Da cristiani, in Politica

11-15-papa-benedetto-xviLa Riflessione - A pochi giorni dall’inaugurazione dell’Anno della fede (11 ottobre 2012), il Santo Padre incontra, a Castel Gandolfo, i componenti del Comitato Esecutivo dell’Internazionale democratico-cristiana: Comitato presieduto dall’On. Pier Ferdinando Casini il quale nel suo indirizzo di saluto al Pontefice conclude dicendo che per lo Stato democratico non c’è sana laicità senza Dio e la religione.

Com’è noto, in quest’ultimo decennio - e segnatamente dopo le indescrivibili atrocità dell’11 settembre 2001 consumate,  a New Jork, per mano del terrorismo arabo-islamico - il trinomio laicità-Dio-religione ha occupato gran parte dello spazio del dibattito pubblico: dibattito tracimato, inoltre, nelle sedi più importanti degli organismi politici internazionali.

Benedetto XVI, sapendo di parlare ai cristiani laici impegnati in politica e nella vita pubblica, non s’attarda, comunque, a riproporre la dottrina cattolica sul laicismo, sul deismo e sul fondamentalismo religioso, che negano, rispettivamente, la laicità positiva, il teismo personale e il pluralismo confessionale: egli, invece, punta dritto sui quattro valori naturali o razionali della società ovvero sulla vita umana, sul matrimonio, sulla famiglia e sul bene comune.

Della vita umana, la Chiesa cattolica ha una prevalente concezione personalistica e solidaristica nel senso che i valori del bene della persona e della società sono valori interdipendenti che sussistono nell’essere della dignità dell’uomo e delle sue relazioni interpersonali. “Il contributo politico ed istituzionale di cui voi siete portatori - dice il Papa - non potrà quindi limitarsi a rispondere alle urgenze di una logica di mercato, ma dovrà continuare ad assumere come centrale ed imprescindibile la ricerca del bene comune, rettamente inteso, come pure la promozione e la tutela della inalienabile dignità della persona umana. Oggi risuona quanto mai attuale l’insegnamento conciliare secondo cui ‘nell’ordinare le cose ci si deve adeguare all’ordine delle persone e non il contrario’ (Gaudium et spes, 26). Un ordine, questo della persona, che ‘ha come fondamento la verità, si edifica nella giustizia’ ed ‘è vivificato dall’amore’ (Catechismo della Chiesa cattolica, 1912) ed il cui discernimento non può procedere senza una costante attenzione alla Parola di Dio ed al Magistero della Chiesa, particolarmente da parte di coloro che, come voi, ispirano la propria attività ai princìpi ed ai valori cristiani”. Tutelare e promuovere la dignità di ogni persona umana è, quindi, il fine supremo dell’azione politica: azione che, per i cattolici, si traduce in una vera e propria missione esigente di carità sociale, mossa - come insegnava Giuseppe Lazzati - da una spiritualità creativa, sapienziale e comunionale. Ad ogni cittadino deve essere assicurato, allora, un insieme di beni e servizi pubblici che lo rendono protagonista della vita civile e corresponsabile della vita sociale. Questo è il baricentro democratico del pensare e dell’agire politicamente, da parte dei cattolici.

Così continua il Papa: “Il rispetto della vita in tutte le sue fasi, dal concepimento fino al suo esito naturale - con conseguente rifiuto dell’aborto procurato, dell’eutanasia e di ogni pratica eugenetica - è un impegno che si intreccia…con quello del rispetto del matrimonio, come unione indissolubile tra uomo e una donna e come fondamento a sua volta della comunità di vita familiare. E’ nella famiglia, ‘fondata sul matrimonio e aperta alla vita’ (Discorso alle autorità, Milano, 2 giugno 2012), che la persona sperimenta la condivisione, il rispetto e l’amore gratuito, ricevendo al tempo stesso - dal bambino al malato, all’anziano - la solidarietà che gli occorre. Ed è ancora la famiglia a costituire il principale e più incisivo luogo educativo della persona, attraverso i genitori che si mettono al servizio dei figli per aiutarli a trarre fuori (e-ducere) il meglio di sé. La famiglia, cellula originaria della società, è pertanto radice che alimenta non solo la singola persona, ma anche le stesse basi della convivenza sociale”. La prima forma - associata, perfetta e generante - dell’ordine naturale o razionale della persona è il matrimonio ovvero l’unione indissolubile tra un uomo e una donna. Su questo punto, c’è da dire che, a livello sociale e politico si registra, ancora, un grave ritardo culturale e antropologico in quanto si ritiene che sia la Chiesa cattolica a volere l’indissolubilità e la tipicità del matrimonio canonico: in effetti, non è così perché il matrimonio prima di essere un sacramento cristiano è un istituto sociale inscritto nell’essenza dell’amore totale, gratuito e fecondo tra due persone eterosessuali. E’ da quest’ordine uno-duale che scaturisce l’ordine sociale e non viceversa. Ebbene, dall’ordine del matrimonio deriva l’ordine della famiglia, cellula elementare della società e “chiesa domestica” (cf Lumen gentium, 11): le convivenze di fatto, i matrimoni tra due persone dello stesso sesso, ecc. non possono avere gli stessi diritti dei coniugi perché, dal punto di vista ontologico, non esiste una società di persone di fatto o una società di persone omosessuali. “Un autentico progresso - continua il Papa - della società umana non potrà dunque prescindere da politiche di tutela e promozione del matrimonio e della comunità che ne deriva, politiche che spetterà non solo agli Stati ma alla stessa Comunità internazionale, al fine di invertire la tendenza di un crescente isolamento dell’individuo, fonte di sofferenza e di inaridimento sia per il singolo sia per la stessa comunità”.    

Al valore naturale della vita umana, del matrimonio e della famiglia, Benedetto XVI aggiunge il valore naturale del bene comune che si raggiunge attraverso l’attuazione della giustizia sociale, basata sul principio etico secondo cui a ogni cittadino va garantito tutto ciò che gli è necessario per esercitare, pienamente, il suo diritto di cittadinanza. Su questa strada, un’autentica politica ispirata cristianamente esige un graduale “riassetto assiologico” (o valoriale) dove l’economia va posta a servizio dell’uomo e il mercato va orientato a servizio del bene comune. Su questi fondamenti antropologici ed etici, i cattolici che amano il prossimo attraverso la politica hanno il dovere morale, quindi, d’impegnarsi per una più equa distribuzione della ricchezza, per una più giusta posizione sociale della famiglia e per una più dignitosa vita civile delle donne, dei giovani, degli anziani e dei “nuovi poveri”.- 

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