NOCI - Il Priore del monastero benedettino della Madonna della Scala di Noci don Vitoantonio Goffredo, 43 anni, ha ricevuto l’ordine sacro del diaconato per imposizione delle mani dell’arcivescovo della diocesi di Brindisi - Ostuni mons. Giovanni Intini, domenica 27 aprile 2025, domenica della Divina Misericordia, nella chiesa abbaziale di Noci, durante la Concelebrazione Eucaristica delle 10:30.
Si è così concretizzata, nella sua prima fase, la vocazione al sacerdozio di don Vito, per volontà del padre abate della Madonna della Scala Dom Paolo Maria Gionta e per la preghiera al Signore di tanti e in modo particolare dell’arcivescovo Intini, che da quando era sacerdote, nocese anche lui, ha accompagnato, ha sostenuto la vita spirituale di don Vitantonio che ha sempre ricercato Dio fin dalla giovinezza. Infatti don Vito è stato nel Seminario diocesano di Conversano durante gli anni del liceo dal 1995 al 2000. Poi nel Seminario regionale di Molfetta per gli studi di teologia dal 2000 al 2005. Entrato nel monastero della Madonna della Scala nel giugno 2006, ha emesso la Professione solenne come monaco l’11 luglio 2011, e da ottobre 2017 è priore.
La Messa, partecipata da tanti fedeli, si è svolta alla presenza di autorità civili: tra cui il vice sindaco di Noci Giandomenico Miccolis e l’assessore regionale Fabiano Amati; di autorità militari, dei famigliari, monache e religiose, oblati secolari della Madonna della Scala. L’abate Paolo Maria all’inizio della celebrazione rivolgendosi a don Vito ha detto: «Desidero esprimere un sentito ringraziamento a te caro don Vito per aver accolto con disponibilità l’appello a ricevere gli ordini sacri, anzitutto il diaconato come questa mattina. Ti ho rivolto tale appello nella convinzione che tu abbia le disposizioni per assolvere il ministero nello spirito e con lo stile intesi da San Benedetto e cioè come un servizio e non una promozione […] Il monaco ordinato nel suo parlare e nel suo operare è espressione della sua comunità e della vocazione di questa ad essere fermento di valori evangelici. Certamente tu sei chiamato a mettere a frutto le doti di cui sei rivestito e le competenze da te acquisite, ma sentendoti sempre parte e volto della tua comunità. Questo garantirà inoltre che si compia in verità in te la Parola detta dal Signore risorto: “Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi”». L’arcivescovo Intini nell’omelia dopo aver ricordato Papa Francesco, e in comunione con il vescovo Giuseppe Favale ha detto: «Vogliamo vivere questo momento di gioia: ho ardentemente desiderato nella mia preghiera che don Vito fosse scelto finalmente per l’ordine sacro». E ha poi spiegato il significato e il valore dell’ordinazione di un monaco secondo la Regola di San Benedetto. Bellissimo il pensiero dell’arcivescovo Intini «su cosa dobbiamo fare per servire fortemente il Signore: il primo dono che ci abilita al servizio è lo Spirito Santo. Quello Spirito che ci aiuta a rigenerare la nostra mente, il nostro cuore, ci libera dagli schemi, ci libera dalle paure, dalle prigionie, che rende forte anche le nostre fratture; le nostre ferite possono diventare una risorsa se sono curate con il balsamo dello Spirito […] Lo Spirito suscita in noi l’ascolto e la contemplazione della Parola di Dio. Se non ci nutriamo della Parola di Dio il nostro servizio rischia di diventare qualcosa che ci auto-propone come brave persone […] ma non è servizio di Cristo, non è il servire come Cristo, non è imitare Cristo nel servizio […] Allora abilitati dallo Spirito, nutriti dalla Parola che diventa Eucarestia, che diventa cibo che ci nutre (possiamo essere) l’ombra di Pietro. Abbiamo ascoltato nella prima lettura che i cristiani nelle piazze portavano gli ammalati, perché solo passando Pietro li coprisse con la sua ombra. Questo è il servizio per noi ministri ordinati, per il popolo santo di Dio: diventare l’ombra come l’ombra di Pietro. Dobbiamo sentirci innanzitutto bisognosi di ombra. Bisognosi di essere accarezzati, toccati incoraggiati