NOCI - Camminava scalzo, Biagio. Per qualcuno era solo un uomo strano, per altri un fantasma familiare tra le strade di Noci. Una poesia difficile da capire, ma impossibile da dimenticare.
Indossava un cappello da pescatore, un papillon sempre storto, e portava con sé un silenzio che parlava più di mille parole. Si sedeva alla solita panchina, sotto il semaforo di San Domenico, e da lì guardava il mondo passare. Non cercava attenzione, non chiedeva niente. Stava. La gente spesso non sa cosa farne della diversità. La deride, la evita, la teme. Ma Biagio non chiedeva di essere capito, chiedeva solo di essere lasciato in pace con la sua verità.
Oggi che se n’è andato, quella panchina sembra più vuota. Ma chi ha avuto il cuore di guardarlo davvero, sa che in quella figura fragile si nascondeva un’anima libera. Un uomo che ha scelto di essere se stesso, senza scuse, senza maschere. Un uomo che, senza fare rumore, ha lasciato una traccia.
Ciao Biagio. Ora puoi camminare scalzo anche tra le nuvole. E chissà, magari anche lì indossi ancora quel papillon. Ti ricorderemo così: autentico, lieve, indimenticabile.























