NOCI - È stato l’ultimo pastaio di Noci, l’ultimo ad intendersi di semole, di essiccattura lenta della pasta industriale e trafilature in bronzo. Vincenzo Liuzzi, per tutti Cenzino, è andato via a ottantacinque anni in punta di piedi così come era nel suo carattere, nel suo passo lento divenuto più tardo negli ultimi tempi a causa della malattia neuro degenerativa di cui era preda.
Lui era la continuazione del mestiere del padre, Giovanni, che sul finire degli Anni Cinquanta, in società con Vincenzo De Marinis, diede vita al pastificio Sacro Cuore per la produzione di spaghetti e tanti altri formati in Via Cappuccini e, successivamente, all’incrocio di Via Santa Maria della Croce. Ma Cenzino è stato anche l’entusiasta protagonista - insieme a decine di intraprendenti giovani più o meno coetanei - della Pro Loco di Felice Laforgia con le sue Settimane Nocesi, del primo nucleo fondante del gruppo folk (anno 1964), della Polisportiva Libertas. Sempre a fianco, mai davanti.
“Contribuiva in quegli anni a sprovincializzare l’angusto mondo cittadino allargando l’orizzonte, mentre si aprivano finestre nuove per far entrare aria fresca e salutare per i destini sociali, culturali, economici della nostra città” racconta a Noci24 suo fratello Piero Liuzzi, già sindaco di Noci, già parlamentare. “Un periodo - commenta - ahimè non sufficientemente esplorato, su cui la ricerca sociologica locale dovrebbe indagare per coglierne gli aspetti innovativi e originali, di fatto transitori tra il Dopoguerra ed il boom economico”. “Ero ragazzino e assistevo con curiosità al fermento di quella prodigiosa temperie che Cenzino inevitabilmente trasferiva in casa; devo a lui perciò la mia esposizione pubblica, l’indole e la passione per il progetto non scritto di crescita della comunità”.

























