Donato Guagnano nel ricordo di Michele Pettinato
NOCI - Un paese è fatto di storie, emozioni che attraversano i decenni, di donne e uomini che si passano il testimone come fanno gli atleti che portano una fiaccola olimpica. Tutto questo dà valore al tempo, descrive la nostra identità, che vive “con” la storia e “nella” storia. Ogni comunità ha le sue tradizioni, un qualcosa che chiama in causa non solo la mente ma anche quello che sappiamo realizzare con le nostre mani.
Nel concetto di tradizione convivono, quindi, due aspetti importanti come quelli della manualità e della spiritualità, l’altra faccia della creatività. E soffermandoci su quest’ultimo aspetto, in ogni scrittura, poetica e musicale, l’aspetto creativo si unisce a quello spirituale.
Nelle canzoni tutto questo si sublima. Cosa possiamo ammirare in un testo e in una melodia di una canzone come “Noci Mia”? C’è il racconto di un momento storico di una comunità, quello degli anni ’60 . Un contesto di emigrazione ma anche di ritorni. E’ quello che ha vissuto l’amico Donato Guagnano, scomparso da poco.
Il brano fu composto, diversi decenni fa, da Guagnano per la parte testuale e da Giuseppe Curci per quella musicale. Un brano solitamente interpretato con gli strumenti a plettro ma che contempla anche un arrangiamento del concerto bandistico “Città di Noci”.
Nel ritornello della canzone è tutta racchiusa l’emozione del ritorno di un emigrato.
Noci/mia bella Noci/sei sempre tu/quanti ricordi belli/di gioventù/tempi di serenate e d’allegria/ma tu per me sei sempre la Noci mia.
Nel testo del brano convivono due sentimenti contrastanti. Quello del ritrovare il “centro storico quasi disabitato” con “vicoli spopolati, gente che non c’è più”. E’ una situazione tipica che ha riguardato in quel periodo storico tanti borghi antichi, abbandonati dalle partenze delle persone. C’è però poi un aspetto di speranza ed è quello della visione dei giovani innamorati nella villa “illuminata e inargentata, piena di gioventù”. Sono loro che daranno nuovo lievito ad una cittadina fino a quel momento abbandonata.
Questo incontro di sentimenti così diversi provoca nell’animo emozione e speranza, un qualcosa che gli autori riversano con forza nel ritornello, quasi a voler rassicurare gli ascoltatori che “sei sempre tu la Noci Mia”.
Con la scomparsa di Guagnano si chiude una precisa epoca storica per Noci, quella di tanti testimoni di un tempo in donne, uomini e bambini dovettero lasciare la loro comunità d’origine, in un periodo storico in cui non esistevano le tecnologie della comunicazione che oggi fanno sembrare tutti più vicini.
E’ vero però che ci sono le nuove emigrazioni, quelle dei giovani del nostro tempo, che lasciano il sud in cerca di futuro e opportunità. La Puglia, come tutto il meridione, vive questo fenomeno.
C’è allora qualcosa di attuale in “Noci Mia”, ed è ciò che farà resistere nel tempo questa canzone, divenuta negli anni l’inno di Noci. E’ il valore della speranza, della gratitudine, del non mollare mai, anche se non ci sarà un ritorno per chi oggi lascia la terra d’origine.
Perché le radici che ci legano alla nostra terra sono più forti di qualsiasi partenza.
Grazie, Donato, per questa canzone che abbiamo suonato tante volte insieme. Che la terra ti sia lieve.
Michele Pettinato























