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09 27 settembre in santa chiara bruno gentile 1NOCI - La memoria storica di Diego Gentile, uno degli attori principali della politica nocese del secondo dopoguerra, ha fatto da padrona della seconda conferenza, tenutasi lo scorso 24 settembre, di “Settembre in Santa Chiara”, ciclo di conversazioni storiche organizzato dal centro culturale “Giuseppe Albanese”, dal Comune di Noci e dalla Biblioteca comunale “Mons. A. Amatulli”. A dialogare con Gentile presso il Chiostro delle Clarisse l’opinionista e appassionato studioso di storia politica Cenzo Bruno.

“C’era una volta il partito: la politica a Noci nel secondo dopoguerra”: questo il nome dell’evento che ha visto dialogare Cenzo Bruno con Diego Gentile, classe ’29 e veterano della Democrazia Cristiana, nelle cui fila ha militato e di cui è divenuto anche segretario. La conversazione storica ha cercato di delineare i tratti fondamentali della storia politica nocese, snodandosi tra gli aneddoti e le memorie di Gentile. Proprio dalla commozione di quest’ultimo si è cominciato a descrivere brevemente il periodo fascista e quello terminale della guerra: nei ricordi del nocese, vividissimi sono ancora i “sabato fascisti” a cui era costretto a partecipare da ragazzino e i grandi festeggiamenti avvenuti in Piazza Garibaldi per le dimissioni di Mussolini e l’armistizio dell’8 settembre 1943.

I ricordi di Gentile, poi, si sono rivolti al referendum istituzionale del 1946: a Noci, come in tutto il meridione, vinse la Monarchia con 4610 voti (contro i 2952 della Repubblica). Per lo stesso referendum, a Noci venne inviato come oratore ufficiale per la Democrazia Cristiana Aldo Moro: figura centrale della linea politica di Gentile, che aderirà in seguito alla corrente Morotea della DC. Nello stesso 1946, poi, ci furono le prime consultazioni amministrative a Noci: risultò vincitore l’avvocato Antonio Ricco, aderente al Partito del Reduce che fu suffragato da più di 2200 nocesi. Il successo del Partito del Reduce si collocò in controtendenza con i dati nazionali (in cui lo stesso raggiunse un povero 0,11%): questo primato nocese si osservò anche nei consigli comunali successivi, in cui il Partito del Reduce (poi Partito Monarchico) riuscì a conquistare un discreto numero di seggi. L’ amministrazione Ricco - in carica fino al 1952 - dovette affrontare la grave povertà dei nocesi nel secondo dopoguerra, a cui rispose ponendo al centro i temi della scuola e del turismo. Quest’ultimo con la creazione della piscina comunale, per la cui costruzione e per i relativi scavi vennero impiegati numerosi nocesi in qualità di operai e manovali. Nella giunta presieduta da Ricco sedeva, tra gli altri, il padre dello stesso Diego Gentile.

09 27 settembre in santa chiara bruno gentile 1 1Centrale per la figura di Gentile è stato l’impegno e lo spirito religioso, collocato nella scena del 1948 che segnò ufficialmente la discesa del mondo cattolico nell’attivismo politico: quello, infatti, fu l’anno dei comitati civici voluti dal papa Pio XII per scongiurare il “pericolo socialcomunista” - come lo ha definito il veterano politico nocese. I socialcomunisti, però, vinsero la successiva tornata elettorale del 1952: l’amministrazione Ricco, di successo secondo il giudizio storico attuale, fu bocciata dai nocesi in sede elettorale. Divenne sindaco, dopo un compromesso ancora oggetto di dibattito storico, il giovane comunista Pasquale Matarrese, che a soli 24 anni guidò la maggioranza composta da Partito Comunista e Partito Socialista (di cui era a segretario Leonardo Morea) fino al 1956.

All’amministrazione della sinistra seguì, dando prova a Noci di un’alternanza partitica singolare, la prima amministrazione guidata da un sindaco della Democrazia Cristiana: Francesco Tartarelli, in carica fino al 1960. Anche gli anni dell’amministrazione Tartarelli, secondo i ricordi di Gentile, furono segnati da una grande disoccupazione cittadina: numerosi furono i nocesi che si rivolsero al sindaco in cerca di un sussidio, ricevendo dall’avvocato Tartarelli - secondo Diego Gentile - risposte talvolta scortesi e che irritarono la dirigenza della DC. I malcontenti nella sezione nocese furono tali che, alla fine del mandato del primo sindaco della DC, quattro giovani (nominati, poi, i “quattro cavalieri dell’Apocalisse” o “la banda”) accettarono di entrare nella lista democristiana a condizione dell’esclusione dalla stessa lista del sindaco uscente Tartarelli: Donato D’Aprile, Felice Laforgia, Giambattista Intini e lo stesso Diego Gentile.

La linea dei quattro ebbe la meglio, segnando da quel momento il “regime della DC a Noci”: la stragrande maggioranza delle successive amministrazioni fu democristiana, riuscendo a concretizzare il valore dell’interclassismo e lavorando alacremente per i bisogni dei nocesi, che più volte premiarono la DC e la riconfermarono in sede elettorale. La sezione nocese, in aggiunta, era dotata di una forte discussione interna e di un’assidua ricerca del compromesso e dell’unità di visioni e progetti. La successiva amministrazione fu presieduta da Vito Notarnicola (già segretario sezionale) fino al 1965: nel quinquennio fu memorabile il 1962, che in tendenza con il progetto Moroteo nazionale (già anticipato da Fanfani) segnò il passaggio della DC nocese dal centro-destra al centro-sinistra. All’amministrazione Notarnicola successe l’amministrazione di Donato D’Aprile (fino al 1969): a questo periodo appartiene la visita del primo aprile 1967 di Aldo Moro a Noci, comprovata dalla celebre foto che ritrae l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Moro, il sindaco Donato D’Aprile e l’allora segretario sezionale della Democrazia Cristiana Diego Gentile.

La conversazione, infine, si è chiusa con il ricordo delle elezioni per la segreteria sezionale della DC del 1967 che videro la corrente più giovane della Democrazia Cristiana sposare la mozione a favore di Rocco Boccardi, che successe a Gentile. “Ho sempre voluto bene ai giovani e i giovani sono quelli che mi hanno tagliato le gambe nel partito” - ha dichiarato con una lieve ironia Diego Gentile, successivamente ringraziato da Cenzo Bruno per il proprio impegno politico e per l’aiuto fornito alle sue ricerche storiche.

 

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