisma, hai lavorato per quattro anni a Roma e nello scorso ottobre sei tornato a vivere a L'Aquila. E' stata una decisione presa esclusivamente per ragioni lavorative?

Il ritorno a L'Aquila non è stato motivato da esigenze lavorative. Piuttosto è stato indotto da esigenze pratiche. Sono rientrato in possesso della mia casa dopo vari interventi di ristrutturazione e in un momento storico, come quello attuale, durante il quale tutti i settori lavorativi, compreso il mio, vivono la grande crisi, non avrei potuto permettermi di sostenere le spese per entrambe le abitazioni. Inoltre, un'altra ragione che mi ha spinto a tornare a L'Aquila sta nel fatto che nonostante Roma resti una città bellissima, sotto alcuni aspetti l'ho trovata particolarmente invivibile.

Il campo in cui ti sei specializzato (Cinema e Comunicazione Audiovisiva) è sicuramente un settore in continuo sviluppo. Ritieni che in una piccola realtà, quale è quella nocese, ci sia spazio per professioni così all'avanguardia?

Volendo fare un discorso molto generale sul campo audiovisivo, cinematografico e di comunicazione audiovisiva, sicuramente con l'introduzione delle nuove tecnologie è cresciuta notevolmente anche la mobilità. Non si è più obbligati a vivere in determinate città come accadeva un tempo, quando se volevi fare cinema eri costretto ad andare a Roma, mentre se eri interessato alla TV o alla pubblicità dovevi necessariamente scegliere Milano. Ormai si può essere ovunque e fare tutto ovunque.
Non conoscendo nello specifico la realtà nocese non saprei ma potrei rispondere di si proporzionalmente al tipo di progetto/prodotto che si vuole realizzare e anche in relazione alla richiesta del mercato locale.

A Noci ogni anno si svolge un'importante manifestazione culturale interamente dedicata al genere del cortometraggio. Hai avuto modo di partecipare personalmente, considerata la tua lunga esperienza proprio nel campo di questo genere cinematografico?

Ho partecipato al NociCortinFestival durante la prima edizione con un videoclip musicale e nel 2008, con grande piacere, ho avuto l'onore di far parte della giuria insieme al musicista Piernicola Di Muro, il giornalista Livio Costarella e l'attore Gianfranco Panofino.
È stata una bellissima esperienza e lo reputo un bellissimo festival, ben fatto e per cui nutro grande rispetto e ammirazione. Siamo il primo Paese al mondo con il maggior numero di festival di cortometraggi. Tuttavia trovare realtà come il NociCortinFestival è raro, quindi fa piacere trovare festival cosi ben realizzati, se poi è organizzato da persone nocesi ben venga.

Quale è oggi il tuo rapporto con Noci?

Il mio rapporto con Noci ormai è legato solo alle persone care, ai familiari e ai ricordi di venti anni vissuti lì.
Ci torno poche volte l'anno e per pochissimo tempo quindi non vivendola non saprei dire nulla su com'è oggi Noci. Per me è ferma nei miei ricordi fino al 2000, finché ci ho vissuto: alcune notizie le apprendo dagli organi d'informazione locale, come noci24.it. Non ho mai pensato di ritornare a vivere a Noci. Ormai, dopo anni di lontananza, non riesco ad immaginare un mio possibile ritorno, ma al contrario vedo me stesso e la mia vita lontani dalla realtà nocese. Tuttavia non nascondo la mia incertezza: nella vita ho dovuto affrontare le situazioni più svariate e proprio per questo non escludo che possa accadere anche questo.

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