Anna Roberto, alla continua ricerca di nuove opportunità

05-15-anna robertoNOCI (Bari) – Attualmente a Milano, Anna Roberto ha lasciato Noci subito dopo aver conseguito il titolo di laurea triennale. Sebbene oggi non usufruisca di un posto lavorativo del tutto stabile, Anna si considera soddisfatta dei risultati ottenuti e dell'impegno profuso per raggiungerli. La lontananza dal proprio paese e dalla famiglia resta una difficoltà che difficilmente si riesce a sottovalutare; eppure, nonostante la consapevolezza di quanto possa essere complicato affermarsi professionalmente nel proprio paese d'origine, in lei resta la speranza che un giorno questa distanza diventi solo un ricordo.


Per quale ragione, dopo aver conseguito il titolo di laurea triennale in biologia presso l'Università degli Studi di Bari, hai deciso di frequentare la specialistica a Roma e di non fermarti quindi più vicina a Noci?

Non ricordo con precisione quale sia stata la vera ragione, sicuramente sentivo l'esigenza di mettermi alla prova e di approfondire il mio percorso di studi, conoscere nuove prospettive e probabilmente pensavo che a Roma avrei avuto in un secondo momento più possibilità dal punto di vista professionale. La cosa di cui però sono certa è che in quel momento mi sembrava che i due anni di specialistica a Roma rispondessero meglio a quelle che erano le mie esigenze. Mi spiego meglio: non volevo solo studiare la teoria sui libri ma non vedevo l'ora di applicarla. A Roma durante i due anni erano previsti almeno 18 mesi di tirocinio per portare avanti un lavoro di tesi di tipo sperimentale, cosa che a Bari non veniva richiesta.

Per circa 18 mesi, durante il periodo di preparazione della tesi, hai conseguito uno stage pre-laurea presso l'Istituto fondato dalla Montalcini. Quanto questa esperienza ha influenzato le tue scelte future?

Durante questo periodo di 18 mesi ho frequentato a tempo pieno il laboratorio di psicobiologia e psicofarmacologia a Roma per studiare e individuare le alterazioni comportamentali e sinaptiche nei topi APP23, un modello murino di Alzheimer, argomento della mia tesi. Nel frattempo seguivo altre attività del laboratorio prevalentemente orientate all'analisi dei cambiamenti strutturali e molecolari del sistema nervoso centrale a seguito dell' acquisizione, memorizzazione e consolidamento di nuove informazioni. Dire che questa è stata una esperienza fantastica penso sia riduttivo. Ho seguito con grande passione il lavoro di questo laboratorio, credevo nel mio lavoro che di giorno in giorno accresceva notevolmente le mie conoscenze, permettendomi di esplorare il sistema nervoso di cui fa parte il cervello, uno degli apparati più affascinanti al mondo. Grazie a questa esperienza ho vissuto in un ambiente stimolante, circondata da persone fantastiche e in quel momento mi ha permesso di capire che la ricerca sarebbe stata la strada che avrei seguito.

Subito dopo la laurea hai pensato di seguire la strada della ricerca facendo qualche colloquio, tra cui anche uno a Londra, strada che però hai abbandonato solo dopo pochi mesi. Cosa ti ha spinto a prendere questa decisione?

La strada della ricerca, tanto affascinante quanto poco rilevante in Italia, mi ha portato a considerare l'idea di spostarmi all'estero. Scelta non facile quella di allontanarsi sempre più dalla propria famiglia e anche dal proprio compagno. Dopo un paio di domande all'estero ho ricevuto la mia prima risposta e cioè l'Università di Reading, a pochi chilometri da Londra, mi chiedeva di fare un colloquio per un posto di dottorato. Quindi durante il mio regalo di laurea da parte dei miei genitori, una vacanza a Londra, ne ho approfittato per raggiungere Reading e fare il colloquio. A loro il mio profilo e la mia attività svolta a Roma sembrava interessare ma comunque per i primi 6 mesi avrei dovuto pagarmi tutto da sola e sinceramente, considerando anche l'alto costo della vita a Londra, non era quello che stavo cercando.

Il tuo trasferimento a Milano e la decisione di frequentare il master in ricerca clinica presso l'Università di Milano è stato motivato solo dalla volontà di seguire il tuo compagno o, al contrario, è un percorso che avresti comunque intrapreso?

Difficile rispondere a questa domanda. L'idea di trasferirmi a Milano è arrivata in seguito ad una breve esperienza fatta all'interno di un laboratorio di medicina sperimentale a Roma, dove sono tornata dopo aver deciso di rifiutare l'opportunità di Reading. Esperienza che non mi ha vista per niente soddisfatta, anzi mi ha solo portata ad allontanarmi dalla ricerca di base. Quindi a questo punto ho sentito l'esigenza di dare una svolta alla mia vita: grazie all'appoggio dei miei genitori e sfruttando anche il bando Bollenti Spiriti della regione Puglia, che dava l'oppportunità di ricevere una borsa di studio per partecipare ad un master, ho deciso di trasferirmi a Milano e frequentare il master. Qui mi si è aperto un nuovo mondo, in particolare una ricerca alla quale l'università non mi aveva preparata ma che subito mi ha entusiasmato. La ricerca clinica mi è sembrata più vicina al letto del malato e anche dei familiari in quanto passa attraverso lo sviluppo di nuove terapie, nuove chirurgie o nuove modalità assistenziali. Infatti per ricerca clinica si intendono tutte le ricerche, o meglio studi, condotte sull'uomo.

Attualmente lavori presso l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. Puoi ritenerti soddisfatta della tua attuale posizione lavorativa o hai altri progetti futuri?

Lavoro in questo istituto no-profit da gennaio 2011, in particolare collaboro con due laboratori: il laboratorio di ricerca sul coinvolgimento dei cittadini in sanità e l'unità di ricerca nel dolore e cure palliative. Mi ritengo assolutamente soddisfatta del mio lavoro: ogni giorno mi si presentano nuovi stimoli, mi viene data la libertà di pensare a nuove attività di ricerca. Anche qui tanto soddisfatta quanto precaria. Non ho ovviamente il contratto a tempo indeterminato tanto ambito in Italia, ho solo una borsa di studio tra l'altro in scadenza. Ma sembra che comunque qui in istituto ci sia ancora posto per me e per il mio lavoro. Nonostante ciò, ho comunque altri progetti per il futuro. Sono sicura del lavoro che voglio continuare a fare ma non ho ancora deciso dove e come. Sono sempre alla ricerca di nuove opportunità.

Nella tua presentazione hai dichiarato di essere molto legata a Noci, soprattutto per la presenza della tua famiglia, ma di avere poche occasioni utili per poterci tornare. Pensi mai alla possibilità di poter tornare un giorno a vivere più vicina al tuo paese e quindi anche ai tuoi cari?

Ci penso spesso alla possibilità di tornare ma non credo sarà mai possibile. Noci offre davvero poco sul piano professionale. Certo, a Noci ci sono le mie origini, la mia infanzia felice lungo le stradine del centro storico ma soprattutto i miei genitori. Penso spesso che quando saranno loro un giorno ad aver finalmente bisogno di me io sarò lontana. L'unica soluzione possibile è che siano i miei genitori un giorno a seguirmi.

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