NOCI – Lo scorso 17 marzo, presso la Biblioteca Comunale Mons. Amatulli, a partire dalle ore 18:00 si è svolto un interessante incontro con lo studioso di storia locale, Pasquale Gentile. Accattivante la tematica: le donne di Noci nella storia. Numerosi i profili femminili tracciati da Pasquale Gentile: suore, sante, ma anche mogli, madri coraggiose e intriganti amanti. Come ricordato anche dalla Consigliera Comunale Marta Jerovante nel suo discorso introduttivo, lo scopo dell’incontro è stato quello accendere finalmente qualche riflettore in più sulle donne che hanno scritto, nel bene e nel male, le pagine della nostra storia. Tante di esse, in un’epoca in cui il ruolo della donna risultava ancora “compresso” in una serie di convenzioni e convinzioni sociali, strette come corsetti.
Pasquale Gentile ha iniziato parlando di due suore, entrambe morte in “odore di santità”. Una di queste è Rosaria Campanella, diventata “Suor Teresa del Bambino Gesù” quando entrò nel convento di Santa Fiora, in Toscana. Giovanissima, si ammalò gravemente, ma Gesù e la Vergine le preannunciano che le toccherà soffrire fino alla professione di voti perpetui. Ella stessa, nella sua mitezza e umiltà, supplicava le consorelle di non rivelare a nessuno le “visite celesti” e gli episodi soprannaturali di cui è protagonista e dei quali le stesse monache si accorgono. Alla sua figura, dedicammo, tempo fa, questo articolo. Nel corso della serata, Pasquale Gentile ha mostrato ai presenti una reliquia di Suor Teresina, che tutti, immediatamente dopo la sua morte, iniziarono a chiamare “la Santarella. Un’altra suora, morta in odore di santità fu suor Agata Leone. Costei, pare che possedesse il “dono della profezia”. Non tutte le suore, però sono “pie”. Anzi! Vi fu una suora alquanto “furbetta” che per sottrarsi agli esercizi spirituali, si finse moribonda. Passava le giornate a letto, senza mangiare né bere, con le consorelle fortemente preoccupate che pregavano per la sua salute. Fino a quando, una di esse la sorprese di notte in refettorio, che mangiava di nascosto.
Più che alle storie di suore e di Sante, la platea è apparsa interessata alle storie di donne comuni. Vittime delle scarse conoscenze mediche dell’epoca, come Rosa Dongiovanni, che in tempo di peste fu tacciata di essere portatrice del male. Ella, invece, era unicamente afflitta da un prolasso dell’utero che la condusse poi alla morte. La poveretta, venne isolata e a causa della peste che si pensava avesse contratto, tutta Noci fu sottoposta a quarantena. E poi ci sono le storie di madri coraggiose che, esasperate, non hanno esitato a denunciare i comportamenti immorali dei figli. Una di esse, scrisse al Vescovo, chiedendogli di prendere dovuti provvedimenti per il figlio, giovane sacerdote sempre intento a correre dietro le sottane. E che dire della giovane che, in procinto di sposarsi “osò” baciare il suo futuro marito? Anche lì, si è costretti a scrivere alle autorità ecclesiastiche per sottolineare che “Non fu per malizia ma per ignoranza”. Alludendo appunto al fatto che il “bacio a casa della zita” fosse un atto visto come “scandaloso”. Rimanendo in tema di scanali, ci furono anche una madre e una figlia invaghite dello stesso uomo, con la genitrice che cercava appunto di dividere la figlia dal genero. C’era di mezzo la famosissima “banda Curci” (non certo ladri di semplici galline o viveri) e importanti personalità politiche del tempo. Le ostetriche, prima che i parti in ospedale diventassero la routine, erano figure salvifiche per tante donne in procinto di partorire. La più nota ostetrica nocese fu, come molti ricorderanno, Maddalena Fusillo. Prima di lei, però, una certa Silvia, lottò alacremente per esercitare la professione dei suoi sogni. Cosa che volevano impedirle, ritenendola non idonea. Insomma, di donna con la D maiuscola che hanno cercato di abbattere a picconate il muro della disparità e della discriminazione, ce ne sono state e la serata si è conclusa con una proposta che ci auguriamo venga concretizzata: ampliare e rivedere la toponomastica di Noci, intitolando qualche strada ad alcune delle nostre grandi donne.






















