My generation

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TEMPERAMENTE - My generation è l’autobiografia di Igort, al secolo Igor Tuveri, disegnatore, fumettista, illustratore sardo, uscita a novembre 2016 per Chiarelettere. Il titolo del libro è la canzone degli Who, inno generazionale che spiega bene alcuni importanti elementi: il carattere punk della generazione di Igort e il suo essere, in un certo senso, testimone e parte di uno spirito collettivo, allargato e comune, che comprende Igort e tutti quelli che hanno vissuto con lui.

Il libro è un’esplosione di suoni, musica, colori, personaggi. Procede in modo ordinato e cronologico, ma il ritmo che contiene è totalmente irregolare e coinvolgente. È un ritmo punk. Inizia con la musica classica, amatissima dal padre, impiegato e compositore al tempo stesso, che ascoltava musica a volume talmente alto che ne eri investito sin dalla strada, causando l’ovvia irritazione dei vicini, per il padre di Igort totalmente irrilevanti.

La famiglia di Igort è, per usare un eufemismo, particolare: oltre all’amore sfrenato del padre per la musica, c’è la madre, convinta di avere visioni e poter parlare con i morti, la nonna che fuma e beve caffè come non ci fosse un domani e che ha sperperato la ricchezza dei Tuveri, nobili e ricchi possidenti terrieri, per godersi mostre e teatri in giro per l’Italia, e poi c’è il fratello di Igort, definito dalla madre “il figlio sfortunato” e tutta una serie di personaggi che frequentavano la casa, come il capellone signor Fracchia, che vi invito a scoprire nelle pagine del libro.
La fantasia galoppante di Igort si associa quindi a un contesto particolarmente stimolante, che culmina nello sfascio della casa padronale, fatta a pezzi per ritrovare il tesoro perduto di un vecchio zio che secondo leggenda era sepolto nelle fondamenta della casa. Comprensibilmente, finita l’adolescenza, in cui si è nutrito di storie, lette e scritte, Igort lascerà l’isola per andare prima a Londra, nella caleidoscopica Camden Town, e approdare nella mitica Bologna di quegli anni.

Sono gli incontri quelli che hanno definito la personalità dell’illustratore. Gli amici con lo stesso sogno e passione per l’illustrazione, con cui fonderà riviste e sperimenterà l’ebbrezza della pubblicazione, e poi i più famosi, celebri e importanti per tutti aldilà dell’esperienza personale di Igort: Paz, Tondelli, Freak Antoni.
Gli incontri sono anche quelli avvenuti idealmente tramite affinità elettive, con la musica innanzittutto: Iggy Pop, Lou Reed, i Clash, i Sex Pistols, ma anche gli italiani Gazvaneda, gli Skiantos, oltre che il primo iniziatore che apre la porta verso quello che sarà, David Bowie.

Quando in quel palcoscenico di un’adolescenza difficile si affacciò Ziggy Stardust, con il suo costume scintillante, fu una vera e propria epifania. (...)

Fanculo alla polvere, fanculo alla tetraggine di certa musica, era arrivata la fantasia.
Musica, a fiumi, scorre nelle pagine di questa biografia metà punk rock e metà fumetto; musica e letteratura, che si insinua nello stesso modo e con lo stesso peso nella formazione di questo ragazzo in primis, la fantascienza, di cui Igort e amici diventa un cultore, collezionando Urania e divorando libri su libri – amatissimo Burroughs; e poi un altro testo sacro, Il giovane Holden di J.D. Salinger, mito e paragone con cui misurarsi e da cui pescare forze per la ribellione, su carta come nella vita.

E noi viaggiavamo con la fantasia, felicemente perduti in atmosfere desolate e distanti dal sole rovente sotto cui trascorrevamo l’intera esistenza. La letteratura ci appariva come l’antidoto alla kryptonite di un’esistenza sciatta e avvilente, un’opportunità per penetrare altre dimensioni che si intrecciava strettamente al mondo immaginifico che ci nutriva. E che avrebbe nutrito gli autori che saremmo certamente diventati.
Igort sperimenta, disegna, raccoglie storie, illustra, e, con la sfrontatezza degli innovatori, si propone alle riviste che in quegli anni hanno fatto la storia – del fumetto, della satira, della coscienza sociale – in Italia, fino a fondarne una sua, con i suoi compari. Bologna è forse il più grande incontro della vita di Igort, la città che indubbiamente gli ha permesso di espandersi e realizzarsi, nonostante il freddo inospitale, e in cui ha costruito la sua dimensione. Una città brulicante di giovani, in cui il Dams rappresenta la base per tante piccole factory propulsive di idee.

Non è stato tutto facile per Igort e se non si è smaterializzato completamente nello slogan del «No future. Piss off, destroy» è stato grazie all’aver riconosciuto ciò che «ti risuona dentro» nelle storie e nelle illustrazioni che ha creato.

E sai una cosa, papà? Fu un cavallo, per quel che ricordo, a salvarmi prima che io cadessi nel burrone mentre giocavo nel campo di segale della mia infanzia disturbata. E come fece ad afferrarmi dato che aveva gli zoccoli è presto detto: magia del fumetto. Ecco. Verità.

Igort, My Generation, Chiarelettere, 2016, € 19.90

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