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12-19-francesca colucciNOCI (Bari) – Nonostante l'affetto che può legare una persona a un piccolo paese come Noci, può spesso capitare che proprio il suo essere così minuto e, per certi aspetti, anche così intimo possa rappresentare per qualcuno un motivo di disagio e quindi la ragione scatenante alla base della drastica decisione di trasferirsi. Se a tutto questo si aggiunge la voglia di conoscere nuove realtà, di approfondire le proprie conoscenze linguistiche, il profondo amore per le proprie origini con una buona dose di determinazione, coraggio e passione, si ottiene quella che è la storia di Francesca Colucci, che dal 2009 vive a Lussemburgo.

Ti sei trasferita a Noci quando avevi sette anni, ma subito dopo il diploma hai sentito l'esigenza di ripartire. Cosa in particolare ti ha spinto a nutrire una certa insoddisfazione verso la tua vita in questo paese?

Avevo solo 7 anni quando sono andata a vivere a Noci, il paese nativo di mia madre, pochi mesi dopo la morte di mio nonno. Di quel periodo ricordo bene il dolore che ho provato nonostante la mia giovane età. A Lussemburgo vivevamo con i miei nonni e nel momento in cui è venuto a mancare mio nonno, ho subito sentito la perdita della colonna portante della nostra famiglia. Insomma, per noi in quel momento era come se avessimo perso un padre. Ricordo ancora quanto ho pianto il mio primo giorno di scuola: ho trascorso gran parte del tempo attaccata al grembiulino di Valentina, la mia gemella, e per me era impossibile staccarmene. Le gente parlava troppo. Tutto per me era una novità, ad eccezione della lingua. La questione più discussa dalla gente nel paese era l'assenza della figura di un marito al fianco di mia madre. È questo che mi ha maggiormente segnata e ciò che credo sia alla base del mio malessere per la mia nuova a vita a Noci. Lussemburgo sotto questo aspetto era una cittadina completamente differente: la gente era cordiale e gentile e più di ogni altra cosa era lontana da qualsiasi tipo di giudizio. Noci è troppo piccola per avere una vita che sia totalmente tranquilla.

Hai lavorato sin da subito nel settore della ristorazione, seguendo anche le orme della tua famiglia e in modo particolare di tuo nonno. Come mai non hai tentato di seguire questa strada a Noci?

Ho iniziato a seguire questa strada a 16 anni, quando ho trascorso la mia prima estate lavorando nel settore della ristorazione a Noci. Nonostante non conservi un brutto ricordo di quei tempi, sentivo l'esigenza di approfondire la conoscenza di altre lingue. Ho sempre avuto una passione particolare per l'inglese: ho iniziato a studiarlo da autodidatta, traducendo canzoni e guardando film in lingua originale. Mia madre mi è stata di grande aiuto in questo, lei è una poliglotta fantastica! Dopo aver fatto nello stesso anno una vacanza studio a Londra, il mio amore per l'Inghilterra diventò presto un obiettivo da raggiungere...e così iniziai a sognare l'arrivo dei miei 18 anni!

Considerata la tua voglia di evadere, di viaggiare, e quindi anche di vivere lontana dalla realtà nocese, hai mai considerato la possibilità di trasferirti sin da subito, proseguendo all'estero anche i tuoi studi?

Purtroppo le possibilità di andare a studiare all'estero erano davvero ridotte. Da un lato non volevo pesare troppo sulle spalle di mia madre e dall'altro non volevo andare a studiare e lavorare allo stesso tempo in una città straniera. Per questa ragione pensai di andare in Inghilterra solo d'estate e poi, dopo essermi diplomata a Noci, ci sarei ritornata. E fu così che andarono effettivamente le cose, se non fosse che invece di restarci solo per un'estate, la mia permanenza in Inghilterra si prolungò ad un anno, il che comportò per me la perdita di un anno di scuola.

