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10 09marcocortestimaramoschiniNOCI (Bari) - Non era la prima volta che assistevamo ad uno spettacolo di Marco Cortesi e Mara Moschini, autori e interpreti forlivesi, eppure la scorsa domenica 7 ottobre, a Masseria Torre Abbondanza a Noci, ci è sembrato di ricominciare tutto di nuovo. Perché lo spettacolo proposto era diverso; perché il duo ci poneva difronte a verità vissute da uomini e donne che hanno vissuto la storia del secolo scorso; perché questa volta, al centro di tutto, c’era il simbolo della guerra fredda, ovvero il famoso muro di Berlino.

Se nel 2014 Marco e Mara portavano in scena, nella palestra scoperta della scuola Positano lo spettacolo “Rwanda: Dio è qui”, una storia vera che viene dalle pagine del genocidio rwandese (1994), oggi, a distanza di 4 anni sono ritornati per sottoporre all’attenzione storie di vite umane vissute o tristemente finite durante gli anni del muro di Berlino, nonostante – dimezzo- ci fosse stata anche l’interpretazione de “La Scelta. E tu cosa avresti fatto?” (narrazione di storie di uomini e donne vissute durante le atrocità del conflitto in ex-Jugoslavia e la pulizia etnica di quegli anni).

10 09mirkolavianoDie Mauer. Il Muro, fortemente voluto dal nocese Mirko Laviano, è stato articolato da quattro appassionanti e incredibili storie che tengono con il fiato sospeso: storie di persone che avevano il loro amore al di là del Muro e che hanno fatto di tutto per rincontrarlo anche a costo della propria vita, di chi attraverso la passione per la fotografia voleva far vedere al mondo intero cosa succedeva a Berlino Est e di chi ha contribuito in modo decisivo, in veste di giornalista come Riccardo Ehrman, a far cadere il muro che ha tolto la libertà ai berlinesi per 28 lunghi anni.

Lo spettacolo è stato intenso e coinvolgente, anche grazie all’attenzione che è stata riservata per i particolari, come le tracce sonore che accompagnano la voce dei due attori, registrate proprio nei posti in cui ebbero luogo le vicende raccontate durante lo spettacolo. O alla puntigliosa ricerca storiografica che i due attori hanno fatto per ricostruire le vicende, intervistando 43 testimoni, diretti e indiretti, e avvalendosi dell’aiuto del Liceo Linguistico di Forlì per la traduzione dei documenti in lingua tedesca. Ed è proprio questa ricostruzione fedele degli ambienti della fredda Berlino Est, e la bravura degli attori nel raccontare e coinvolgere attraverso queste storie incredibili, che immergono completamente lo spettatore dentro le vicende narrate e lo riportano indietro nel tempo, agli anni della guerra fredda.

Ad essere raccontate: 1) l’epica fuga da Berlino est di Hans Weidner, autista invalido di guerra che non voleva collaborare con la polizia segreta nonostante le ripetute minacce della Stasi: con l’aiuto di un amico Hans decide infatti di corazzare il suo Vomag (Vogtländische Maschinenfabrik AG), un autobus che, come si vantava l’azienda tedesca, non si fermava mai. E non si fermava veramente mai, tanto da sfondare il muro e portare la sua famiglia e quella dell’amico nella Berlino occidentale.

2) La storia di una ragazza berlinese appassionata di fotografia e dei Pink Floyd che, in occasione del concerto del gruppo britannico a Berlino Ovest, decide di ascoltarlo dall’altra parte del muro. Ma nella DDR la musica dei Pink Floyd non era ben vista, e gli appassionati che seguivano il concerto vengono caricati dalla polizia e malmenati: La ragazza berlinese scatta delle foto del massacro e questo la porterà a dover sopportare insieme al suo compagno Matias torture e violenze psicologiche nelle carceri della Stasi per non consegnare quelle foto che rimarranno nascoste sotto il sellino della sua bicicletta rossa e finalmente pubblicate tanti anni dopo.

Lo spettacolo, oltre ad appassionare e divertire il pubblico, dona anche due riflessioni profonde. La prima, si collega all’importanza della memoria. Dopo la caduta del Muro di Berlino, il 9 Novembre 1989, si festeggiò e si gridò la fine della storia: “the wind of change” soffiava forte e liberava Berlino e l’Europa, facendo presagire un futuro di libertà e pace. Tuttavia, i muri, secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite, sono oggi 73 e proprio quei paesi dell’Europa centro-orientale che avevano spinto e guidato il cambiamento, polacchi e ungheresi in primis, stanno diventando democrazie illiberali, come scrive Timothy Garton Ash su Repubblica di venerdì 11 maggio.

E poi la seconda riflessione, quella che riguarda ognuno di noi come individui. Perché le storie raccontate dai due attori non sono solamente storie di chi ha provato a superare il muro, quello fatto di cemento armato e checkpoint, ma anche di chi ha seguito un sogno abbattendo i propri muri interiori, vincendo la paura. 

 

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