Gianpietro Ghidini: la testimonianza di un "padre coraggio" contro le dipendenze

08 18 GianpietroGhidini 3NOCI (Bari) - Lo scorso 16 agosto, la solenne Celebrazione Eucaristica in onore di San Rocco è stata veramente innovativa e sentita. Innovativa perché per si è tenuta all’aperto, in Piazza Garibaldi, dove l’effige del Santo patrono è stata traslata alle 18:30, troneggiando sul palco come fosse una star. E Rocco in realtà lo è: una “stella spirituale” che brilla luminosissima.

La Messa, a cui hanno preso parte anche i membri della Confraterinita dell'Addolorata  è stata concelebrata da Padre Giustino Pege, Abate di Noci. Padre Giustino ha ricordato come dall’alto dell’Abbazia Benedettina della Madonna della Scala, lui e i confratelli preghino costantemente per la cittadinanza nocese. Momento molto importante e toccante, a Celebrazione ultimata, è stato l’incontro con Gianpietro Ghidini, manager bresciano di successo che porta in giro la sua testimonianza contro ogni forma di dipendenza, per aiutare tanto i giovani quanto le loro famiglie. Gianpietro ha visto morire suo figlio Emanuele proprio in seguito all’assunzione di sostanze stupefacenti e battersi perché non accada ad altri è diventata la sua missione. Prima di lasciare la parola a Ghidini, è intervenuto brevemente il sindaco Domenico Nisi, chiamato sul palco da Don Stefano Mazzarisi, portavoce di una tenace battaglia contro le dipendenze. 

08 18 GianpietroGhidiniL’aspetto giovanile, ma il volto sofferto e gli occhi lucidi che lasciano trapelare un dolore mai cancellato: Gianpietro Ghidini, è salito sul palco così. Indossava una maglietta rossa, sul cui retro capeggiava la scritta: “Hugs no drugs”- “Abbracci, non droghe”. E’ diventato il suo slogan: l’unica forma di dipendenza tollerabile deve essere quella dagli affetti umani.
Gianpietro ha confessato che da giovane era uno di quei ragazzi che volevano cambiare il mondo; uno di quelli che non trovava giusto che ci fosse chi avesse troppo e chi nulla. Per cambiare il mondo doveva darsi da fare e guadagnare molto, in modo da poter così aiutare la gente meno abbiente. E Dio lo mette alla prova: terminati gli studi, Gianpietro riscuote molto successo nel suo lavoro, al punto da riuscire a creare anche una società tutta sua ben quotata in borsa.

“Il denaro è molto pericoloso però: più ne hai e più vuoi averne. E l’egoismo cresce proporzionalmente ai guadagni”- ha dichiarato Ghidini con profonda umiltà. L'imprenditore, in questo "momento d'oro" della sua vita, non si ferma mai: il guadagno e l’accumulo di denaro prendono il sopravvento anche sugli affetti e sul tempo dedicato ai figli. Fino alla decisione di prendersi la cosiddetta “pausa di riflessione”, andandosene di casa dopo tanti anni di matrimonio felice. Il manager però non resiste a lungo lontano dalla moglie e dai figli, così annuncia il suo ritorno, che avverrà la sera della vigilia di Natale. E’ la sera del 24 novembre 2013: a Natale manca ancora un mese, e come faceva spesso, Gianpietro va a far visita ai figli. Emanuele, di 16 anni sta per andare ad una festa con dei ragazzi più grandi di lui, ma stranamente è scuro in volto, totalmente privo dell’entusiasmo che invece dovrebbe pervadere chi sta per prendere parte ad una serata all’insegna della musica e del divertimento.

“Emanuele, ti vedo strano. Io e te prima o poi dobbiamo parlare”- gli dice Gianpietro. Uno sguardo a quell’orologio che ora si rifiuta di portare al polso e si accorge di avere un importante appuntamento di lavoro. Deve correre: il dialogo con Emanuele può aspettare. Peccato però che quella chiacchierata tra padre e figlio non ci sarà più. Gianpietro si ritrova sulle sponde del fiume Chiese, in compagnia di un amico di suo figlio Emanuele, che gli spiega che da circa un’ora, il corpo del ragazzo si trova in quelle acque gelide. Alla festa che si è tenuta quella sera è girato di tutto: alcool e vari tipi di droghe. Qualcuno convince Emanuele a provare qualche pasticca, forse dal potere allucinogeno.

