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09 13 Settembreinsantachiarasecondoappuntamento 1NOCI (Bari) - Si è tenuto lo scorso 11 settembre, a partire dalle 18:45 il secondo appuntamento con il ciclo di conversazioni storiche “Settembre in Santa Chiara”. La serata, tenutasi all’interno del Chiostro delle Clarisse ha avuto un tema importante e fortemente incentrato sull’identità nocese dal punto di vista geografico (e conseguentemente anche comunitario). Circa 280 anni fa infatti, Noci riuscì finalmente ad ottenere un suo territorio, ridisegnando i propri confini. Pasquale Gentile, massima autorità di Noci in fatto di storia locale, ha illustrato i risultati delle sue appassionate e meticolose ricerche. Quella da lui raccontata è una storia molto più avvincente di quanto i poco informati potessero mai immaginare: una storia di esasperante sudditanza, di sanguinose liti, di usurpazioni, di ribellione ma soprattutto di grande coraggio.

09 13 Settembreinsantachiarasecondoappuntamento 4Nel suo intervento introduttivo, il direttore della Biblioteca Comunale, Giuseppe Basile ha illustrato solo alcuni titoli delle innumerevoli pubblicazioni storiche redatte da Pasquale Gentile. L’assessore Marta Jerovante invece ha fatto delle importanti riflessioni sull’importanza da riservare all’insegnamento della storia locale tra i banchi di scuola. Microfono dunque tra le mani dello storico Gentile, che è partito dall’origine dei cinque lunghi secoli di “sudditanza territoriale” che Noci ha dovuto subire.

Da quando, sul finire del ‘300, il Casale di Sanctae Mariae de Nucibus diviene Terra, ai nocesi, appena fuori dalle mura, tocca calpestare il territorio mottolese. La sudditanza geografica, nonostante la comunanza degli usi civici, fa sentire i cittadini schiavi anche dal punto di vista politico-organizzativo. Appena i nocesi si concedono l’ardire di alzare la voce contro le prerogative feudali, il “buon” Conte di Conversano li mette a tacere: “Noci non ha un palmo di territorio, e non può avanzare pretese!”.

I nocesi però non ci stanno: nel 1407 compiono il loro primo vero atto di coraggio. Si ribellano infatti a Margherita del Balzo, contessa di Conversano schierandosi al fianco di re Ladislao. Il monarca, la innalza a città regia, liberandola così dai vincoli feudali e conferendole una civica identità. Troppo rapido e indolore l'appianarsi delle cose vero? E  Invece no: non si appiana un bel nulla!  A Noci tocca ancora soccombere. Dopo la morte di re Ladislao, avvenuta nel 1418, viene infatti conquistata da Antonio e Giacomo Caldora, che nel 1440 la consegnano ad Antonio Orsini del Balzano. Quest’ultimo, nel 1446 la inserisce nella dote della figlia Caterina, e Noci finisce in mano a Giulio Antonio Acquaviva, duca d’Atri e quindi conte di Conversano. Ecco che i cittadini non ci pensano proprio a chinare  nuovamente il capo: iniziano così le prime usurpazioni sul territorio mottolese. Usurpazioni che non sono quelle grezze e semplicistiche a cui si può pensare (ad esempio mediante il semplice innalzare di muretti che delimitassero “ciò che era dei nocesi”), ma che avvengono secondo metodi veramente raffinati e ingegnosi. 

Noi nocesi non ci abbiamo certo fatto all’epoca una gran bella figura, ma certo non si può dire che abbiamo mancato di coraggio!
Un coraggio che ci spinge ad impugnare perfino le armi, tanto che nel 1512, il barone Giovanni Tommaso Galateù, pur di smorzare la rabbia dei cittadini, è costretto a fermarsi a sole tre miglia dalle mura di Noci, nel corso della tradizionale "parata del frutto pendente". Le usurpazioni non si fermano e ne scaturiscono sanguinose liti, come quella del 1531, che costerà la vita a sette Nocesi e ben trenta Mottolesi.

L’anno successivo, ci si mette anche la contessa della Saponara, nuova feudataria, che annulla quanto concesso dal Galateù. Interviene perfino re Carlo V, ordinando l’immediato reintegro dei beni illecitamente usurpati nel territorio di Mottola e nel suo feudo. Versata la somma di 3.500 ducati, i nocesi cercano di “rialzarsi”, ricostruendo parchi ed edifici demoliti. Nel 1594 però, le cose tornano a mettersi male: i nuovi feudatari, i Seripanno, chiedono la diroccazione.
Un temerario sindaco di Noci, Giulio Cesare Cassano, appicca il fuoco alle porte di Mottola e libera alcuni concittadini dalle carceri. Nonostante tutto, la sua sarà una “vittoria a metà”: ottenere una nuova resa da parte dei mottolesi, gli costerà infatti la bellezza di 2.000 ducati! Tutto il ‘600 trascorre in uno stato di calma apparente.

09 13 Settembreinsantachiarasecondoappuntamento 2Nel 1726, i nocesi si prendono la loro “bella rivincita” sui mottolesi! Il consigliere Matteo Ferrante abolisce la promiscuità degli usi civici, scorpora e assegna a Noci una cospicua parte del territorio mottolese. Putignano però obietta ricorrendo alla vie legali: i confini nocesi lambiscono le mura che delimitano il territorio putignanese. Oggetto della contesa sono contrada Barsento e le acque del lago Traversa. Nel 1737, come imposto dalla sentenza, si è costretti ad una nuova ripartizione della contrada di Barsento.

Il 30 dicembre 1739, si arriva a stipulare l’instrumento di concordia tra il Duca di Martina, il Conte di Conversano, Noci, Mottola, Palagiano, Martina, Castellaneta, Conversano. Vengono assegnati a Noci: il distretto delle 3 miglia, parte di contrade Pentima, Murgia, Poltri e Barsento. E’ fatta: la battaglia dei nocesi è vinta: l’Università e i cittadini di Noci conseguono il pieno, giuridico possesso di un territorio.

09 13 Settembreinsantachiarasecondoappuntamento 3“Sarebbe interessante organizzare più escursioni che consentano di andare geograficamente alla ricerca degli antichi confini nocesi, e di ciò che architettonicamente li delimitava!”- ha affermato infine Pasquale Gentile, strizzando l’occhio all’architetto Orazio P. Sansonetti, presidente dell’Associazione “Puglia “Trek&food” che da anni si occupa della valorizzazione del territorio in tutti i suoi aspetti. “Puglia Trek&food”, assieme ad “Umanesimo della Pietra”, “Circolo Culturale Giuseppe Albanese”,Terra Nucum” e Biblioteca Comunale, sostiene e supporta l’iniziativa di “Settembre in Santa Chiara. E voi, lettori del 2019, che ne pensate del coraggio dei nostri avi? Non sarebbe bello far loro onore portando in qualche modo avanti quel dignitoso spirito combattivo per quanto concerne l’appropriarci dei nostri diritti e soprattutto per difendere la nostra dignità? Tanto più che oggi, non sono più necessari i metodi sanguinari di una volta, ma tutti sappiamo che ogni cosa può essere risolta con il dialogo e con il confronto intelligente.

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