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09 7 SettembreinsantachiaraSanRocco 2NOCI (Bari)- Si è svolto lo scorso 5 settembre, a partire dalle ore 18:45 il primo appuntamento della XVIII edizione di “Settembre in Santa Chiara”. Il ciclo di conversazioni storiche ormai diventato appuntamento fisso per i nocesi amanti della cultura e della storia, ha come obiettivo favorire il senso di appartenenza e di cittadinanza, promuovendo la conoscenza del passato come mezzo per vivere al meglio il presente ed il futuro.

Di grande interesse il tema della serata: i Santi Patronali nell’iconografia statuaria, con particolare attenzione alla Statua di San Rocco realizzata da Francesco Paolo Antolini di Andria. Il Chiostro delle Clarisse, come ogni anno, ha ospitato relatori di elevatissimo spessore culturale! Sono intervenuti infatti la professoressa Isabella Di Liddo (docente di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università di Bari); la professoressa Antonella Simonetti (storico dell’arte e funzionario della Soprintendenza Archeologica Belle arti per la città metropolitana di Bari) ed Emilio Mastropasqua (dottore in storia dell’arte). La serata è stata introdotta dal direttore della Biblioteca Comunale Giuseppe Basile, mentre a porgere i saluti istituzionali è stato il Vice Sindaco Rocco Mansueto. Sapevate che la Sacra effige rischiò di bruciare in un incendio? O che Rocco fu per un periodo "destituito"dal titolo di Patrono? E cosa rappresenta la testa argentata ai suoi piedi? Invitiamo pertanto voi lettori più curiosi, a scoprire assieme a noi tutto ciò che  ancora non conoscete  sul nostro Patrono.

 “Ebbene sì, siamo orgogliosamente diventati maggiorenni!”- ha esordito Giuseppe Basile nel ricordare con quanto impegno e passione, nell’ormai lontano 2002, i soci del “Circolo Culturale Giuseppe Albanese” avessero organizzato la prima edizione del ciclo di conversazioni storiche. Non si aveva la certezza di quanto sarebbe durata l'iniziativa nel tempo, ma la cittadinanza nocese, si è dimostrata attenta e interessata, desiderosa di scavare con impegno nel proprio passato e alla ricerca delle proprie radici. Non a caso, il mese prescelto è settembre, quando le chiassose attività estive cessano, la città si svuota di turisti e ci si ritrova tra nocesi e riflettere sulla nocesità.

A prendere la parola per prima è stata la Dott.ssa Isabella Di Liddo, che lo scorso luglio è stata ospite della Confraternita dell’Addolorata in occasione della presentazione dei lavori di restauro dell’organo e della cantoria della Chiesa del Carmine. Tra le sue pubblicazioni infatti, ce n’è anche una autorevolissima che riguarda gli organi antichi. Con l’aiuto di alcune slide ha illustrato i frutti di accurate ricerche storico-artistiche raccolte in un saggio a cui hanno collaborato diversi studiosi ed esperti di arte.
“Anticamente, le statue lignee non erano considerate vera e propria espressione di arte, o comunque le si riteneva assolutamente di “serie B” rispetto a quelle realizzate in marmo o in argento”- ha spiegato la Di Liddo.

La statua del Santo Patrono, rappresenta più di ogni altra cosa l'identità di una comunità, e la “scuola napoletana” è ancora oggi famosissima nella realizzazione di effigi religiose. La cosiddetta “tecnica dell’incarnato”, molto complessa e sofisticata, conferisce quel particolare colorito che le fa sembrare “vive”.

