COMUNICATO - Premesso che la tutela dei lavoratori si può raggiungere con i classici passaggi parlamentari, non si comprende perché, ora, di colpo, e non prima quando erano al governo, ma adesso, dopo averlo promosso a pieni voti anche con i sindacati a loro allineati, PD e soci spingano per l'abrogazione del Jobs Act con un referendum strumentale strutturato su 5 quesiti. (In foto Roberto Vannacci, vicesegretario federale della Lega, e Onofrio D'Onghia, Resp. Prov. Tess. Lega Puglia)
Cinque quesiti dove, dopo i primi 4 a tutela dei lavoratori, fa capolino un quinto strumentale, atto a concedere la "cittadinanza facile" (loro sogno politico/elettorale) a lavoratori e figli minorenni extra-UE residenti in Italia, non dopo 10 anni come da legge vigente, ma dopo soli 5. Tenuto conto della premessa iniziale, come Lega e centrodestra ci dichiariamo contrari.
Ovviamente non siamo di certo contrari a tale riforma (per diversi aspetti condivisibile), ma a questo metodo strumentale che, per mezzo di un referendum di scopo, come dichiarato dal segretario sindacale CGIL Maurizio Landini, mira a regolarizzare anzitempo la posizione comunitaria di 2,5 milioni di cittadini extra-UE in Italia, potenziali e nuovi loro elettori.
Il nostro intento è evitare che si raggiunga il quorum/validazione e quindi, in ragione di ciò, più che 5 tassativi NO, suggeriamo la totale astensione dal voto. Di seguito elenco i motivi del nostro disappunto:
-La riforma del lavoro è attuabile per mezzo del Parlamento.
-L'Italia è già tra le nazioni virtuose in area UE. Concede anche oltre 200.000 cittadinanze l'anno.
-L'attuale tempistica di 10 anni è priva di specifici svantaggi.
Ovvero, il cittadino non comunitario, nel suddetto arco temporale, gode degli stessi identici diritti e servizi: istruzione, sanità, lavoro, previdenza, giustizia, socialità, sport, tempo libero, strutture, trasporti, ecc.
-L'attuale legge permette la loro regolarizzazione tranquillamente dopo soli 10 anni di residenza o, per i nati in Italia, al compimento del diciottesimo anno di età.
-La cittadinanza è qualcosa di serio, ha un valore profondo, molto importante, va guadagnata e non può essere concessa così, en passant.
-In paesi extra-UE che non prevedono la doppia cittadinanza, paradossalmente quella italiana potrebbe fungere da ostacolo, impedendo potenziali ricongiungimenti familiari nei propri e rispettivi paesi di origine.
-A differenza dei 5 anni proposti, gli attuali 10 anni di soggiorno, quindi, oltre che giusti, sono essenziali per poter permettere una corretta, necessaria e obbligatoria integrazione.
Chi decide di diventare cittadino italiano deve chiaramente conoscere e rispettare tutti i nostri usi, costumi e religione Cattolica/Cristiana.
PS: Non possiamo in alcun modo, per fini elettorali, barattare la sicurezza della nostra nazione, l'Italia.
Onofrio D'Onghia
Resp. Prov. Tess. Lega Puglia























