NOCI - Conclusasi l’annata agraria, nella Giornata del Ringraziamento, domenica 19 gennaio 2025, gli agricoltori della zona, il presidente provinciale della Coldiretti di Bari e Bat Mirko Raguso, i presidenti della Coldiretti di Noci, Gioia del Colle, Putignano, Santeramo in Colle e i rispettivi sindaci - fra cui il sindaco di Noci, ospitante, Francesco Intini – e altre importanti autorità politiche, come la senatrice Nocco e la consigliera regionale Parchitelli, e militari, hanno voluto lodare e ringraziare il Signore per il Creato e per i frutti della terra e chiedere la Sua Benedizione per le mani del reverendissimo abate Dom Paolo Maria Gionta, che ha presieduto la Concelebrazione Eucaristica insieme ai monaci nella sua chiesa abbaziale della Madonna della Scala di Noci (Bari).
Oltre alla Liturgia della Parola e alla Liturgia Eucaristica sono stati belli e significativi tutti i diversi momenti della Messa: L’omelia dell’abate; la preghiera dei fedeli; l’offertorio introducendo il quale la voce narrante tra l’altro ha fatto anche riferimento al messaggio di Papa Francesco per la 74° Giornata del Ringraziamento che richiama il concetto di sostenibilità. Dopo questa premessa sono state portate le offerte al Signore tra cui i tanti prodotti della terra donati dai coltivatori e un agnello «prefigurazione del sacrificio di Cristo e simbolo del gregge dei fedeli» offerto dai soci più anziani; la preghiera del coltivatore recitata dal presidente della Coldiretti di Noci Onofrio Maellaro; il saluto finale di Raguso.
L'OMELIA DI PADRE ABATE GIONTA - Ora riportiamo nelle linee essenziali l’omelia del padre abate, che ha tratto da una frase della prima lettura, precisamente dal libro del profeta Isaia (Is 62,1-5) e dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 2,1-11, Gesù che cambia l’acqua in vino alle nozze di Cana) tre elementi di riflessione «per credere di più e per vivere meglio» e che sono: «Il legame tra città e terra, il legame della terra con Dio, e come Gesù cambia, trasforma arricchisce di significati nuovi ciò che fa parte della nostra esperienza: l’acqua, un matrimonio». La frase del libro del profeta Isaia considerata dall’abate è la seguente: «Nessuno ti chiamerà Abbandonata né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata». Il profeta Isaia parla di Gerusalemme. Infatti ha detto l’abate:«Il profeta annuncia dopo vari anni che la città Gerusalemme (devastata) sarebbe stata riedificata ripopolata e la terra messa di nuovo a frutto. Emerge il legame profondo tra città e terra. Noi abbiamo bisogno della città perché nella città troviamo i servizi, cure, esami, ospedalizzazioni. Nella città troviamo anche gli strumenti per l’educazione dei figli, per la loro formazione. Abbiamo bisogno della città, ma la città ha bisogno della campagna per tante cose. Non solo per il pane, non solo per ciò di cui abbiamo bisogno per alimentarci, ma abbiamo bisogno della campagna anche per tanti valori che in città non ci sono o è difficile viverli come quelli della solidarietà, come il valore della concretezza, dei piedi per terra, come il senso del lavoro e anche della vita per cui i risultati si ottengono pian piano con pazienza lavorando faticando. Prima citavo che “la terra avrà uno sposo” e questo sposo chi è? È Dio, c’è dietro la realtà della fecondità, Dio, solo Dio può fecondare la terra e questa dare finalmente il suo frutto. Adesso un altro legame: quello della terra, della campagna con Dio, ed è il motivo per cui noi soprattutto oggi siamo qua. Oggi la maggior parte degli scienziati riconosce che c’è un Dio creatore. La rivelazione biblica ci insegna che non solo c’è un Dio Creatore, ma c’è un Dio che è Padre ed è provvidente cioè è vicino all’essere umano. Non dà solo inizio alla storia del cosmo, della terra, degli uomini, ma è colui che costantemente, anche se in maniera trascendente, segue il percorso delle vicende umane e della terra stessa. Dio provvidente. E Dio, manifesta e rivela la sua provvidenza soprattutto attraverso la sua Benedizione. Dice un salmo, il salmo (64) in termini ancora una volta poetici rivolgendosi al Signore: “Tu visiti la terra e la disseti, la ricolmi di ricchezze. Il fiume di Dio è gonfio di acque; e così tu prepari il frumento per gli uomini. Tu prepari la terra irrigandone i solchi spianandone le zolle, la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli”. Soprattutto in questo anno, in altri nel passato, ci siamo accorti di come abbiamo bisogno della Benedizione di Dio che passa attraverso l’acqua, passa attraverso particolari condizioni di temperatura anche. Abbiamo bisogno che Dio benedica noi e la terra. E a questo gesto, e a questa opera divina di benedire la terra risponde, corrisponde il nostro ringraziamento come oggi facciamo. Guai se lo chiediamo solo e non diamo questo segno di riconoscenza a Dio, che è un segno certo di gratitudine, ma è anche un segno di Fede come oggi ciascuno di noi fa. E poi un terzo aspetto che vorrei prendere in maniera altrettanto sintetica dalla lettura del Vangelo, il famoso episodio delle nozze di Cana. In questo racconto Gesù trasforma l’acqua in vino. É una enorme quantità di acqua. 