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10-20-rabbia“Chiunque può arrabbiarsi: questo è facile. Ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, ed al momento giusto, e per lo scopo giusto, e nel modo giusto: questo non è nelle possibilità di chiunque e non è facile.” (Aristotele)

La rabbia è una delle emozioni di base che caratterizzano il genere umano, quindi fa parte del vissuto emotivo personale di ognuno; a questa emozione però si tende in genere a dare una connotazione negativa, soprattutto perché essa viene associata alle sue manifestazioni più eclatanti e violente come gli accessi d’ira e l’aggressività. Nella nostra cultura circolano idee errate sulle emozioni negative come la rabbia, vista come nociva e distruttiva, pertanto già dall’infanzia si insegna ai bambini a non esprimere queste emozioni, a controllarle e a considerarle come qualcosa di spiacevole, di “sbagliato”. In realtà la rabbia in quanto emozione è neutrale, sono le sue conseguenze ad essere positive e negative; essa, come tutte le altre emozioni, è una modalità importante per conoscere se stessi e gli altri e per gestirla la prima cosa da fare è accettarla.

La rabbia ha una funzione adattiva, è uno strumento di sopravvivenza; essa rappresenta il segnale “perfetto” che il nostro organismo ci invia quando ci troviamo in una situazione in cui qualcuno o qualcosa minaccia la nostra integrità psico-fisica. Noi sperimentiamo rabbia “sana” ogni volta che i nostri bisogni di base vengono negati, i nostri diritti vengono violati, quando siamo accusati ingiustamente, umiliati, non rispettati. In tutti questi casi la funzione “sana” della rabbia è proprio quella di farci riconoscere la minaccia che abbiamo di fronte e di motivarci all’azione per allontanare questa minaccia. Ecco perché è importante imparare a riconoscere la propria rabbia e a non reprimerla, altrimenti non si è in grado di difendersi al momento opportuno e nella giusta situazione. La repressione dell’emozione della rabbia, oltre a provocare disagio psicologico e a rendere l’organismo più vulnerabile anche sul piano della salute fisica, è la causa delle esplosioni d’ira che avvengono quando, dopo aver accumulato per tanto tempo rabbia repressa di fronte a molteplici situazioni, si presenta la famosa “goccia che fa traboccare il vaso” con le più o meno spiacevoli conseguenze che possono derivarne, a seconda della gravità del comportamento che la persona mette in atto nel momento in cui si verifica una perdita di controllo.

Il primo fondamentale passo per gestire la rabbia è quindi la consapevolezza emotiva: conoscere se stessi e le manifestazioni individuali delle emozioni. È importante ricordare che le emozioni sono come un’onda, che parte con una lieve increspatura della superficie del mare per poi aumentare in altezza; le manifestazioni più lievi della rabbia sono il fastidio e l’irritazione, per cui quando proviamo queste sensazioni è necessario fermarsi a riflettere su cosa le ha suscitate in noi e chiedersi: “Come mi sono sentito? Cosa ho pensato?”. Essere consapevoli dei propri sentimenti e dei propri pensieri aiuta a non sentirsi travolti dalle emozioni, ma a percepire di avere un controllo sul proprio comportamento.

Tra la consapevolezza della rabbia e l’azione bisogna inserire una fase di transizione, che non è un’attesa passiva, ma una fase attiva strategica di autosservazione ed elaborazione di una serie di alternative comportamentali che si possono mettere in atto. Quando una persona è arrabbiata in genere è anche confusa, prendere una decisione in questa condizione espone all’elevato rischio di fare una scelta sbagliata. Invece bisogna darsi tempo, trovando anche un modo per scaricare la rabbia (fare attività sportiva, scrivere, parlare con un amico, applicare una tecnica di rilassamento), e con la mente più lucida, attraverso un processo di problem solving, valutare tutte le alternative di azione, considerandone vantaggi e svantaggi in funzione dell’obiettivo che si vuole raggiungere. In questo modo si rompe la rigidità degli schemi di pensiero e di comportamento che generalmente si attivano in modo automatico e portano ad agire, recuperando la responsabilità individuale nella scelta delle proprie azioni. Ricordiamo che in qualunque situazione ci troviamo, la nostra risposta è libera; è sempre il “si” della nostra volontà che dà il suo consenso prima di agire.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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