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1 27 VittorioTinelli 15 copyNOCI (Bari) - Vittorio Tinelli: cent’anni sono ormai passati dalla sua nascita e il suo ricordo è più vivo che mai. Il patrimonio che ci ha lasciato ha un valore culturale enorme e risulta ancora straordinariamente attuale. Lo scorso 25 gennaio, presso il Chiostro di San Domenico, si è svolta la prima delle due giornate dedicate all’approfondimento sulla sua figura e sulle sue opere. Ha parlato pochissimo suo figlio Dino, umile e schivo come il padre: la parola è stata lasciata a chi ha avuto il piacere di conoscere Vittorio e chi, pur non avendogli stretto la mano, è stato in qualche modo segnato da ciò che egli ha lasciato dietro di se. La serata, promossa su istanza dell’associazione “Vittorio Tinelli - Parole e cose nuove” ha raccontato il Vittorio insegnante, il Vittorio giornalista, il Vittorio poeta e soprattutto il Vittorio uomo. Gli interventi si sono susseguiti con lo stesso stile semplice ed incisivo, a tratti aulico e a tratti scherzoso che Vittorio avrebbe sicuramente amato.

Nei suoi saluti iniziali, il sindaco Domenico Nisi ha ribadito: “In un momento così delicato per la società in genere e quindi anche per la comunità nocese, fatto di incertezze, dubbi e paure, la figura di Vittorio Tinelli diventa sicuramente uno di quei modelli positivi a cui ispirarsi. La recente trasposizione in jazz di alcune poesie del maestro Tinelli, ad opera di Elena Paparusso, dimostra che Il suo percorso non è circoscritto al passato, ma ancora attuale e ancora in divenire. Una figura a cui appoggiarsi e da abbracciare con speranza e positività”.

Dino, il figlio di Vittorio, si è limitato esclusivamente a declamare alcune delle poesie più significative del padre e ad annunciare la prossima pubblicazione di una raccolta che si intitolerà: “Una novantenne del sud racconta”.
“Del resto, se volessimo pubblicare tutto ne avremmo di materiale (esistono attualmente ben 94 quaderni di poesie) ma non è escluso che a poco a poco ci riusciremo” - ha dichiarato Dino.

1 27 VittorioTinelli 7Per il resto sono state testimonianze umane e documentali a scandire la serata. A cominciare dal ritrovamento da parte dello storico Pasquale Gentile di una bellissima poesia originale ed inedita di Vittorio.
Nel declamare “Incanto”, Gentile si sofferma a riflettere su quanto amore traspaia da parte di Vittorio nei confronti della propria terra, capace di ammaliare letteralmente il “forestiero” che la visita. Ma lo storico e studioso di storia locale, presenta anche una faccia di Vittorio che purtroppo specialmente i più giovani non conoscono: il Vittorio Tinelli giornalista. “Ha proficuamente collaborato con “Il Tempo” di Roma, con articoli sintetici e chiari, andando dritto al sodo, adoperando poche parole per esprimere l’essenzialità dei concetti”.

1 27 VittorioTinelli 12La professoressa Elisabetta Intini si è soffermata invece sul ruolo del Vittorio insegnante, sottolineando un dato non poco importante: “La stragrande maggioranza dei suoi alunni ha intrapreso in età adulta la professione che aveva scelto negli anni della scuola elementare. Sicuramente molto ha inciso il contributo di Vittorio, che ha sempre creduto nei suoi alunni e nelle loro potenzialità, aiutandoli a realizzare se stessi. Una sorta di “maieutica socratica” insomma: un incentivo a “partorire” cose belle. Oggi pratichiamo un orientamento che pretende in fretta e furia di individuare le inclinazioni e le capacità dei ragazzi: l’orientamento di Vittorio durava ben cinque anni e lo attuava con pazienza e perspicacia”.

Suggestivo è stato il racconto dell’atmosfera che si respirava in casa Tinelli: una “casa-laboratorio” pregna di tranquillità, di sensibilità e di saggezza. L’odore dei libri di cui erano stracolme le mensole, stupendi origami svolazzanti che pendevano dal soffitto e anche un giradischi. Uno “scrigno quasi magico” da cui fuoriuscivano le note classiche di Puccini e quelle del cantautore Fabrizio De André, che tanto somigliava a Vittorio per quell’anarchia libera nella parola e nella creatività.