dalla Misericordia del Signore, ma nello stesso tempo dobbiamo essere portatori d’ombra […] Lasciamoci coprire dall’ombra dello Spirito nell’ascolto della Parola per diventare ombra per i nostri fratelli, per portare sollievo ai nostri fratelli […] Allora noi come portatori di questa ombra dello Spirito siamo chiamati, sei chiamato caro don Vito nella comunità monastica a vivere l’ombra come protezione, come custodia, senza sopraffare, ma con delicatezza di chi vuole custodire, di chi vuole curare, di chi vuole rendersi compagno di viaggio e sostegno per il fratello nel momento del bisogno. L’augurio che rivolgo a te caro don Vito, l’augurio che faccio a tutti noi è che veramente, fortificati dallo Spirito, che vince le nostre paure, nell’ascolto costante della Parola, ritroviamo il nostro essere missionari, il nostro essere portatori di Cristo nelle realtà della vita e lo facciamo con la delicatezza dell’ombra che copre, avvolge, risana e fortifica le persone che incontriamo sul nostro cammino, soprattutto le persone più fragili, che ci tendono la mano». La Messa è proseguita con l’Ordinazione diaconale e con la Liturgia Eucaristica. A conclusione della Messa e prima della benedizione finale, don Vito ha espresso tre sentimenti , tre pensieri: « Il primo sentimento è quello della gratitudine, della riconoscenza» rivolte alla Santissima Trinità« modello indefettibile di comunità d’amore, origine e fine di ogni dono perfetto[…]», alla famiglia di origine «papà Giacomo che dal cielo veglia sempre su di noi e ora gioisce con noi per questo evento di grazia; mamma Rosa davvero una donna speciale e forte tutta dedita a Dio e al bene della famiglia, […]», alla famiglia monastica «il Padre Abate e tutti i singoli fratelli[…]mi sia concesso di ringraziare don Luigi Maria il mio maestro dei novizi che ha curato la mia formazione iniziale»; alle autorità, ai presbiteri e diaconi presenti, a chi ha preparato la celebrazione, ai due cori che hanno animato la Messa: il coro del canto gregoriano diretto da Letizia Butterin e il coro della chiesa madre di Noci.« Il secondo sentimento l’ho chiamato sentimento degli spartiacque» riferendosi alla ordinazione sacerdotale dell’arcivescovo Intini avvenuta il 29 giugno 1990.« Da quella data in poi mi convinco che vale la pena spendere la vita per il Signore[…] avevo appena 8 anni» Ha poi don Vito ricordato la cura , l’attenzione con cui l’arcivescovo Intini ha sostenuto, incoraggiato la sua vocazione, come anche il vescovo Domenico Padovano e mons. Nicola Novembre, suo primo parroco. Di seguito don Vito ha espresso le parole dell’Arcivescovo Intini alla notizia della sua ordinazione diaconale che sono state «Tanto abbiamo pregato che alla fine ci siamo riusciti»: così il terzo pensiero di don Vito riguarda la preghiera: «Il Signore esaudisce chi ricorre a Lui con fede e con insistenza». Don Vito ha citato inoltre un pensiero di mamma Natuzza, Natuzza Evolo, una mistica contemporanea in via di beatificazione: «La vita mi ha insegnato una cosa bellissima cioè la certezza, la consapevolezza vera che Dio Esiste e che niente è più forte del suo amore […] Vale la pena pregare, perché solo così ognuno capirà il senso vero della vita […]» Poi don Vito tra l’altro ha concluso dicendo: «Il riconoscere che Gesù è il Figlio di Dio, affidarsi a Lui solo, unica salvezza del mondo, ci proietta verso la Gerusalemme del cielo, alla quale tutti dobbiamo anelare e verso la quale tutti ci dobbiamo incamminare. […] Anelare sempre e desiderare incessantemente di giungere nella Gerusalemme del cielo per l’incontro finale con il Signore, perché è questo lo scolpo per cui viviamo. […] Avere lo sguardo proiettato verso il Signore. Auguro a tutti voi un buon cammino, e a Te Signore, Dio della vita, sono grato e riconoscente, e Tu continua, ti preghiamo, a usare verso di noi grande anzi infinita ed eterna Misericordia». Alla fine della Messa i monaci hanno offerto a tutti i partecipanti un buffet nel chiostro del monastero.

























