NOCI - Com’è superfluo ribadire, le pagine di una testata giornalistica non servono esclusivamente a raccontare eventi di cronaca; di sport: di politica; di arte e di cultura. Possono (e anzi devono) servire anche ad ascoltare voci e richieste. Questa volta, in redazione è arrivata una vocina molto speciale. È quella di un tenerissimo micino randagio dalla storia molto particolare e sofferta, che ha chiesto di poter parlare direttamente al cuore dei nostri lettori, per trovare una famiglia adottiva che dia un senso al tempo che gli resta. Leggete quindi cosa ha da dirci.
“Miao a tutti,
cari lettori di Noci24! Mi chiamo Tigrino ma alcuni residenti del mio quartiere mi chiamano anche Jack. Devo dire che mi piace avere due nomi! Ho circa due anni e come per tutti i randagi, la vita con me non è stata affatto clemente. Mi considero anche io un “sopravvissuto” a tutte le insidie della strada, alla fame e al freddo delle lunghe notti invernali. Ne ho scampati di pericoli grossi! Qualche macchina mi aveva reso zoppo per un certo periodo, poi la zampetta è guarita. Durante la stagione degli amori, le lotte con i miei rivali per conquistare qualche bella micina mi hanno procurato spesso diverse ferite. Me la sono sempre cavata, ma l’ultima volta la “botta” è stata veramente pesante. Un altro micino mi ha graffiato in un occhio, perforandomi la cornea. Tra il forte dolore e la visuale ovviamente ridotta, ho seriamente rischiato di finire sotto qualche auto. Ma a volte, la vita regala dei piccoli grandi miracoli. E così, due ragazze del quartiere si sono prese cura di me. Si sono divise i compiti mettendo a mia disposizione chi lo spazio e chi il tempo. In coccole e cibo non si sono entrambe risparmiate. Una di loro mi ha portato dal veterinario per curare l’occhietto. Purtroppo non potrò recuperare la vista, ma almeno abbiamo fermato il dolore e il rischio di future complicazioni. Purtroppo, però, la vita doveva ancora riservarmi l’ennesima batosta. Mi è stata diagnosticata la FELV. Per chi non lo sapesse, è la leucemia felina che per gli umani è totalmente innocua, mentre è altamente contagiosa tra gatti che dividono lo stesso ambiente. Questo ha stravolto ulteriormente il mio piccolo mondo. Una delle due “zie” che si occupano di me e che ha già adottato altri 3 micini, non potrebbe purtroppo continuare a farlo nella misura in cui vorrebbe. L’altra, potrebbe vigilare su di me, nutrirmi e coccolarmi ma non adottarmi ufficialmente, perché la sua casa, purtroppo, non è a misura di gatto: a piano terra e su una strada ad alto scorrimento dove facilmente qualche auto porrebbe fine alla mia vita (come già stava accadendo). Ero fortemente indeciso se scrivere o meno questa lettera. Inizialmente, ho pensato che nessuno avrebbe mai voluto adottarmi, cieco da un occhio e malato di FELV come sono. Poi, però, mi sono detto che se due piccoli miracoli di sensibilità e gentilezza sono avvenuti, potrebbe accaderne anche un terzo. Cerco solo una casa a “misura di gatto”, con il giusto spazio e al riparo dalle auto (meglio se con un bel giardino). Soprattutto, cerco un cuore che batta all’unisono con il mio, qualcuno che possa amarmi in maniera intensa e sincera e che non abbia in casa altri gatti. Non perché voglia primeggiare, s’intende, ma per via della mia malattia. Una malattia che non so quanto tempo possa ancora lasciarmi. Forse due, forse tre anni… così ha detto il veterinario. Quello che so è che mi piacerebbe fosse un tempo “di qualità”. Perché fa un’enorme differenza trascorrerlo in strada o al caldo di una casa piena d’amore, su delle ginocchia salde e con delle mani che mi accarezzino. Le “ziette” che mi hanno curato fino a ora hanno fatto alcune ricerche e hanno scoperto che se è vero che la malattia ormai mi ha “segnato”, l’amore e un ambiente sereno, accogliente e privo di stress potrebbe prolungare la mia vita. Ah, dimenticavo la cosa più importante: sono un gran coccolone che passerebbe ore a farsi accarezzare. Sono un micino tranquillo, tanto che nel quartiere tutti mi chiamano “il gattino buono”. Sono un gran sonnecchione e amo mangiare. Ogni carezza la ricambio con grandi fusa e dando i “bacini” con gli occhi. Sono anche un gattino un po’ “psicologo”, perché capisco subito quando una persona è triste e ha l’anima ferita. Mi piazzo lì di fianco e a mio modo cerco di “ricucire” quel cuore. Che aggiungere? Vi ho già detto tutto, vi ho aperto il mio cuore felino e non mi resta che sperare in un cuore umano che mi faccia un po’ di posto e riempia di amore il tempo che la vita ancora mi concederà.
Miao a tutti!”
Jack-Tigrino.























