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09 23 Santa Chiara DecataldoNOCI – Lo scorso 22 settembre, all’interno del Chiostro delle Clarisse, si è tenuto il terzo dei quattro appuntamenti con il ciclo di conversazioni storiche “Settembre in Santa Chiara”. Durante l’incontro, i presenti hanno potuto conoscere l’illustre e luminosa figura del Maggiore Pasquale De Cataldo, Eroe della Grande Guerra. Putignanese d’origine, ma nocese d’adozione, (avendo sposato una nostra concittadina) , De Cataldo servì la sua amata Patria fino all’estremo sacrifico della sua vita. Tra i relatori, oltre all’Avvocato Josè Mottola, appassionato di storia ed entusiasta ricercatore, vi è stato il professor Filippo Perna, nipote del Maggiore De Cataldo. Assieme a Pasquale Corsi e Giovanni Paparella, Filippo Perna è coautore del pregevole volume “Voci dalla Grande Guerra”, gran parte del quale è dedicato appunto alla figura di De Cataldo.

09 23 DeCataldoCon l’aiuto della sorella Cosmina, il Prof. Perna ha recuperato tantissimo materiale sul nonno, al quale tutti i discendenti sono stati profondamente legati, pur non avendolo mai conosciuto. L’eco delle sue gesta e del suo valore morale è giunto ugualmente fino a loro, e attraverso le sue stesse parole. Parole contenute in una gran quantità di lettere e cartoline, facenti parte della corrispondenza indirizzata all’amata moglie Cosina Perrini. Il ritrovamento più importante è stato però il diario di guerra del Maggiore. La storia, più che attraverso un laconico racconto di avvenimenti catalogati per date e luoghi geografici, si ricostruisce attraverso le emozioni dei suoi protagonisti. La storia è fatta di quelle voci, alle quali è fondamentale prestare orecchio. La corrispondenza dal fronte va presa con le pinze, questo va debitamente ammesso. Non dimentichiamo, infatti, che durante il Primo Confitto mondiale, ogni lettera veniva accuratamente sottoposta alla censura. Il diario privato, però, è un documento straordinariamente intimo, dalla purezza e dalla veridicità inattaccabili. A chi volesse accostarsi alla lettura di queste pagine, anticipiamo che sarà inondato da un sentimento di straordinaria ammirazione nei confronti del nostro concittadino adottivo. In alcuni passaggi sarà davvero difficile trattenere le lacrime. Dio, Patria e Famiglia costituiscono i tre pilastri fondamentali del modus vivendi del De Cataldo. Sarebbe facile asserire maliziosamente che questi tre valori rimandino al periodo Fascista, e conseguentemente a una delle pagine più tristi della nostra storia. Si dimenticano però due cose fondamentali: la prima è che il Fascismo usava questi tre valori in modo del tutto subdolo, per imbonire le masse, mentre De Cataldo, al contrario, ci credeva profondamente. In secondo luogo, il Maggiore aggiunge ai tre sopracitati anche un quarto pilastro: quello dell’umanità. Sarà proprio questa umanità, unita al senso di moralità e a una straordinaria sensibilità a fargli nutrire una profonda delusione, che sfocia in vero e proprio senso di frustrazione, nel momento in cui si accorge che alcuni Gerarchi non sono in realtà uomini altrettanto disinteressati, integerrimi e realmente innamorati della propria Patria. Mentre ragazzi giovani, sani e forti, cercano in tutti i modi di farsi esonerare dal loro dovere militare, il De Cataldo, già gravemente ferito a un braccio, fa carte false per ottenere l’idoneità a tornare al fronte. 
09 23 MaggioreDeCataldoIl suo valore non gli varrà però neppure una decorazione. Egli inizia a porsi delle domande circa il vero significato della parola Patria, non per se stesso ma per coloro che sono ai vertici.  Mette in discussione  sull'onestà di alcuni uomini che con questa parole riempiono la bocca in maniera inappropriata. Troviamo tra queste pagine le confessioni di un uomo addolorato, e tormentato da dubbi più che legittimi. Ha creduto di poter condividere l'amore per la propria Nazione e il sogno di un futuro migliore con commilitoni e soprattutto con i suoi superiori. Ma si accorge in maniera sempre più lampante che così non potrà essere. Per Pasquale De Cataldo, la fine arriva il 16 giugno del 1918, presso Capo D’Argine, in quella che la storia ricorda come “La battaglia del Solstizio”. In un terreno angusto, circondato da boschi e insenature che si prestano a fungere da ottimi nascondigli per il nemico, dal Comando giunge l’ordine di avanzare, attraversando una passerella su un corso d’acqua.
De Cataldo cerca di far presente la pericolosità di quella che sarebbe stata un’impresa suicida. A nulla però vale questo suo tentativo. Disobbedire a un ordine superiore  avrebbe significato essere fucilati seduta stante. Tra morire da vile e morire da Eroe, il Maggiore sceglie la seconda opzione.
Il piombo nemico lo colpisce causandone la morte istantanea. Una morte rapidissima che contrasta (per ovvie ragioni di logica e di tempistica) con l’ipotesi della lettera testamento a cui il Dott. Francesco De Tommasi farà riferimento nel suo discorso del 1924, quando finalmente giunge a Noci la salma del Maggiore. De Tommasi, che ricopia di pari passo la lettera, asserisce che il De Cataldo l’abbia scritta alcuni istanti prima della morte. Cosa oggettivamente impossibile, date le modalità con cui la stessa è sopraggiunta. L’abbondare dei puntini sospensivi, lascia immaginare che nel trascrivere, De Tommasi abbia volutamente omesso alcune parti. Passaggi che, evidentemente, al Regime Fascista, che già aveva iniziato la sua scalata al potere, sarebbero piaciuti poco. Quello che è certo è la profondità disarmante di questo commovente scritto. Un vero peccato che, a quanto  pare non esista più traccia dell’originale. In quello che rappresenta appieno il proprio testamento spirituale, De Cataldo parla di sé al passato, come se volesse che i suoi cari e specialmente le figliolette, Maria Vittoria e Noella, potessero continuare a sentire la voce guida del genitore. Sicuramente, però, è stata scritta ben prima di quel 16 giugno, sull’onda di un sinistro presentimento avvertito dal Maggiore. Questo, ad ogni modo, nulla toglie al valore del documento. I lettori entrino in punta di piedi, con un rispetto sacro nel cuore di colui che prima di essere un eroe di guerra fu marito e padre. Uomo  il cui amore per la Patria era motivato dal volerla consegnare in condizioni migliori alle sue figlie e alle generazioni future.
Soprattutto in questi tempi difficili, in cui il film della guerra torna tristemente a essere proiettato, anche la voce del Maggiore De Cataldo continua a ricordarci: “Non deludetemi, non deludete chi è morto sognando un futuro migliore”. Toccanti le parole conclusive del nipote, Filippo Perna: “Avevo sempre coltivato il grande desiderio di scrivere un libro sul nonno: in casa abbiamo sempre sentito parlare di noi, ed è divenuto una figura leggendaria che ha sempre reso orgogliosa la famiglia!”.

Ci piacerebbe riproporre ai nostri lettori un articolo che dedicammo al volume “Voci dalla Grande Guerra” e a Pasquale De Cataldo poco dopo l’uscita del volume. Potrete leggerlo consultando questo link: 

NOCI24.it - "Voci dalla Grande Guerra": tra di esse emerge quella del Maggiore Pasquale De Cataldo

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