Dopo un anno a York, nel 2008 decidi di ritornare a Lussemburgo. Come motivi questa tua decisione?

Dopo essermi diplomata nel 2009, avrei tanto voluto tornare in Inghilterra, a York, ma i miei amici del posto mi dicevano che le cose erano cambiate per via della crisi economica. I guadagni si erano ridotti drasticamente e il costo della vita, al contrario, aveva subito un notevole incremento. Ragione per cui molti di loro avevano fatto ritorno in patria. A quel punto colsi al volo la proposta di mia nonna, che era rimasta a vivere a Lussemburgo: andare lì a cercare lavoro. Per me quella è stata la scelta migliore che potessi fare: dopo solo una settimana dal mio trasferimento, avevo già un posto di lavoro.

Dopo alcuni anni di lavoro nel settore della ristorazione, cosa ti ha spinto due anni fa a decidere di intraprendere una nuova strada lavorativa?

La ristorazione non è affatto un settore facile, soprattutto sotto l'aspetto psicologico. Gli aspetti positivi di questa esperienza sono stati innumerevoli: ho superato la mia timidezza e ho imparato diverse lingue, oltre alla meravigliosa sensazione garantita dall'adrenalina della sala. Tuttavia, ci sono condizioni meno piacevoli. Spesso, infatti, può accadere che la gente ti veda principalmente come un servo e che inizi a trattarti male, mancandoti di rispetto. E questo può pesare tanto se si aggiunge il fatto che il cameriere deve sempre e comunque sorridere e dare ragione al cliente, anche quando subisce un'offesa. Da qui la decisione di volgere il mio sguardo altrove. Attualmente lavoro come educatrice infantile in un asilo nido e posso dire che i bambini, a differenza degli adulti, non mi fanno perdere la pazienza. Ho tentato di far omologare il mio diploma conseguito al liceo delle Scienze Sociali di Noci dal Ministero dell'educazione lussemburghese e ho ottenuto un esito positivo.
Il mio attuale datore di lavoro possiede degli asili nido internazionali, con la sezione inglese o francese e in questo modo ho potuto far rivivere la mia passione per l'inglese, lavorando come educatrice infantile in inglese! Questa è stata per me un'esperienza che mi ha cambiato la vita ancora di più: i bambini ti danno tanto; sono ingenui e vogliono solo essere amati senza mai trattare male nessuno.

Vivere all'estero e avere un lavoro che ti tiene costantemente impegnata, ti consente ugualmente di mantenere ben saldi i rapporti con Noci e, quindi, con tutto quello che ti lega a questo paese?

Sì,certo. Anche perché a Noci ci sono le persone più importanti della mia vita, la mia mamma, le mie sorelle e la mia nonnina! Non è facile vivere lontani dai propri affetti, anche se con il tempo ci si abitua. Ma nonostante l'abitudine non perdo occasione per correre a Noci e riabbracciare tutti i mie affetti.

Al di là del solido e indiscutibile legame con la tua famiglia, residente a Noci, e constatata la tua volontà a perseguire la tua vita lontana dal piccolo paese, c'è qualche altra ragione per cui ti sentiresti motivata a tornarci occasionalmente?

Ovviamente: il cibo, il buon vino, il sole, il mare! È tutto ciò che qui a Lussemburgo manca. La prima cosa che faccio non appena arrivo a Noci è fare un giro nel centro storico, per sentire tutti quei profumi unici di cose buone. Poi la domenica non manca la sosta obbligatoria alle bancarelle di piazza Garibaldi per fare una vera e propria "scorpacciata" di olive di tutti i generi, per non parlare della famosa focaccia e del pane. Noci è un paese davvero bello esteticamente e non smetterà mai di piacermi. Piuttosto da quando non vivo più in questo paese riesco ad apprezzare maggiormente tutte le sue bellezze e a constatare, ogni qual volta ho modo di ritornarci, la sua meravigliosa unicità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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