Vittorio amava porre tutti su un piano di uguaglianza, con un occhio particolare a chi viveva in condizioni di disagio morale o materiale. Qualcuno ricorda ancora il timbro della sua voce: una voce roboante, da “attore consumato”, che nascondeva però anche una velata timidezza mescolata ad una innata pacatezza. Anche se i suoi inconfondibili occhiali da sole (che indossava soprattutto in estate) gli conferivano un’aria ancora più autorevole, Vittorio amava far seguire un sorriso anche al necessario rimprovero che rivolgeva ai suoi alunni.

E anche le sue aule erano dei veri e propri laboratori di giovani menti. Ognuna delle sue sezioni aveva un “capoclasse”, non fisso come nelle altre, ma che cambiava quotidianamente. A sua volta, ogni capoclasse nominava un suo “reggente” che lo aiutava ad occuparsi della perfetta gestione della classe. Se qualcuno faceva qualche marachella o mancava di rispetto ad un compagno, c’era un vero e proprio “processo equo”, con i compagni in veste di giudici e di avvocati. Per un alunno che aveva spinto un suo amichetto, facendolo cadere rovinosamente, fu decretata la punizione. All’ultimo momento però, in fondo all’aula, un bimbo si alzò in piedi dicendo: “E se non l’avesse fatto apposta?”. La punizione gli fu evitata e il compagno che pronunciò quelle poche parole oggi è un valente avvocato.

Vittorio viene ricordato come grande amante della filosofia, ma al contrario di Talete, uno dei filosofi più conosciuti: il suo sguardo non era rivolto verso l’alto, bensì verso il basso, verso le radici da cui tutto nasce e prende forma. Da amante della propria terra Vittorio si dedicava visceralmente il dialetto, in grado di descrivere il sentimento, senza limitarsi all’oggetto. Notissima la sua “Grammatica del dialetto”, definita un’opera dalla straordinaria ed ancora ineguagliata unicità, nonostante sarebbe bello che qualcuno affinasse e completasse il suo lavoro.

1 27 VittorioTinelli 14Proprio della lettura di “Grammatica del dialetto” e del modo in cui Vittorio quasi la sminuì con infinita umiltà ha parlato il direttore della Biblioteca Comunale, Giuseppe Basile. “Mi sarebbe piaciuto, proprio in virtù del mio mestiere, focalizzarmi sulla sua grande produzione letteraria e avevo anche frugato negli archivi della biblioteca, preparandomi un piccolo discorso riguardo alle opere più importanti. Improvvisamente però, il cuore mi ha suggerito di portare una testimonianza umana più che documentale” - ha dichiarato Basile- “Di Vittorio ricorderò sempre la sua discrezione, e quell’apparente autorevolezza che subito si dissipava appena iniziavi a dialogarci, arrivando al punto da non sapere più chi fosse il docente e chi il discente. E ricordo anch’io l’altro suo segno distintivo, che oltre agli occhiali da sole lo rendeva immediatamente riconoscibile: il suo taccuino! Vittorio non se ne separava mai e amava annotarci di tutto: frammenti di poesie, proverbi, aneddoti ascoltati dalla gente comune in qualsiasi angolo del paese, che poi gli sarebbero serviti da spunto e da stimolo. Quando veniva in biblioteca, ai ragazzi impegnati nello studio e nelle ricerche, raccomandava sempre la perseveranza di fronte a ciò che non era stato compreso nell’immediato. Esortava anche a prestare attenzione alle piccole cose, perché le riteneva il punto di partenza per realizzarne di grandi”.

1 27 VittorioTinelli 15Scolpito nella memoria di tutti il Vittorio Tinelli del famoso gruppo musicale ed enogastronomico. “La Frasca”, assieme ad altre figure care alla memoria dei nocesi come Giovannino Miccolis, Sebastiano D’Onghia, Nicola Fiorelli, Rocco Fauzzi. Inevitabile la commozione nel pensarli in qualche angolo di cielo a suonare assieme e a volgere ogni tanto lo sguardo verso la loro Noci, per constatare se effettivamente ci sia chi continui a migliorarla e ad arricchirla di bellezza e cultura.

Di Vittorio Tinelli si parlerà ancora il prossimo 24 febbraio, sempre presso il Chiostro di San Domenico, sicuramente con altre belle e toccanti testimonianze indispensabili a far conoscere un importante ingranaggio della “parte buona e attiva” di Noci.

 

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