A ciò si uniscono gli occhi in vetro, la cura dei dettagli come le rughe, le vene sotto pelle e le acconciature (realizzate da esperti “pellucchieri”). Particolare cura era riservata alle vesti, frutto del sapiente lavoro di sarti che utilizzavano le stoffe più belle e pregiate.
Attraverso le slide, la dottoressa Di Liddo ha mostrato e comparato diverse statue di Santi Patroni, da San Nicola a San Giuseppe da Copertino, proseguendo con San Donatello, Sant'Irene, l'Addolorate e l'Immacolata.
09 7 SettembreinsantachiaraSanRocco 3Tutti si sono rifatti in qualche modo al maestro Giacomo Colombo, autore di uno stupendo busto di San Gennaro in cui si può perfino ammirare l’effetto “Barba incolta”. Difficilmente però tali livelli di perfezione sono stati raggiunti. “Come veniva scelto però il Santo Patrono di una comunità? Ovviamente, in base ai “miracoli” ottenuti al livello individuale o comunitario (come nel caso di epidemie o carestie)”- ha spiegato la Di Lillo. E quando un Santo Patrono non dimostrava di essere “all’altezza”?
Veniva “detronizzato” senza troppi preamboli, o quanto meno affiancato da altri santi “più potenti” che fungessero da “spalla” sopperendo alle mancanze del “collega” poco capace. Le effigi dei Santi Patroni “detronizzati” venivano spesso accantonate in magazzini e maggiormente esposte al deterioramento, vittime di tarli voraci. Più si deteriorano, più è difficile andare a recuperarle con operazioni di restauro che lasciano spesso molto a desiderare, rovinando paradossalmente la statua.
Il discorso della “destituzione” del Santo Patrono, è stato ripreso anche dalla Dott.ssa Antonella Simonetti, che ha raccontato come anche San Rocco abbia dovuto subire per un certo periodo “quest’onta”.
Di Patroni, Noci ne ha avuti diversi: Sant’Antonio da Padova, San Domenico (le cui statue sono visibili nel Polittico della Chiesa Madre); l’Addolorata e la Madonna della Croce (che condivide ancora oggi con Rocco la “Patria Potestà” su Noci). San Rocco però non si rassegnò e seppe “farsi valere” guarendo tantissimi cittadini nocesi da epidemie di peste e non solo. Il culto venne per tanto ripristinato. La dottoressa Simonetti ha posto quindi l’accento sulle differenze iconografiche su cui sarebbe interessante indagare. Non è sfuggito all’attenzione di molti infatti, che alcune effigi di San Rocco presentano la piaga sulla gamba destra ed altre sulla sinistra, così come in rari casi si vede il cane che invece di tenere il pane tra i denti, lecca il bubbone della peste. Differente è anche il modo con cui Rocco (che non solo Noci ha eretto a suo Patrono) viene festeggiato. In molte località la festa si protrae dalle 23:00 fino alle prime luci del mattino, con canti e balli (prevalentemente pizzica) che sostituiscono i riti ancestrali e un po’ sanguinari dei duelli con spade o coltelli. A Noci veniva effettuata fino a qualche tempo fa la benedizione del pane, mentre persiste il rito del “passaggio del fazzoletto” sulla piaga del Santo. Altrove invece vengono benedetti anche i cani. Altra usanza molto in voga presso alcuni paesi posti sotto la protezione di Rocco, riguardava i giovani fidanzati che facevano dono di dolci a forma di cuore alle fanciulle amate. Non bisognava trascurare neanche le future suocere, che ricevevano del torrone.
Veniamo però alla vera protagonista della serata: la statua lignea di San Rocco che si venera nella Chiesa Madre di Noci. E’ stata proprio questa antichissima effige l’oggetto degli studi e delle ricerche di Emilio Mastropasqua, neo laureato in architettura e presidente dell’unica confraternita ancora presente su Noci, quella dell’Addolorata.
Su Francesco Paolo Antolini di Andria, lo scultore che la realizzò, si hanno pochissime notizie. La paternità della statua è stata attribuita a lui esclusivamente sulla base di una documentazione a cui Mastropasqua è riuscito a risalire. Per il resto, va considerato che ogni scultore ha i suoi canoni, un modo di lavorare del tutto soggettivo che costituisce quindi la propria firma. All’occhio attento, tramite comparazione, risulta dunque facile capire quale sia stata la mano che ha dato vita a quell’opera. Francesco Paolo Antolini di Andria è nato nel 1721 e deceduto nel 1782 e sarebbero 14 le sculture a lui attribuite. Tra di esse, San Cosma di Alberobello. Pare che un alberobellese, colpito dalla bellezza e dall’espressività della statua di San Rocco di Noci, avesse commissionato ad Antolini anche le effigi dei Santi Medici. Lo scultore però, fece in tempo ad ultimare solo San Cosma.
La statua del pellegrino di Montpellier fu benedetta nel 1775:esattamente dopo un secolo, San Rocco venne dichiarato ufficialmente Patrono di Noci. Il Santo indossa il tipico abbigliamento da Pellegrino: tunica, “sanrocchino” con appuntate delle conchiglie (che rappresentano iconograficamente il cammino del pellegrino), bisaccia, sandali, cappello e bastone. Su quest’ultimo è apposto l’oro votivo che i fedeli hanno voluto donare per grazia ricevuta nel corso dei secoli. Ai suoi piedi, oltre all’immancabile cane con in bocca il pane, anche la testa in argento di un ragazzo. La leggenda vuole che a farla realizzare, fossero stati i genitori di un giovane che si sporse troppo da un balcone, cadendo giù mentre la processione passava per le vie del paese. Rimase illeso e i suoi lo colsero come un segno di benevolenza da parte del Patrono.

09 7 SettembreinsantachiaraSanRocco 1Scomvolgente la smiglianza del volto del nostro San Rocco con quello di San Giovanni Battista di Spinazzola. Emilio Mastropasqua, a conclusione del suo exursus, ha annunciato che dopo l’ottava, la statua di San Rocco subirà delle operazioni di restauro conservativo, allo scopo di poter far ammirare meglio ai cittadini particolari che il tempo ha nascosto. E non è escluso che si riesca a recuperare anche parzialmente la firma di Francesco Paolo Antolini. E’ partita dal Presidente della Confraternita dell’Addolorata anche la proposta di una mostra dedicata al culto di San Rocco( santini, cartoline, statue ecc). Sarebbe sicuramente di grande interesse. A chiudere la serata è stato Giuseppe Basile, che ha ringraziato quanti hanno collaborato anche alla realizzazione di questa XVIII edizione di Settembre in Santa Chiara.
“Un grazie va all’Associazione “Puglia Treck&Food” (e al presidente Orazio Sansonetti va il merito dell’acustica e della proiezione delle slide); l’Associazione “Terra Nucum” e “Umanesimo della Pietra”, che ha sede a Martina Franca" 
Il prossimo appuntamento con Settembre in Santa Chiara è per mercoledì 11 settembre e si parlerà della nascita ufficiale di Noci, ovvero del momento in cui le viene assegnato ufficialmente un territorio. La sarata sarà a cura dello storico Pasquale Gentile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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