25 aprile: storia di liberazione. Ieri come oggi.

04 25partitodemocratico25aprileCOMUNICATO - “Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. […] ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”.
È il 25 aprile 1945 e a parlare, attraverso i microfoni di Radio Milano Liberata, Sandro Pertini. Partigiano, esponente del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI). Ne fanno parte comunisti, socialisti, democristiani, anarchici, azionisti. Parti politiche di destra e di sinistra accomunate da due soli imperativi categorici: Antifascismo e Resistenza.

Il 19 aprile il Comitato di Liberazione Nazionale aveva diramato un ultimatum alle forze armate e ai funzionari della Repubblica Sociale Italiana (RSI): “Che nessuno possa dire che, sull’orlo della tomba, non è stato avvertito e non gli è stata offerta un’estrema ed ultima via di salvezza”.
Benito Mussolini rinunciò anche all’ultimo baluardo di redenzione spirituale, che poco o nulla avrebbe inciso sull’espiazione delle terribili colpe di cui fu foriero. E optò per la soluzione più codarda, pusillanime e degradante che un uomo di potere potesse assumere: evasione e fuga. Tutto così all’altezza di quelle leggi razziali firmate, da un suo ministro, il 5 settembre 1938! che conferirono all’Italia un primato abietto, quello di prima nazione a espellere «persone di razza ebraica» dalle scuole di ogni ordine e grado, dalle università e dalle accademie, studenti e docenti (la Germania lo avrebbe fatto solo due mesi dopo).

Il nemico: lo straniero. Ieri come oggi.
È il 25 aprile 1945. Milano insorge, inizia la ritirata nazi-fascista e Mussolini fugge nei panni troppo grandi di un gendarme nazista, pensando di farla franca ancora una volta nel suo bizzarro gioco di ruolo in cui vittima e carnefice s’identificano e confondono. Tre giorni dopo sarà catturato e fucilato in pubblica piazza.

Il Fascismo finiva a Milano lì dove era nato. E attraverso quella parte della fine della guerra l’Italia riconquistava la sua integrità territoriale e la possibilità di diventare finalmente DEMOCRATICA. Nulla avrebbe impedito all’Italia di essere spartita come sarebbe capitato alla Germania o di essere messa sotto un regime autoritario di tutela. La resistenza partigiana e la lotta per la liberazione evitarono all’Italia il processo di Norimberga e il processo al Fascismo.

Questi sono i fatti e non possono essere messi in discussione, perché sono storici e quindi documentabili.
Non possono essere ignorati, né tanto meno vilipesi. Anche quando a farlo è un eminente esponente del governo, che tra un selfie e una degustazione amministra e deride un popolo.
Così pensa di fagocitare la Storia e la memoria di donne e uomini, servendosi di una comunicazione puntuale e grossolana, studiatamente semplicistica, superficiale; tentando di attuare una vera e propria distorsione semantica di una delle date simbolo della nostra democrazia. E così strumentalizza la lotta alla Mafia, uno dei compiti caratterizzanti il suo ministero. Una missione intrinseca al suo mandato. 365 giorni l’anno. Se ci riuscirà avrà fatto bene il suo lavoro.

La delegittimazione del 25 aprile, apostrofata come “sfilata di fazzoletti rossi, verdi, neri, gialli e bianchi”, come anacronistico derby tra fascisti-comunisti è delegittimazione dei valori, della cultura politica su cui è fondata la nostra Costituzione. La stessa su cui il lucido Ministro leghista e il suo confuso alter ego Cinque Stelle (che festeggia la Liberazione e governa con chi la ripudia. Caso Diciotti docet) hanno giurato.
E nel grottesco tentativo di semplificazione della realtà si crede di sgretolare la coscienza morale e civile di un popolo che oggi, forse più di ieri, ha l’obbligo etico di non abbassare la guardia.
Partigiano, letteralmente “di parte”, persona schierata con una delle parti in causa.
È facile capire da che parte stare.
Il 25 aprile è tutt’altro che superato.

 

Mariarosaria Lippolis
Consigliera Comunale Partito Democratico

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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