Il film “Solitudine e sete” arriva finalmente anche a Noci

11 29 SolitudineEsete 3NOCI (Bari)- Lo scorso 28 novembre presso la Sala Convegni del gruppo Putignano sita in via Pio XII è stato proiettato il film “Solitudine e sete”, diretto dal regista Fedele Dalessandro. La serata è stata resa possibile grazie alla collaborazione e alla disponibilità dell’Uten (Università della terza età di Noci) e con il patrocinio del Comune di Noci e del Gruppo Putignano. Due le proiezioni previste: una alle 18:30 e l’altra alle 20:00, entrambe seguite da un incontro con il regista moderato dal dottor Antonello D’Attoma, che ha offerto importanti ed interessanti spunti di riflessione.

11 29 SolitudineEsete 1Il mediometraggio “Solitudine e Sete”, ha partecipato a prestigiosi premi come il David di Donatello e ha girato le sale di tutta la Puglia e non solo, riscuotendo un grande successo e scuotendo profondamente gli animi in merito a tematiche come l’abbandono sociale e il disagio che ne consegue, il bullismo, le difficoltà che comporta il percorso di crescita. Un film autoprodotto con costi bassissimi, che come ha ricordato lo stesso regista, mira ad arrivare al cuore della gente. Dato che molti attori sono nocesi e che compare anche la nostra Piazza Garibaldi in una delle scene principali, era decisamente giusto che approdasse anche a Noci.

Tra la platea, anche l’attore protagonista, il nocese Francesco Eugenio Curci, la cantante Sara Nigri e il pianista Enzo Palattella  che nel film eseguono rispettivamente con pianoforte e voce il brano “Come ti vorrei”, scritto da Benedetta Palattella.


11 29 SolitudineEsete 2Il filo conduttore è una gerbera rossa: quella che un ragazzo dal passato doloroso porta ogni sacrosanto giorno sulla tomba della madre, l’unica persona che l’abbia mai veramente amato. Un ragazzo nato in seguito ad un “incidente di percorso”, da una coppia in età già più che matura, e cresciuto senza un padre che preferisce fuggire di fronte alle sue responsabilità con la patetica scusante di non sentirsi pronto. Da questa gerbera rossa paiono diramarsi due voci in antitesi: quella della madre, che sembra voler ancora rassicurare il figlio, e quella della sua coscienza, che sprona il ragazzo ad ultimare con coraggio e fierezza il suo percorso di crescita. Questo dramma umano si consuma tra l’indifferenza totale di chi lo circonda, dai custodi del cimitero ai compagni di scuola che l’avevano a loro tempo schernito in maniera avvelenata. E come se ciò non bastasse, si consuma ai suoi danni anche un’aggressione fisica da parte di tre bulli che lo avvicinano col pretesto di una sigaretta. Se il ragazzo troverà alla fine un suo equilibrio, una sua serenità, lo lasciamo ovviamente scoprire allo spettatore. Quello su cui ci preme soffermarci sono le riflessioni emerse dal dibattito-incontro che si è tenuto alla fine di ciascuna delle due produzioni, moderato dal Dott. Antonello D’Attoma e che ha coinvolto oltre al regista Dalessandro, anche la stessa platea.

Il titolo scelto non avrebbe in realtà bisogno di spiegazioni, perché la solitudine e la sete rappresentano le due massime condizioni di disagio e malessere in cui un individuo possa incorrere, sia dal punto di vista psicologico che fisico. Fedele D’Alessandro ha spiegato di voler porre l’accento su un fenomeno che pare dilagare, con conseguenze spesso tragiche.
“Non dico che un tempo non accadesse, ma c’era molta più solidarietà e capacità d’empatia. Se si captava del malessere da parte del vicino di casa, del compagno di scuola o del conoscente, veniva spontaneo chiedergli: “Ti vedo triste: va tutto bene? Posso fare qualcosa per te?” Oggi invece a nessuno sembra importare dell’altro”- ha dichiarato molto schiettamente il regista. Il fatto che le scene siano state girate tutte senza la presenza di gente in “background”, in momenti in cui le location erano deserte è stata una scelta voluta, proprio per rendere meglio l’idea del vuoto esistenziale.

Alla domanda “Dove vorresti arrivare con questo film?” D’Alessandro ha risposto in maniera secca ma eloquente: “Vorrei arrivare solo ai cuori della gente! Quello è il premio più importante. Tutti gli altri riconoscimenti, se saranno conseguiti, diventeranno certamente motivo di orgoglio!”
Il regista ha ovviamente ringraziato tutti coloro che hanno contribuito affinchè il film diventasse una realtà e ha rivelato che è in fase di montaggio un backstage con tutto quello che è appunto avvenuto dietro le quinte, con risvolti talvolta esilaranti. Un modo per sdrammatizzare anche la serietà degli argomenti trattati.
Una domanda abbiamo voluto porla anche noi di Noci24, chiedendo a  Dalessandro se gli sia mai capitato, all’indomani di una delle varie proiezioni, che qualche ragazzo vittima di bullismo, qualche genitore o qualche insegnante lo contattassero oltre che per complimentarsi, per confidargli una qualche esperienza diretta.
“Mi è capitato di essere contattato da una madre che ha voluto segnalare un doloroso episodio di bullismo subito a scuola dal figlio. Quello che però l’aveva maggiormente ferita, era stato il fatto che la Preside non avesse mosso un dito, non adottando alcun provvedimento disciplinare pur essendo perfettamente al corrente degli avvenimenti. Molto spesso, anche all’interno delle scuole, fa comodo ammassare la polvere sotto il tappeto perché un atto di bullismo comporta tutta una serie di responsabilità e può ledere il “buon nome” di un istituto scolastico! E a farne le spese sono sempre e ovviamente i più deboli!”

In conclusione, “Solitudine e sete” è non tanto un film che dovrebbero guardare coloro che sono stati vittime di bullismo, ma soprattutto coloro che lo hanno attuato ai danni degli altri. Vedendo sbattuta sullo schermo in tutta la sua realistica crudezza la sofferenza che può aver causato, il bullo potrà finalmente affermare: “Ma cos’ho fatto?”

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