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Il coraggio di Sophia

11 19 IntervistaSophiaSilvestriNOCI – Se la storia della nostra concittadina Sophia Silvestri fosse un film, un titolo azzeccato per la sceneggiatura potrebbe sicuramente essere “Il coraggio di Sophia”. L’anima di Sophia si è incarnata nel corpo di Donato, e ha dovuto lottare non poco per poter finalmente emergere. Un percorso di transizione lungo e doloroso, ma oggi Sophia è una donna serena e realizzata, che irradia forza, coraggio e positività ai colleghi e agli amici. Con lei, nel corso di una lunga, intensa ed emozionante chiacchierata, noi di Noci24 abbiamo parlato del suo percorso personale ma anche e soprattutto di DDL ZAN e di Diritti Umani.

Pur essendo un bambino circondato da affetti e da tanto amore, già all’età di 6 anni, qualcosa impedisce a Donato di vivere appieno la spensieratezza che avrebbe dovuto essere propria di quell’età. Già da allora Sophia bussa alle porte della sua anima, e Donato avverte una specie di blocco, derivante dal non riuscire a mostrare il vero sé. La società degli anni ’90 però, ancora molto limitata socialmente, ritiene depreacabile per un maschietto indossare abiti femminili. E così Donato ricaccia indietro la presenza di Sophia, reprimendo i suoi istinti. Ma quel blocco, quel senso di incompletezza e di irrealizzazione permangono. Donato si butta a capofitto nello studio, realizza il sogno di diventare ingegnere, si innamora e sposa la ragazza che diventerà poi sua moglie e la madre dei suoi due figli. La vita coniugale trascorre serenamente. Proprio quando a Donato sembra che Sophia si sia fatta da parte, iniziano i primi naturali problemi che si verificano quando ci si immette nel mondo del lavoro ed è lì che la sua anima femminile riemerge. Si riaffacciano la depressione e gli attacchi di panico. Donato decide di rivolgersi ad uno psichiatra che lo aiuta a comprendere che non c’è nulla di sbagliato in lui, che non soffre affatto di disturbi psichiatrici, che non è una malattia ma solo la rivelazione della sua vera natura. E allora Donato non può fare altro che dare il benvenuto a Sophia, accettarla come il suo vero io. Sophia però ora deve trovare un coraggio in più: quello di presentarsi finalmente a parenti e amici che hanno sempre amato Donato.
“Non è stato facile, affatto! Le paure maggiori erano il non essere accettata e ritrovarmi conseguentemente sola. Per fortuna, però, non è accaduto nulla di quanto temessi” - ci dice Sophia – “Ho iniziato a mostrarmi gradualmente, dopo aver sondato il terreno, e ho scoperto che le persone che amavano Donato hanno amato Sophia con la stessa, se non con maggiore intensità. Ho anche instaurato nuovi legami, nuove bellissime amicizie. Anche sul lavoro le cose hanno iniziato a funzionare per il meglio. E’ stata una vera e propria rinascita e anche chi mi circonda respira e percepisce questa mia ritrovata serenità”.
Sophia è oggi molto attiva sui social, schierata come una guerriera in difesa dei diritti LGBT. A questo proposito, ha destato l’attenzione di molti il post pieno sì di delusione, ma anche di propositiva voglia di non arrendersi, pubblicato sul suo profilo all’indomani della dolorosa bocciatura del DDL ZAN con scrutinio segreto.
Il testo del DDL Zan prevedeva che fosse istituita e celebrata il 17 maggio di ogni anno all’interno delle scuole di ogni ordine e grado la “Giornata internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”.
Sophia aveva quindi chiesto e auspicato nel suo post che anche gli Istituti Scolastici nocesi aderissero all’iniziativa, e l’idea ha subito trovato l’approvazione dell’Amministrazione (in special modo della Commissione Pari Opportunità) nonché dei cittadini. E la stessa Sophia si dice entusiasta di un riscontro tanto positivo, perché le risposte migliori, quelle più autentiche, sono certamente quelle che vengono dai cittadini e delle istituzioni locali più che dalla politica nazionale. Lì dove lo Stato è assente, non vuol dire che i cittadini e gli enti locali non possano organizzarsi e fare squadra, soprattutto per quanto riguarda i diritti umani e in special modo la tutela delle minoranze. Abbiamo chiesto alla Silvestri come immaginerebbe fosse organizzata negli istituiti scolastici nocesi la giornata internazionale contro l’omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia, e lei ci ha fatto giustamente presente che “Una variabile fondamentale dipenderebbe soprattutto dall’età. Com’è ovvio, non si può usare lo stesso linguaggio e toccare gli stessi argomenti con i bimbi della primaria e con gli studenti delle superiori. Questi ultimi sono già in una fase più consapevole della scoperta del loro corpo e della loro identità. La cosa fondamentale però è partire dall’educare all’uso delle parole. Sono esse che spesso e volentieri feriscono più di un’aggressione fisica. Le parole hanno un peso e bisogna che i ragazzi imparino a misurarle, senza nascondersi dietro il classico “l’ho detto per scherzo”. Il concetto cardine è questo: non esiste qualcuno che sia “sbagliato” o inferiore a qualcun altro. Esiste solo la diversità ed è giusto che sia accettata e vissuta come motivo di arricchimento. Mi piacerebbe che spesso si ripetesse “Ciò che è diverso non è sbagliato!”.