Il ragazzo è probabilmente convinto che questo lo renderà “figo” come i più grandi, ma il suo corpo non la tollera e inizia a star male…molto male. Gli amici, invece di allertare la famiglia e il 118 decidono di portarlo a fare un giro: un po’ d’aria fresca gli farà sicuramente bene e forse nessuno si accorgerà di nulla. Giunti nei pressi del fiume Chiese però, anche per l’effetto delle sostanze assunte, la vista dell’acqua scatena in Emanuele uno strano istinto suicida. “Devo Uccidermi!”- esclama prima di buttarsi di sotto e di lasciare che la corrente trascini via i suoi 16 anni. 

Provate ad immaginare un padre che si trova sulle stesse sponde dove poco prima era il figlio, allo stesso bivio, su quella linea sottilissima.  L’istinto è quello di saltar giù anche lui: istinto acuito dalla rabbia e il rimorso di non esserci stato, di non essere arrivato in tempo. “Qualcosa mi ha frenato: ho pensato fosse troppo comodo andarsene senza fare i conti con i propri sbagli!”- ha affermato Ghidini. Tutto per lui si è fatto improvvisamente chiaro, come si evince dalle sue stesse parole: “Sapevo cosa dovevo fare: non ero riuscito a salvare mio figlio, ma forse avrei potuto fare qualcosa per altri ragazzi, per tanti altri Emanuele, che avrebbero potuto essere ugualmente miei figli e per tanti genitori colpiti dal mio stesso dolore! Se Dio ci dice che dobbiamo restituire ciò che ci è stato donato, mi sono chiesto perché non dovessi sentirmi in dovere di farlo anche io, nonostante mio figlio mi fosse stato tolto. In fondo poi, mi reputavo fortunato ad avere dalla mia parte la salute, altri figli e una moglie a lottare al mio fianco. Forse la sfida della vita è proprio questa: restituire in forma di amore quel dolore che abbiamo provato e che sembrava schiacciarci!” E’ così che nasce l’associazione “Ema pesciolinorosso”, che si propone di ascoltare e aiutare i giovani caduti nel tunnel di qualsiasi forma di dipendenza (dalle droghe agli alcolici, passando per il gioco d’azzardo).

Nel corso della serata, è stato proiettato un breve ma efficace video sul tema della donazione degli organi, e quindi su come dalla morte, possa ancora risbocciare la vita. Parlando del suo rapporto con Dio, Gianpietro Ghidini ha candidamente ammesso: “Non sono un uomo dalla fede incrollabile, ma cerco di aggrapparmi con tutto me stesso a quelle poche briciole di fede che posseggo. Non posso concepire per nulla l’idea che non esista un Dio. Credo solo che forse sbagliamo a cercarlo al di fuori, perché Dio si trova dentro di noi. Risiede nella nostra coscienza e proprio per questo non possiamo sfuggirGli!”

L’ imprenditore ha voluto congedare la platea con quattro parole, il suo slogan “rapp”
R= Ringrazia ogni giorno per quello che hai e di cui altri non godono
A= Ama e aiuta gli altri
P= Preparati con passione. La cultura, anche quella da autodidatti, è sempre un’arma vincente
P= Perdona! Serbare rancore verso chi ci ha feriti non ci aiuta, perché la rabbia e l’odio sono corrosivi per noi stessi. Se perdoniamo, facciamo un atto d’amore anche nei confronti di noi stessi.

La parola è poi passata a Marcello, che fu insegnante di Emanuele. E Marcello, malgrado la giovane età ha dimostrato una grande saggezza, ponendo l’accento su quanto sia necessario insegnare ai ragazzi prima di tutto le emozioni. “Quando entro in classe e si è già alla quarta o quinta ora, trovo espressioni stanche e svogliate e chiaramente non posso mettermi a riempire quelle menti di nozioni a raffica. Devo prima sondare il loro stato psicologico ed emotivo. E’ necessario poi suscitare un interesse vivo e attivo, perché l’apprendimento risulti efficace”. Secondo il prof Marcello, una lezione ti deve interessare e anche emozionare perché non cancelli subito dopo l’interrogazione per cui magari ti sei preparato. Come dargli torto?

Attilio, grande amico di Gianpietro, ha voluto ulteriormente rimarcare quelli che sono gli obiettivi che l’associazione “Ema pesciolinorosso” si propone. Uno stand informativo comprensivo di gadget come il braccialetto dell’associazione e di libri tra cui quello dal titolo “Era tutto perfetto” scritto dallo stesso Ghidini. Questo "padre coraggio" racconta in queste pagine come l'illusione di avere tutto sotto controllo nella propria vita possa miseramente crollare. Le righe tracciano un parallelo tra le vita di Giobbe e quella di Gianpietro: solo nel momento in cui si tocca il fondo si può iniziare una meravigliosa e completa risalita.

 

 

 

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