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07 13 presentazione i ribelli degli stadiNOCI (Bari) - "La gente tende a criminalizzare i fenomeni che non comprende, non conosce".
Nasce anche da qui l'idea di Pierluigi Spagnolo, giornalista de "La Gazzetta dello Sport" di raccogliere in un libro la storia, le regole e l'identikit del mondo ultras italiano, dalla sua nascita insieme ai moti del '68 fino a oggi.
Pubblicato nel 2017 da Odoya, il libro "I ribelli degli stadi. Una storia del movimento ultras italiano" è stato presentato anche a Noci, per volontà degli ultras nocesi, lo scorso 13 luglio, con la moderazione e gli interventi di Claudio Ragnini e di un gruppo di appassionati tifosi. (in foto da sx Pierluigi Spagnolo e Claudio Ragnini)

Spagnolo, tifoso del Bari dall'età di 10 anni (ora ne ha 41), alla sua prima volta allo stadio "Della Vittoria" non viene colpito dai campioni in campo, ma dalle coreografie e dai cori della Curva Nord.
Una passione per il mondo ultras che cresce sempre di più, fino a portarlo in curva con gli altri una volta diventato grande: un posto che non ha mai abbandonato, ma che soprattutto ha imparato a conoscere.
É da questo sguardo interno che parte il racconto sul mondo ultras: le sue regole, le sue motivazioni, la sua mentalità. Cosa porta un tifoso ad affrontare lunghissime trasferte per una partita da 90 minuti?
A legarsi profondamente a una squadra e a soffrire con e per lei?

La bellezza del mondo ultras è proprio questa, la passione, il tifo, l'appartenenza ed è ingiusto per Spagnolo che la gente, ma anche diversi suoi colleghi giornalisti, parlino di questo movimento soffermandosi solamente ai connotati negativi e agli errori.
Non mancano, però, le pagine più crude della storia del calcio nel libro "I ribelli degli stadi".
I vari casi Paparelli, Sandri, De Falchi, Esposito, Raciti e tutte le conseguenze di questi episodi incresciosi sugli ultras e la sicurezza negli stadi.
Dopo la tragica morte del giovane Andrea De Falchi, giovane tifoso giallorosso, allora diciannovenne, attaccato e ucciso brutalmente da una frangia deviata del tifo milanista, nel 1989 vengono imposte delle leggi speciali per la tutela del tifo organizzato e nel 2007, dopo l'uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri per mano dal poliziotto Luigi Spaccarotella, vengono introdotti i biglietti nominali e i tornelli.

"L'aggressività nasce col calcio, ma quando nel '68 prende viva il movimento ultras e quando anche quelli della nostra stessa generazione sono andati per la prima volta allo stadio, la violenza già esisteva. Il primo caso risale persino al 1920, quando un tifoso del Viareggio, in una ostica Viareggio-Lucchese, venne sparato da un Carabiniere.
La violenza ora è una manifestazione rara negli stadi ed è necessario sfatare i taboo che dipingono questi luoghi come pericolosi per la presenza di ultras cattivi e liberi di fare qualsiasi cosa vogliono".
A questo punto, Spagnolo sottolinea quanto gli ultras siano i primi a essere colpiti e anche pesantemente per comportamenti scorretti sugli spalti: punizioni a volte troppo esagerate, come l'interdizione per anni dallo stadio, a fronte di un contrappasso diverso per dirigenti e calciatori. Cita ad esempio il caso "Andrea Masiello", coinvolto in diversi filoni d'inchiesta sul calcioscommesse ai tempi della militanza nel Bari, per cui viene condannato, patteggia e infine dopo 2 anni e 5 mesi di squalifica dai campi ottiene la reintegrazione e l'ingaggio dall'Atalanta.
Ciò che denuncia Spagnolo è l'utilizzo di due pesi e due misure tra tifosi e addetti al settore, dove una cosa è una torcia accesa allo stadio e un'altra il macchiarsi di colpe ben più gravi verso il mondo del calcio e nonostante tutto, poterlo ancora frequentare e rappresentare.

Il mondo ultras vive tempi difficili anche per la questione "pay-tv": gli stadi sono sempre più vuoti, racconta il giornalista sportivo e la possibilità di vedere ogni singola partita, persino le amichevoli delle "grandi" con le squadre di provincia, toglie quella passione, quell'attesa, quel brio, quella voglia di andare a seguire il calcio e i suoi campioni dal vivo.
Anche se i veri ultras sembra che, nonostante tutto, non mollino mai.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

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