Sophia aggiunge: “Avere un diverso orientamento sessuale non è sinonimo di perversione, deviazione o tantomeno di pornografia. Iniziamo ad abbattere questi preconcetti arcaici. Alcuni decenni fa ai trans o agli omosessuali l’unica possibilità che restava era vendere il proprio corpo, ma solo perché venivano totalmente esclusi, relegati ai margini della società. Oggi invece tanti sono imprenditori e imprenditrici di successo, dirigenti aziendali, artisti con alle spalle carriere di tutto rispetto. Abbiamo fatto delle ottime conquiste, ma questo non deve far sì che ci si culli sugli allori. Tanto resta ancora da fare, e a tal proposito terrei a ribadire un concetto importante: oggi la società è di gran lunga più aperta e accogliente rispetto agli anni 90, ma mi piacerebbe che chi venisse dopo di noi trovasse un mondo ancora migliore di quello che ho trovato io e di quello che c’è oggi. Un percorso sociale che non deve arrestarsi”.
Sophia è un vulcano di idee ma soprattutto di cultura e cita anche diverse civiltà dove era considerato normale amare persone dello stesso sesso o essere gender fluid. A cominciare dagli antichi romani e addirittura da alcuni imperatori passati alla storia. Poi sono arrivate le “caste” politiche e soprattutto religiose. E ciò che prima era non tanto normale ma proprio naturale è diventato peccato mortale. Forse sarebbe utile ripercorrerla questa parte della storia, anche tra i banchi di scuola, per evitare di fare passi indietro dal punto di vista sociale, e per guardare invece sempre al futuro.
Ci viene spontaneo chiedere a Sophia cosa consiglierebbe a chi si trovasse a vivere lo stesso travaglio interiore che ha logorato lei per diverso tempo, a chi stesse rimuginando ancora sul sentirsi sbagliato, e magari continuasse dolorosamente a fingere di essere ciò che in realtà non sente di essere.
Sophia ci risponde prontamente: “La prima cosa che mi sentirei di consigliare sarebbe appunto il parlare. Parlarne con la migliore amica o il migliore amico, con il parente o meglio ancora con la persona poco conosciuta della quale però percepite la sensibilità. Parlare aiuta tantissimo. In secondo luogo, io credo molto nell’esistenza dell’esempio. Perciò cercate sempre di confrontarvi con persone che abbiano compiuto lo stesso percorso che voi vorreste intraprendere, per capire ciò che abbia significato per loro, quali emozioni e quali paure abbiano provato e se corrispondano a ciò che state provando anche voi. Soprattutto, confrontarsi può essere utile per capire dove altri abbiano attinto il coraggio e la forza. Quando non ci si sente soli, si è anche capaci di tirar fuori al meglio la forza e le risorse interiori che già sono in noi. Se poi sentiste che la realtà del vostro paese vi stesse stretta, tenete sempre conto che quello non è il mondo ma solo una piccolissima parte di esso. Si può sempre andare fuori, conoscere e respirare un’altra realtà. Non fermatevi a ciò vedete, a ciò che è lì sotto i vostri occhi. Allargate i vostri orizzonti anche attraverso internet, che se usato intelligentemente può essere un validissimo aiuto”.
Abbiamo ancora una curiosità prima di salutare Sophia e le chiediamo quindi perché abbia scelto proprio questo nome.
E lei ci spiega: “Come molti sicuramente sapranno “Sophia” in greco significa sapienza, conoscenza. Etimologicamente, lo stesso termine “filosofia” significa “amico della sapienza”. Ho scelto il nome Sophia perché il mio percorso di transizione ha comportato una profonda conoscenza e consapevolezza di me”.
A Sophia, con il suo coraggio e la sua cultura, auguriamo la piena realizzazione dei suoi desideri, e ci auguriamo che la sua testimonianza possa essere d’esempio per quanti ancora siano paralizzati dalla paura di non essere accettati e di ritrovarsi soli.

Foto di Sophia Silvestri

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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