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12-20-Suor-LianaNOCI (Bari) - Si è svolto sabato 17 dicembre alle ore 17.30, nella sala convegni della Parrocchia SS Nome di Gesù, il Workshop formativo sulla genitorialità, dal titolo: "Una sfida Possibile". Il tutto è stato organizzato dal movimento G.A.M., Gioventù Ardente Mariana, con la collaborazione dell'ANSPI "Madonna della Croce". Tra i relatori, purtroppo, Don Marco Carluccio non ha potuto più partecipare al dibattito per un lieve incidente d'auto. lo ha sostituito suor Liana (in foto).

Marianna Miccolis, nelle vesti di presentatrice dell'evento, ha presentato brevemente l'associazione ANSPI, nata per sostenere la comunità G.A.M., che da Maggio risiede nei locali, accanto al santuario. Sottolinea, la stessa- "Questo luogo Santo è profondamente amato dai nocesi e vuole diventare un posto, di crescita integrale, spirituale e umano, di risposta alle nuove domande del dolore e dell'uomo d'oggi sempre più fragile e smarrito. Da questa voglia nasce l'incontro di oggi che speriamo sia l'inizio di seri percorsi di crescita per molti".

L'iniziativa si propone di affrontare diversi temi da quello della nascita a quello del passaggio alla genitorialità, considerati un evento centrale nel ciclo di vita individuale e in particolar modo nella storia della coppia e nell'intreccio tra le generazioni. Aggiunge: "Il discorso si amplia abbracciando anche forme diverse di genitorialità, poiché tutti siamo chiamati a prenderci cura di qualcun altro". Subito dopo, Suor Liana, ha fatto un breve discorso, con riferimenti alla vita di Gesù e ai rapporti con i suoi genitori, ha citato i Salmi, portando l'esempio di Davide. 

La parola è poi passata al relatore, dottor Doriano Pellecchia, psichiatra, psicoterapeuta, didatta ordinario SIPI e responsabile di quest'ultimo a Bari. E' partito con dei dati, del Formez 2009, sulla dimensione qualitativa dei rapporti all'interno della famiglia, i quali, rilevano che questa è sempre più isolata, c'è una difficoltà crescente di conciliazione tra cura e lavoro, inadeguatezza del ruolo educativo genitoriale, aumento degli atti di violenza, crescente l'instabilità coniugale e accentuazione dell'individualismo personale, l'assenza di dialogo intergenerazionale e così si accentua il disagio adolescenziale.

Aggiunge: "E' stata fatta un'intervista sui giovani, risalente all'anno scorso, e il 70% si sente solo, preoccupato, il 60% in qualche momento della vita ha fatto un'esperienza con stupefacenti, il 10% ha una sofferenza di bulimia e anoressia, circa un giovane su quattro dice di sentirsi depresso". Il disagio degli adolescenti si esprime con reazioni: aggressive, depressive, regressive fino all'autolesionismo, che è figlio molte volte del rifiuto di uscire dall'eden in cui tutto è possibile, una forma estrema di protesta, perché si costringe ad affrontare e ad adattarsi a un mondo senza protezioni, infatti, è triplicato rispetto agli anni 70, il fenomeno dei suicidi in età adolescenziale.

Il conformismo porta ad adattarsi acriticamente ai modelli culturali correnti e l'intolleranza, in cui la paura di confortarsi con i propri limiti, porta al rifiuto di tutto ciò che è diverso. Mentre la famiglia tradizionale dava sostegno materiale, affettivo, senso di appartenenza e valori precostituiti e certi, la famiglia moderna ha perso questa funzione. Per lavoro i genitori sono lontani per molto tempo, la scuola non riesce a essere sostitutiva, il bambino viene a trovarsi solo con se stesso, davanti ad un televisore.

"Che cosa insegnare a un figlio - prosegue Pellecchia - per farlo diventare adulto e capace? Pensare: identificare un obiettivo, elaborare un progetto per raggiungerlo, saper affrontare i problemi che si trovano lungo la strada, saper sopportare le frustrazioni, avendo la capacità di affermarsi e adattarsi dove questo è possibile, saper fare scelte e assumercene la responsabilità, essere capaci di incontrarsi con l'altro nel dialogo e nella tolleranza, valori che lo guidano, un senso da realizzare nella vita. Per creare un se, adulto e funzionante, è necessario, realizzare: il bisogno idealizzante, attraverso regole e valori, il bisogno di transfert speculare, dare affetto".

Mantenere i confini fra genitori e figli è importante, come la divisione di funzioni nella coppia: alla madre la funzione affettiva, al padre quella normativa, la centralità di aiutare i figli a passare dalla dipendenza all'autonomia, serve a crescere. Bisogna dare sostegno alla famiglia, per permetterle di svolgere al meglio il suo ruolo di genitorialità. Con questo primo evento si desidera avviare un cammino che dovrà portare nei prossimi mesi, a un ciclo di seminari formativi sulla genitorialità rivolti a coppie di sposi, e non solo, disposti a un percorso personale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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