Le quattro casalinghe di Tokyo

temTEMPERAMENTE - Avevo letto commenti entusiasti riguardo a Le quattro casalinghe di Tokyo, di Natsuo Kirino. Leggerlo è stato, come al solito, molto diverso da come mi aspettavo che fosse. Ma questa volta in positivo: quello che ho trovato nelle pagine di questo scritto mi ha raccontato alla perfezione l’amarezza della vita, per chi si ritrova ad essere vittima degli eventi.

Le quattro donne del titolo sono colleghe di lavoro part-time in una fabbrica che produce colazioni pronte alla periferia della capitale nipponica. Il loro è un lavoro duro, manco ben retribuito (anche se maggiormente rispetto al turno diurno), e neppure socialmente ben visto. Ci si sporca le mani, i turni sono massacranti, e le lamentele non sono accettate: orde di ‘disperati’ prenderebbero il tuo posto in caso di licenziamento prematuro. Il candidato ideale per questa figura professionale è infatti chi vive ai margini della società, le casalinghe appunto, e gli immigrati che ancora non parlano bene il giapponese, come la ben nutrita colonia di brasiliani.

L’unica consolazione è forse quella di coltivare amicizie, appoggiarsi agli altri. Ed è quello che capita alla dolce Yayoi, alla forte Masako, alla ‘maestra’ Yoshie e pure alla superficiale Kuniko, una gallina senza argomenti che bada più alle griffe che a qualsiasi altra cosa. A casa, ad aspettarle al rientro dal lavoro, hanno tutte e quattro una vita affettiva molto complicata, chi per un verso, chi per un altro. Mariti o fidanzati glaciali, ben lontani dalla passione e dall’affetto dei primi tempi, figli adolescenti il cui unico desiderio è avere una paghetta più alta, la gestione della casa, suocere malate di cui occuparsi…

Le incombenze poste sulle spalle di queste donne sembrano senza fine, senza scappatoie. Il principio della fine, la goccia che fa traboccare il vaso, l’inizio dell’inclinazione verso il baratro è l’omicidio perpetrato da Yayoi Yamamoto. Il marito Kenji non fa altro che scialacquare i loro risparmi al tavolo del baccarat e a tornare a casa sempre più tardi e sempre più ubriaco, e adesso Yaoyoi è stanca marcia di sgobbare la notte per pagare i vizi del marito. Per questo lo priva della vita, in un raptus di lucida follia.

Questo gesto efferato non le dà la scossa di paura o soddisfazione che si aspettava, niente, è invece pervasa dall’indifferenza, dalla sensazione che tutto questo andava fatto. Nel suo animo si annida però la consapevolezza che adesso bisogna far sparire il cadavere, per non doverci pensare mai più. E per non passare il resto della vita in galera, dettaglio non secondario. Lei non sa da che parte cominciare. Decide quindi di affidarsi a Masako, risoluta e determinata com’è, è probabile che sappia come agire.
E infatti lo sa: l’unica soluzione, a suo modo di vedere, è quello di far a pezzi il corpo e disfarsene così, un poco alla volta.

Nell’operazione viene coinvolta dapprima Yoshie e in seguito pure la ficcanaso Kuniko.
Superate le prime reticenze dettate dall’etica e dalla paura, le donne si scoprono abili in questa macabra occupazione. Addirittura si ventila l’idea di farne una vera e propria professione, per dire addio alla società di colazioni pronte e a tutta l’aura di fallimento che sembra inseguirle da quando sono state costrette ad accettare questo lavoro. Sembra incredibile, vero? Come le protagoniste siano cambiate e come ciò che poco prima avrebbero aberrato, diventi in poco tempo più di una possibilità. Sul loro cammino però troveranno gente più navigata della malavita, persone per le quali ‘scrupoli’ non è altro che un termine in un dizionario, primo fra tutti l’usuraio che reclama i propri soldi da Kuniko, la più debole del gruppetto.

Questa assurda situazione si protrarrà fino all’imprevedibile, pirotecnico e inaspettato finale, dove la psicologia umana (e le sue turbe) verrà fuori prepotentemente a farla da padrone, e scommetto che vi lascerà a bocca aperta, come ha fatto con me.

Natzuo Kirino, Le quattro casalinghe di Tokyo, Biblioteca Neri Pozza, 1997, euro 14

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