6 anfore di pietra ciascuna delle quali conteneva più o meno 100 litri: 600 litri di vino. Gesù interviene e Gesù cambia, trasforma arricchisce di significati nuovi ciò che fa parte della nostra esperienza, l’acqua, un matrimonio: Dio non è solo Creatore, dicevo prima, ma è anche Padre. In Gesù Dio si rivela addirittura così vicino così attento da essere uno Sposo. Chi crede e vive la propria esperienza di fede in maniera profonda sa ciò a cui voglio riferirmi: Gesù è il compagno di vita, Colui che ascolta le nostre preghiere, Colui che è sempre al nostro fianco come uno Sposo per la sposa e viceversa, Compagno di vita. Lui che ha dato la sua vita per noi sulla croce. Gesù in questo episodio delle nozze di Cana si rivelerà come Sposo dell’umanità, Sposo di ogni uomo e di ogni donna. E poi ancora e per finire in questo episodio nel quale Gesù trasforma e arricchisce elementi della nostra esperienza, Gesù ci fa vedere come può cambiare la nostra povera acqua per mutarla in vino, Gesù può cambiare le nostre esperienze di lavoro, di fatica per renderle qualcosa di più e di meglio, esperienza di condivisioni, esperienza di ringraziamento. Gesù può accostarsi alle nostre solitudini, alle nostre tristezze, al nostro senso talora di fallimento e versare su queste nostre esperienze e fragilità e tristezza il vino della sua gioia; davanti e con lui tutto quello che ci capita se lo mettiamo nelle sue mani non è perduto, ma può essere trasformato in qualcosa di nuovo, qualcosa che ci può rilanciare, rilanciare nella vita».
L'INTERVENTO DI RAGUSO - Mirko Raguso ha preso la parola al termine della Messa: «Buongiorno a tutti! Innanzitutto un grazie da parte nostra alla comunità per averci accolto nella vostra splendida casa e per averci dato un’ora di raccoglimento che di questi tempi non è poco. Un grazie lo devo anche alle istituzioni che oggi sono qui presenti, ai sindaci, alla senatrice, alla consigliere, grazie perché abbiamo bisogno anche della vostra presenza. Per noi la giornata di ringraziamento è un crocevia, chiude l’annata e ne apre una nuova. Quindi è sempre un momento di bilanci e di pensieri verso il futuro, e purtroppo in me è qualche anno che lo dedichiamo al cambiamento climatico. Quindi la devo ringraziare perché nella sua omelia ci ha parlato del rapporto tra la città e la terra, la terra e il Signore. Abbiamo bisogno di dare tanta attenzione a questo. Veniamo fuori da una annata davvero complicata per via della mancanza di piogge e abbiamo bisogno di sensibilizzare tutti su questo. Noi come agricoltori siamo i più esposti, siamo anche quelli che quindi subiscono di più, ma siamo quelli che partecipano di più, che aiutano di più a lottare il cambiamento climatico, perché stiamo adottando delle tecniche nuove, perché semplicemente siamo quelli che detengono il territorio. Però abbiamo bisogno che tutta la comunità anche all’infuori della nostra sia centrato sul cambiamento climatico, perché non è solo un problema nostro. Guardate nella vicina Basilicata è mancata l’acqua nei Comuni, 36 Comuni per tre mesi sono stati con 4 ore di acqua al giorno e se non arrivavano queste piogge, continuava. Forse non abbiamo grande potere di sensibilizzare i grandi della terra, ci proviamo tutti giorni e lottiamo per questo, però abbiamo il potere di fare qualcosa che vada nel nostro territorio: raccogliere l’acqua quando c’è, come in questi giorni, quando il Signore ci dona queste belle giornate di pioggia, e utilizzarla nei momenti più difficili. Abbiamo bisogno che la tecnologia avanzi per cercare di portare il pane a tutti. Il grano è e resta il primo alimento al mondo. Questa è una regione che produce molto latte, che resta, e per fortuna lo è, uno degli alimenti più utilizzati al mondo. Quindi, noi nel ringraziarvi per questa bellissima giornata cerchiamo sempre di portare questo messaggio legato al clima, grazie». Infine, fuori, sul piazzale antistante la chiesa il padre abate ha benedetto un’enorme macchina operatrice agricola.























