NOCI - E’ uscito lo scorso 27 dicembre il nuovo singolo di Michele Pettinato dal titolo “La luce di chi si cerca”. Disponibile su youtube a questo link, è ascoltabile anche su tutti gli store digitali. Noi di Noci24 abbiamo incontrato il professor Pettinato e con lui, nel corso dell’intervista che leggerete di seguito, abbiamo parlato non solo del brano inedito appena uscito, ma anche dell’origine della sua passione per la musica, del valore sociale ed educativo che una canzone può avere, degli artisti a cui si ispira e di molto altro. Qui di seguito il link per l'ascolto: https://www.youtube.com/watch?v=9T0um3zdFTk
Michele, ti ringraziamo innanzitutto per aver voluto rilasciare questa intervista in esclusiva per i lettori di Noci24 e, prima ancora di parlare del tuo nuovo singolo, saremmo curiosi di sapere quando e come è nata la tua passione per la musica
“La musica ha accompagnato tutti i momenti della mia vita. Sin da piccolo sono stato educato all’ascolto di vari generi musicali, poi, nei primi anni ‘90 ho cominciato a suonare la chitarra e già da adolescente, sognavo di dare voce a quelle melodie che mi venivano in testa, tra un accordo e l’altro. Erano però sempre iniziative che tenevo rinchiuse nel mio cassetto. Poi, nel 2019, la decisione di pubblicare il primo brano “Per continuare a volare”, una canzone dedicata ai miei nipoti Giovanni ed Edoardo e incentrata sul racconto dell’incontro con una bambina indiana. Il messaggio era quello di raccontare un territorio, il nostro, che attraverso l’innocenza dei bambini ci insegna la bellezza dello stare con gli altri, in modo particolare con quelli che vengono da altre terre. Avrei forse tenuto quel pezzo ancora nel cassetto, ma avevo l’urgenza di fissare per sempre quei momenti dell’infanzia dei miei nipoti, con un video che li ritrae e che loro guarderanno con tenerezza quando saranno grandi”.
Quali sono gli artisti a cui ti sei ispirato e continui a ispirarti, i tuoi punti di riferimento?
“Dal punto di vista musicale il mio punto di riferimento è, chiaramente, tutto il cantautorato italiano, a cominciare da Lucio Battisti che mi affascina per tanti aspetti: la sua riservatezza, il suo genio, il suo sguardo proteso al futuro, la sua musica che non morirà mai. Mi piace molto anche il suono che James Taylor riesce a dare alla sua chitarra, a quelle canzoni dal sapore intimistico che ti prendono subito. Dopo quella prima canzone ho composto altri brani. In “Ah, terra mia” (2020) racconto la nostalgia di chi parte lasciando gli affetti più cari della propria terra. Anche lì, nel video, ci sono dei bambini che, pur nella nostalgia delle partenze, rappresentano la speranza del cambiamento che non può fare a meno delle radici a cui apparteniamo. Quel brano è stato anche un po’ profetico visto che nel 2021 mi sono trasferito in Emilia Romagna, dove tuttora risiedo e lavoro come docente di scuola secondaria a Reggio Emilia. Qui ho trovato tantissimo affetto e stima, a livello professionale e umano”.
Come si sposa la musica con la tua attività di insegnante? Immaginiamo che sia uno strumento potentissimo dal punto di vista educativo, proprio per via del suo potere comunicativo.
“La cosa bella a scuola arriva quando i ragazzi scoprono che scrivi canzoni. Si apre un ulteriore canale di dialogo che ci fa sentire sempre più uniti. Sono fermamente convinto che la musica e le canzoni possono essere uno strumento in grado di rendere più avvincente la didattica, non solo nelle materie umanistiche. Nei brani di alcuni autori è possibile ricavare tanti stimoli: le emozioni, indispensabili per accendere la voglia di imparare. Poi ci sono gli insegnamenti, l’arte, i sogni che fanno immaginare il futuro”
Parliamo ora de “La luce di chi si cerca”. Quando e dove è stato composto il brano? Sappiamo che hai scelto di toccare tematiche e corde emozionali molto forti…
"Lo scorso anno ho composto “La luce di chi si cerca”, un brano che è un invito a riscoprire la luce che abbiamo dentro. Siamo purtroppo circondati dalle brutture di un tempo che tende ad allontanarci, a distaccarci dicentando spesso insensibili. Dinanzi a questo scenario dobbiamo riscoprire quella parte nobile che c’è dentro ognuno di noi, quella luce che ci porta a cercare l’altro, le persone che stanno soffrendo. Penso alle tante solitudini delle nostre città, agli immigrati, ai bambini la cui infanzia è stata violata. Il brano, da inedito, ha partecipato alle selezioni 2024 del premio internazionale “Gianmaria Testa”, famoso cantautore scomparso nel 2016. Il video della canzone è anche un omaggio alla città di Reggio Emilia, una città che ho imparato ad amare in questi anni, da sempre all’avanguardia nella difesa degli ultimi. L’arrangiamento della canzone, come per altri brani, è stato curato dal M° Donato Fumarola che ringrazio”.
Cosa “bolle in pentola” per il futuro? Hai in cantiere altri progetti musicali?
“Per il futuro ci sono altre idee per nuovi brani e il sogno di pubblicare un cd che racchiude le produzioni di questi anni. Sono convinto che si scrive e si suona per esigenze personali, ma che sia bellissimo condividere le tue emozioni con il pubblico”.
Ottimo! Allora non ci resta che farti gli in bocca al lupo per e augurarci che tu voglia in futuro condividere con noi e con i nostri lettori.
“Grazie a voi. Certo, sarà un piacere condividerli!”






















