NOCI - Ci sono libri che raccontano una storia e libri che custodiscono una vita. In nome del figlio, pubblicato da La Quadra Editrice di Iseo, appartiene a questa seconda categoria.
Non è soltanto il racconto della morte improvvisa di Gianluca Notarnicola, studente universitario e promettente atleta di tamburello, stroncato a soli vent'anni da un arresto cardiaco il 9 aprile 2011 sul campo sportivo di Corte Franca, in provincia di Brescia, durante una partita di campionato. È soprattutto la testimonianza di come un dolore assoluto possa trasformarsi, senza mai essere cancellato, in memoria condivisa, responsabilità civile e impegno verso gli altri. Edito in tiratura limitata, il volumetto è oggi, almeno per il momento, fuori commercio. Rimane tuttavia consultabile presso la Biblioteca comunale "Mons. Amatulli" di Noci, dove è a disposizione dei lettori.
Per comprendere il senso profondo di questo libro è utile conoscere anche la storia del suo autore. Pino Notarnicola, nocese, nasce nel 1946. È figlio di Onofrio Notarnicola, carabiniere, e di Lucia Carucci. Dopo la laurea lascia la sua terra per trasferirsi a Brescia, come tanti giovani meridionali di quella generazione che cercavano nel Nord nuove opportunità di lavoro e di crescita; con lui si trasferisce anche la sorella Anna. In Lombardia costruisce la propria vita personale e professionale. Al liceo "Calini" incontra Anna Becchetti, che diventerà sua moglie e compagna di un'intera esistenza. Entrambi avevano scelto l'insegnamento come missione educativa: Pino sarà docente di Italiano, Anna insegnante di Inglese, formando per decenni generazioni di studenti nei licei di Brescia e della sua provincia.
L'approdo in Lombardia, tuttavia, non interrompe il legame con le proprie radici. Noci resta la casa degli affetti, il luogo delle origini, dove vivono i parenti e dove la famiglia ritorna frequentemente. Anche Gianluca cresce conoscendo la Murgia barese, trascorrendovi lunghi periodi insieme ai genitori. Quelle visite non rappresentano semplici vacanze, ma il filo che tiene unite due appartenenze: quella bresciana, dove nasce e vive, e quella nocese, ereditata dal padre e vissuta come patrimonio familiare.
È proprio questo intreccio di radici, affetti ed educazione a rendere ancora più dolorosa la tragedia del 9 aprile 2011. Gianluca, studente del secondo anno di Ingegneria delle Telecomunicazioni all'Università di Brescia e appassionato sportivo, si accascia improvvisamente durante una partita del campionato di Serie D di tamburello. La morte cardiaca improvvisa interrompe una vita ricca di promesse e lascia nello sgomento la famiglia e un'intera comunità.
Pino Notarnicola affronta la scrittura con il pudore di un padre e il rigore di un educatore. Lo dichiara egli stesso: queste pagine nascono "di getto", superando la naturale riservatezza e la riluttanza a esporre il proprio dolore, per una ragione semplice e profonda: «per amore di lui, in suo nome». È questa la chiave di lettura dell'intero volumetto. Nulla viene spettacolarizzato, nulla è affidato alla retorica. Ogni ricordo restituisce il volto autentico di Gianluca: un ragazzo intelligente, curioso, generoso, circondato da amicizie sincere, cresciuto in una famiglia nella quale la cultura, il senso del dovere e l'attenzione agli altri erano valori quotidiani.
La tragedia rappresenta quella frattura "lacerante e irreversibile" che sconvolge l'ordine naturale delle cose. Il libro, però, non si arresta al racconto della perdita. La sua parte più originale è forse quella che descrive il cammino successivo. Consapevoli che un simile dolore non può essere affrontato in solitudine, Pino e Anna scelgono di reagire trasformando l'assenza del figlio in una presenza operante. Dapprima con iniziative semplici, come i tornei sportivi in sua memoria, poi con un impegno sempre più ampio che porterà alla nascita di un'associazione dedicata a Gianluca.
L'obiettivo è preciso: promuovere la cardioprotezione e diffondere la cultura della prevenzione delle morti cardiache improvvise. Quel giorno, sul campo di tamburello, mancava persino un defibrillatore sull'ambulanza intervenuta nei soccorsi. Da quella dolorosa constatazione nasce un progetto che negli anni coinvolgerà amministrazioni, scuole, associazioni e cittadini, trasformandosi in un autentico movimento di sensibilizzazione.
Tra le pagine più intense del libro vi è quella in cui Pino scrive: «Gianluca morto ha condizionato la nostra vita probabilmente molto di più che se fosse stato vivo.» È una frase che potrebbe sembrare insostenibile, ma racchiude il significato dell'intera opera. Non è un'accettazione della perdita, bensì la consapevolezza che l'amore continua a produrre vita anche attraverso l'assenza. Un'amica aveva scritto ai genitori: «Resurrezione è quello che si fa in suo nome». Ed è proprio questa intuizione a diventare il filo conduttore del libro.
La testimonianza assume così un valore universale. In nome del figlio non parla soltanto di Gianluca, ma di tutte quelle famiglie che cercano una strada per convivere con un dolore irreparabile senza lasciarsene sopraffare. Come osserva la presentazione editoriale, il libro dimostra che è possibile "superare la paura della paura" e trasformare l'assenza in una presenza attiva.
Anche la vicenda pubblica di Anna Becchetti si inserisce coerentemente in questo percorso. Dopo aver ricoperto l'incarico di assessora alla Scuola e alla Cultura dal 2011 al 2016, sceglierà nel 2020 di mettere ancora una volta il proprio impegno al servizio della comunità candidandosi alla guida del Comune di Corte Franca, che amministrerà come sindaca fino a pochi mesi fa. È un ulteriore segno di come la memoria possa tradursi in partecipazione civile.
Dal punto di vista letterario, In nome del figlio convince proprio per la sua essenzialità. Non cerca effetti emotivi, ma autenticità. La scrittura è limpida, composta, profondamente umana. Si avverte continuamente la voce di un insegnante abituato a pesare le parole e quella di un padre che desidera soprattutto consegnare ai lettori il volto del proprio figlio.
Le pagine conclusive richiamano il celebre verso di Foscolo: «Sol chi non lascia eredità d'affetti poca gioia ha dell'urna». È probabilmente questa la sintesi più efficace del libro. Gianluca ha lasciato un'eredità d'affetti straordinariamente ricca. I suoi genitori hanno scelto di custodirla trasformandola in solidarietà, prevenzione, educazione e servizio.
Per questo In nome del figlio è molto più di un memoriale familiare. È un'opera che intreccia una storia personale con quella di due comunità, Brescia e Noci, unite dagli affetti della famiglia Notarnicola. È il racconto di un padre originario della Murgia barese, emigrato al Nord per costruire il proprio futuro, che attraverso la perdita più grande riesce a consegnare ai lettori una lezione di straordinaria dignità civile: il ricordo più autentico non è quello che si conserva nel silenzio, ma quello che continua a generare vita, speranza e responsabilità verso gli altri.
Giuseppe Basile























